«Bach ti apre una prospettiva sull'universo. Dopo averlo conosciuto, la gente sente che, dopo tutto, la vita ha un significato».
Helmut Walcha
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Messaggio iniziale di Organista94
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Organista94
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«Bach ti apre una prospettiva sull'universo. Dopo averlo conosciuto, la gente sente che, dopo tutto, la vita ha un significato».
Helmut Walcha
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Sono certo che ascoltare la musica di Bach sia tutto questo.Aggiungerei inoltre che, se Dio esistesse, Bach sarebbe il suo portavoce in musica e canto.
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...alle mie orecchie è come se parlasse con estrema chiarezza esprimendo grandi idee tutte contemporaneamente. Impossibile da fare a voce...lui con la sua musica ci riesce a meraviglia.
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Organista94 ha scritto:
«Bach ti apre una prospettiva sull'universo. Dopo averlo conosciuto, la gente sente che, dopo tutto, la vita ha un significato».
Helmut Walcha
posso confermare 🙂
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Se non ci fosse JS Bach, che Dio sarebbe?
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Beh!!, cavolo...Bach è Bach. Semplice cellula ,complesso scenario; proprio come la natura stessa delle cose.
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Io non ho le competenze e la cultura per potermi esprimere in merito però devo dire che gli incastri tematici di Bach mi fanno pensare alla più perfetta delle architetture e per analogia il nostro universo è una perfetta architettura.
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Concordo pienamente...bella l'espressione...INCASTRI...in fin dei conti la musica di bach è "costruttiva" per eccellenza.
Bach mi ha salvato molte volte quando brancolavo nel buio; sia nella musica che nella vita.
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Wow che bella similitudine!!
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Ho pensato molto se intervenire o meno su questa affermazione. perché mi dispiace sempre fare da guastafeste.
Helmut Walcha è stato un grande organista ed è dunque assai normale che lui abbia detto questo. Non avrebbe certamente potuto dirlo per un altro compositore.
Sia ben chiaro se al posto di Bach ci fosse stato un altro compositore il mio pensiero sarebbe lo stesso: frasi di questo genere non vogliono - non possono ancor meglio - che esprimere il nostro personale entusiasmo verso quel compositore - pittore, scultore, scrittore, filosofo, poeta ... - che sentiamo più affine ma la cosa finisce lì.
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Boesendorfer ha scritto:
Se non ci fosse JS Bach, che Dio sarebbe?
ok, ma anche . . . se non ci fosse l'Uomo che Dio sarebbe?
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LucaCavaliere ha scritto:
ok, ma anche . . . se non ci fosse l'Uomo che Dio sarebbe?
Questa constatazione - oggi forse inevitabile - di sicuro non sarebbe piaciuta a Bach ("umile servo..."). Non è forse paradossale che la sua musica sia apprezzata anche - e forse soprattutto - da agnostici, da atei convinti, da chi non si sente toccato dai temi della fede? Come possono costoro pretendere di capire - e sto parlando di linguaggio musicale - quando manca il presupposto di base, ciò che da significato, in ultima analisi, alla musica, come ad ogni altra azione dell'uomo? E di certo questo discorso vale per la Messa come per il Concerto, per il Corale come per la Suite: difficile immaginare in tale prospettiva - sto sempre parlando di linguaggio musicale - una distinzione tra musica sacra e musica profana. Da questo punto di vista credo - senza poterne fare una convinzione - che tutta la razionalità, la logicità e la scientificità e l'esattezza della musica di Bach sarebbe da lui stesso rifiutata come perfettamente insensata, non trovando una chiave di lettura più ampia - e anche più umana - nella fede. Per lui credo non potrebbe essere stato altrimenti: e in fondo anche da questo viene la pienezza di senso che risuona in ogni sua nota. E per lo stesso motivo pensando alla sua opera per organo, che probabilmente rappresenta il cuore di tutto questo discorso (assieme alle Cantate), e da questa prospettiva con uno sguardo su tutto il suo immenso universo, non è difficile intuire per quali motivi di intensità, estensione, profondità, l'umile organista (anche se agnostico o magari ateo) trovi un senso nel caos della vita.
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Cos'è una 'chiave'?... uno strumento per aprire.
Una chiave di lettura è uno strumento per "aprire" la lettura - il senso - di qualcosa in cui istintivamente si avverte che un senso ci sia anche se .
si fatica a definirlo.
Di certo Bach avrebbe rifiutato, come tu dici, «la razionalità, la logicità e la scientificità e l'esattezza» senza la «chiave di lettura più ampia nella fede».
Ma oggi mutate prospettive - meno clericali - hanno portato miglioni di estimatori della sua musica a ribaltare i ruoli di "chiave" e "scrigno":
non è più la grande opera d'Arte ad aver bisogno della chiave della fede per dirsi sensata. Ma, proprio all'opposto, è «la razionalità, la logicità e la scientificità e l'esattezza della musica di Bach» ad essere LA chiave talmente "efficace" da far trovare con «intensità, estensione, profondità» un Senso nel caos della vita.
Questo sia all'umile organista che ha detto quella frase, sia a molti umili ascoltatori della sua musica (io, posso confermare).
E dunque in tale prospettiva - rovesciata - non mi sembra paradossale l'apprezzamento della sua Arte da parte di agnostici e atei convinti.
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LucaCavaliere ha scritto:
non è più la grande opera d'Arte ad aver bisogno della chiave della fede per dirsi sensata.
Hai ragione. Ma una cosa devo aggiungere: tornando di continuo alla musica di Bach, «la razionalità, la logicità e la scientificità e l'esattezza», pure presenze innegabili, mi sembrano sempre più arretrare di fronte a una qualche qualità infinitamente meno predicibile e ordinariamente definibile. Sempre più mi sembrano imporsi qualità come l'intuito: un istinto quasi feroce, di sicuro frutto di una costanza incrollabile e di una cosa che potrei definire come «consuetudine con sé stesso», con il proprio sé sonoro, con l'immagine sonora di sé, in ugual misura pre-razionale e post-razionale. Se decisive fossero solo «la razionalità, la logicità e la scientificità e l'esattezza», Bach non arriverebbe così infallibilmente (e pure senza volontà universalistiche): per questo credo che gli aspetti veramente rilevanti e significativi debbano essere semplici e debbano trovarsi sulla superficie (e contemporaneamente nella profondità, certo: ma devono per forza manifestarsi in superficie, in modo diretto, immediato - e il fatto di non saperli nominare, né tanto meno individuare, potrebbe perfino inquietarci).