Ho cominciato a studiare Bach. Volevo chiedere agli esperti lumi in relazione all'uso del pedale nel preludio in oggetto.
Nel caso, se bisogna cambiare ad ogni battuta oppure sulle due minime di ogni battuta.
Ad orecchio, mi sembrano entrambe scelte "gradevoli". Ma utilizzo un digitale per cui la percezione potrebbe essere un pò alterata rispetto a quella ottenibile con un acustico.
Ps. questo brano mi sembra un capolavoro nella sua semplicità e musicalità. E, credo, molto istruttivo anche in termini di tecnica pianistica.
Io non credo che sia il caso di usare pedale ...almeno ora che inizi a studiarlo. E' vero che vediamo alcuni grandi pianisti usarlo su Bach, ma è cosa da esperti e molto discussa. Recentemente ho ascoltato e visto Andras Schiff usarlo sull'integrale delle suites francesi. Sono comunque pezzi meno polifonici dei preludi e fughe. Devo dire che l'ho trovato molto sapiente e piacevole. E' stato molto discusso.
L'eterna discussione: "se Bach, Scarlatti ecc. avessero gli strumenti e l'orecchio di oggi, userebbero il pedale?" oppure " Nel suonare il nostro strumento di oggi dobbiamo cercare le sonorità storiche" Forse secondo me ...una diatriba inutile. Nessuno può immaginare quale era il vero "suono interiore" di questi Grandi. Sono comparsi in quell'Epoca, forse perché dovevano produrre quel suono in quell'Epoca...o forse no. Però dobbiamo mettere dei limiti armonici, polifonici e di "gusto". Sentire Glenn Gould suonare la sarabanda della prima suite francese pedalizzata è incantevole, ma forse potrebbe non funzionare sulle fughe. Bene per il Concerto Italiano e per le Goldberg.
Allora...forse per ora...evitare...tanto più che il pezzo in questione non lo richiede.