riccardoM ha scritto:
Se ti diverti cosi' affari tuoi.
Il futuro saranno pianoforti che si autoaccordano tramite sensori su ogni nota.
Ps se a te la tecnologia da da mangiare a me fa pure offrirti da mangiare
Oh allora ??? Ma che è sto tono ? Come ti permetti ? Vedi di darti una regolata !! La mia frase sulla tecnologia non era riferita al fatto che mi credo di essere il padrone del mondo o comunque migliore di qualsiasi altra persona in fatto di tecnologia, era per dire che non sono di certo il tipo che la disdegna, ma che quando vedo che non funziona, non funziona e lo dico apertamente ! Quindi vedi di stare calmino e di rispettare le opinioni di chi la pensa diversamente da te !! Sei liberissimo di pensarla come vuoi e difendere anche strenuamente i tuoi punti di vista ma senza offendere !
Ritornando all'argomento del topic...
Chiama tutti gli accordatori che vuoi e chiedi a loro: www.aiarp.it visto che non ti fidi di quelli che ti hanno già risposto qui, su quel sito ne trovi molti altri. Se dico che quel ragionamento è sbagliato è perché ho ottimi motivi per sostenere questa tesi e puoi confutare e far valere la tua idea in qualsiasi modo ma senza offendere ! Chi ti conosce ?? Chi ti ha dato questa confidenza ?
Io per accordare il mio pianoforte chiamo il mio accordatore di fiducia, ma visto che rispetto la tua opinione ti rinnovo l'invito ad eseguire la tua idea sul tuo di pianoforte se sei convinto che funzioni, cosa vuoi che m'interessi ??
Sergio ha scritto:
Vorrei aggiungere: l'inarmonicità all'interno di un ottava non ha un andamento lineare tale da potere "addestrare" precisamente un accordatore evoluto che sia. Il dispositivo elettronico può dedurre (ma non esattamente) lo spartire dell'ottava.
Che ne pensi Simone?
Ottimo spunto...
Partendo dalla definizione di disarmonicità, ovvero il grado di scostamento degli armonici reali dagli armonici ideali della serie armonica, si desume che tanto più una corda è poco elastica (rigida), spessa e corta, tanto più la disarmonicità sarà grande e quindi tanto più i parziali reali si scosteranno dagli armonici ideali.
Le corde sono fatte di acciaio armonico ed il loro spessore è frutto di diversi passaggi in un macchinario che ad ogni passaggio diminuisce la loro sezione.
La cordiera viene opportunamente calcolata sfruttando la seguente relazione:

dalla quale svolgendo semplici sostituzioni otteniamo:

Qui non si tiene conto del comportamento dell'allungamento delle corde, del fatto che le corde dei bassi siano rivestite in rame, della non omogeneità della sezione specialmente nei bassi dove la filatura non è omogenea, delle vibrazioni di torsione, delle vibrazioni longitudinali, del transitorio di estinzione e delle vibrazioni di rotazione; si finisce dunque per complicare talmente tanto quella semplice relazione che l'uso del computer per il calcolo di una cordiera completa diventa praticamente necessario.
Tutte queste variabili insieme ad altre teoriche determinano la disarmonicità. Per teoriche intendo già solo il fatto che la corda reale non abbia una sezione che sia nell’ordine di un
ed una lunghezza
.
Ecco dunque che possiamo dire che ogni corda possiede una sua disarmonicità che è diversa da un’altra qualsiasi del pianoforte. La trazione ma in particolare l’accordatura fa sì che la corda sottoposta a tiraggio si assottigli. Assottigliandosi vengono modificate le variabili citate poco sopra: vibrazioni di torsione, di rotazione ecc. ecc. dunque cambia anche la disarmonicità e la trazione necessaria per portarla a frequenza secondo le formule sopra riportate. Tali variabili poi non sono lineari per tutte le corde, perché ogni corda ha la propria lunghezza e sezione dunque ognuna risponde in modo diverso al cambio di trazione. I costruttori di pianoforti cercano comunque di compensare questi problemi con diverse sezioni e lunghezze di corde non lineari. Tornando all'accordatura, in particolare notiamo che se la sezione (d) della corda si fa più piccola, essendo f inversamente proporzionale a d la frequenza aumenta; dunque per ristabilire la frequenza iniziale la trazione, che è invece direttamente proporzionale alla frequenza, deve essere minore. In sostanza all’assottigliamento della corda la stessa frequenza si ottiene dando un carico di trazione minore (meno kg). Quest’operazione è limitata dal limite di rottura ovvero quel limite identificato dall’intersezione dei grafici di assottigliamento vs. tempo e trazione vs. tempo. Il punto di incontro dei due grafici rappresenta il limite di rottura. Per estremizzare è molto più facile rompere una corda degli acuti poiché ha una trazione maggiore ed è più sottile.
Vi mostro ora il grafico che rappresenta la misurazione effettuata sulla correzione reale e quella effettuata da un software il quale calcola una curva chiamata Railsback dal suo inventore (curva di Disarmonicità media).

La linea frastagliata rossa rappresenta la correzione reale effettuata in base alla disarmonicità di ogni singola nota, che risulta essere BEN DIVERSA, dalla curva del valor medio di Railsback.
Ora vi mostro la curva di correzione di un software di cui per ovvi motivi non faccio il nome per l'accordatura dei pianoforti e ci tengo a precisare che tutti gli accordatori elettronici si basano su questo principio, quindi ne ho preso uno a caso, in quanto non permettono il calcolo della disarmonicità di ogni nota, ma effettuano la media basata su calcoli di disarmonicità di ottava in ottava tralasciando quasi completamente il calcolo degli acuti in quanto contengono meno parziali.

Come potete vedere il grafico assomiglia più al Railsback, proprio perché effettua una stima media di disarmonicità.
Vi dirò i risultati non sono neanche male e la spartizione dell'ottava centrale è buona, ma c'è una motivazione del perché la spartizione della centrale è buona, che è la stessa del perché si parte ad accordare dal centro anche ad orecchio. Al centro la disarmonicità è molto bassa (lo vedete dai grafici, in particolare dal primo che risulta essere più chiaro con la tastiera in basso, dove al centro la correzione della disarmonicità è vicina allo zero) di conseguenza è molto semplice sia per l'accordatore che per lo strumento elettronico stabilire i giusti rapporti, per questo si parte accordando il la 440Hz, perché statisticamente è la corda avente meno disarmonicità. Il problema si crea quando si scende e si sale. Salendo i suoni diventano man mano crescenti ed ai bassi decrescenti. L'accordatore riporta ad orecchio i giusti rapporti armonici basandosi sui battimenti che vengono a generarsi con la fondamentale di una nota ed i parziali della seconda (quale parziale dipende dal rapporto armonico che abbiamo scelto) e non si preoccupa minimamente di quale sia la disarmonicità della corda che sta andando ad accordare, perché l'orecchio tiene conto dei rapporti armonici non della disarmonicità quindi una volta stabilito il giusto numero di battimenti, quell'accordatura tiene già conto della disarmonicità, ecco perché si dice che in termine di accordatura l'orecchio umano sia molto ma molto rigoroso. Il software al contrario deve sempre attenersi a regole matematiche, quindi prende la frequenza teorica per quella nota, la corregge riportando il valore intercettato sul grafico di disarmonicità di quella nota e segnala se la nota è calante o crescente. Vedete però nel primo grafico che questo è un approccio che non è sempre valido, perché ogni corda ha un coefficiente di disarmonicità diverso.
Ecco il perché questi software tutto sommato non producono risultati scadenti, ma nulla hanno a che vedere con le accordature ad orecchio.
Ora per tornare al tema iniziale fatta chiarezza su questi argomenti. Registrare una frequenza ed usare un accordatore elettronico per riportare la stessa frequenza è una cosa che non funziona, perché abbiamo detto che ad ogni accordatura vengono modificate delle variabili fisiche che determinano la disarmonicità e dunque viene modificata la disarmonicità. Questo significa che riportando le stesse frequenze delle scorse accordature i rapporti armonici non saranno certamente rispettati. Sarà di certo un'accordatura dignitosa, tralasciando tutte le complicazioni derivanti dal corretto utilizzo della chiave, stabilizzazione delle caviglie ecc. ecc, ma non ESATTA come quella fatta ad orecchio.