carletto ha scritto:
Quante sono le Variazioni Goldberg? Delle Goldberg Variations, le varie edizioni in commercio, che ho potuto trovare su Internet (es.CdUniverse), presentano 32 tracce, comprensive dell'Aria iniziale e di quella finale, ma ho sentito parlare del fatto che, in realtà, le variazioni esistenti siano circa 44.
Non ho mai sentito dell'esistenza di 44 variazioni, né credo proprio esistano documenti in proposito. Tu dove ne hai «sentito parlare»?
carletto ha scritto:
Una questione collegata: ho sentito dire che la versione di Glenn Gould del 1982 (che contiene 32 tracce anch'essa) è differente come
durata ripetto alla precedente registrazione dello stesso pianista; come mai c'è questa differenza fra le due versioni? Quali sono le eventuali altre differenze fra le due registrazioni?
Un'ultima cosa: quali sono le particolarità dell'edizione Sony del 1982 di Glenn Gould, in merito al pianoforte (mi sembra che avessero a che fare con la tecnologia digitale...)?
Discorso molto complesso, in realtà. Per prima cosa, nell'incisione del 1955 (non 1959 come ha scritto Marebù) Gould non eseguì nessun ritornello, mentre nell'incisione del 1981 (non 1982, nel 1982 è uscita) ne esegue alcuni (non tutti). Questo già di per sé falsa la durata delle due registrazioni. Alcune delle variazioni sono, nell'incisione del 1981, più lente, ma altre no e ce n'è qualcuna addirittura più rapida (la 5. e la 26. sono esattamente uguali e la 25. nell'incisione del 1981 dura addirittura 26" di meno).
Se ci si ferma alla velocità dei singoli brani, però, non si coglie il vero senso della novità della seconda incisione rispetto alla prima, che sta nell'individuazione da parte di Gould di una relazione di tactus che lega tutte le variazioni tra loro in maniera molto stretta, perché le lega all'Aria, cui altrimenti sarebbero legate solo dal basso d'armonia comune, ma non da nessuna comunanza tematica. Ecco perché non ha molto significato osservare solo la durata né del ciclo né delle singole variazioni, perché le differenze di tempo sono conseguenza di un progetto musicale più organico.
Quanto alla tecnologia digitale, certo, l'incisione del 1981 è digitale, mentre non lo poteva certo essere quella del 1955 e il pianoforte che Gould usò nel 1981 fu, per la prima volta da quando aveva iniziato ad incidere dischi, uno Yamaha, lo stesso che userà per l'incisione delle ultime sei sonate di Haydn.
Il commento sarcastico di Marebù mi dà l'occasione per dire un'altra cosa (oltre al fatto che quel commento è privo di fondamento, logicamente). Le Goldberg del 1981 sono da sempre considerate il «testamento musicale» di Gould, ma così non è, né così le considerava lui stesso, che invece in quel periodo, nonostante avesse dichiarato che a cinquant'anni avrebbe smesso di suonare il pianoforte, aveva iniziato a ripensare alcuni brani del suo repertorio ed aveva in progetto di incidere molto altro. Dopo le Goldberg reincise il Concerto Italiano, incise il disco con le Ballate op. 10 e le Rapsodie op. 79 di Brahms, completò il disco con la Sonata op. 5 e i Cinque Pezzi op. 3 di Strauss e aveva in animo di incidere nuovamente il Clavicembalo ben temperato, di ultimare le Sonate di Beethoven e molte altre cose. Non era per nulla stanco di essere Glenn Gould. Ma non è riuscito ad esserlo ancora per molto. Purtroppo.