io non sono d'accordo con Carlos. Cioè, lecite le opinioni diverse dalla mia, ma io la vedo in un altro modo.
Penso che oggi nei teatri lirici italiani ci siano poche occasioni di produrre dei begli spettacoli wagneriani, per mancanza di soldi (allestire scenicamente Wagner è pesante e i cast wagneriani sono pochi), per carenze musicali nelle orchestre, per carenze musicali nei direttori, per carenze nel pubblico.
La Scala se lo può permettere e deve farlo. Soprattutto in un'ottica di produzione.
Cioè, spiegazione per chi forse non sa come funzionano alcune cose in teatro. Un'opera può essere di nuova produzione o di ripresa. Se faccio una nuova produzione, concepisco uno spettacolo da zero, con nuove scene, nuovi costumi, nuova regia. Se riprendo uno spettacolo, ho già i costumi, le scene, assumerò un regista che monterà lo spettacolo ma che non concepirà nulla di nuovo. Teatri come la Scala hanno decine di ottime produzioni già in repertorio. Molte di queste vengono riprese, soprattutto quando si parla di opere di grande presa sul pubblico, ovvero Verdi, Rossini, Donizetti... una ripresa costa meno di una produzione ma alcune riprese diventano segno del successo di un teatro.
A Sant'Ambrogio si fanno nuove produzioni. E di nuove produzioni di, non so, Otello o Aida o Trovatore io non sento il bisogno. La Scala le ha fatte tutte negli anni scorsi, ed erano più che decenti. Quello che la Scala sta facendo in questi anni, invece, sono nuove produzioni di Wagner, che stanno avendo molto successo. Il Tristan und Isolde è già stato ripreso varie volte, e la Tetralogia di quest'anno è tutta una ripresa. Piuttosto che un altro Rigoletto, io preferisco Lohengrin. Tra l'altro, dovrebbe essere un bellissimo Lohengrin, perché ha probabilmente il miglior cast possibile oggi (o comunque uno dei migliori), e suonare Wagner alle orchestre italiane non può che fare bene.
Ancora di più (e qui non leggete il mio messaggio come una risposta a Carlos, perché non lo è) non mi piace l'atteggiamento di molti milanesi "bene" che vedono nelle scelte di Lissner-Barenboim uno smacco alla città. Il teatro rispecchia la città ma non è di proprietà della città. Milano oggi non è fatta dai milanesi di un tempo, è una città cosmopolita che cerca di svecchiarsi ancora una volta dopo un triste passato recente di inesistenti politiche culturali. La Scala sta affrontando un cambio di pubblico che sta riuscendo, e io sono contento, come Lissner, che ci sia stato successo di pubblico fra i giovani. Non penso che si possa fare, in tal senso, un paragone tra "Lohengrin" e "Carmen", moltissimi miei amici andrebbero a vedere Carmen pagando di tasca loro e non andrebbero a vedere Lohengrin neppure gratis. Se oggi all'anteprima (criticatissima) dell'apertura della Scala si riesce a fare il pienone è anche merito di Lissner.