Jakob Ludwig Felix Mendelssohn Bartholdy è stato sicuramente il più grande musicista di tutti i tempi, con un talento innato di cui nessuno ha mai potuto fregiarsi, nemmeno Mozart.
Come Mozart, sapeva fare di tutto, non solo in musica, ma anche, per esempio in pittura (ha realizzato alcuni acquerelli di assoluto rilievo). Eccone qui uno.

Purtroppo, nella sua maturità non mantenne le promesse creative della sua adolescenza, in quanto lo limitarono enormemente le caratteristiche dell'ambiente dal quale proveniva.
Mendelssohn era infatti nato ad Amburgo da un'aristocratica famiglia di origine ebraica, padre banchiere, madre membro della notevole famiglia Itzig, nipote del filosofo Moses. La famiglia, una vera potenza economica ebraica (la banca dei Mendelssohn ebbe un ruolo di rilievo nel rompere il blocco continentale di Napoleone), aveva rinunciato alla religione ebraica per abbracciare quella luterana e aveva aggiunto, su suggerimento del nonno materno che aveva fatto lo stesso, il cognome Bartholdy, aderendo entusiasticamente al modello culturale della borghesia dominante tedesca.
Come potrete facilmente intuire, tale borghesia era di un conservatorismo spinto agli eccessi e, nonostante il fertile ed effervescente tessuto musicale e culturale in cui Felix era nato, le caratteristiche di fondo dell'educazione ricevuta non tardarono a imporsi, complice anche un carattere troppo remissivo di Felix alle logiche familiari.
Questa situazione ci ha privato, io credo, di molta bellissima musica, perché le ali della creatività di Felix furono tarpate irrimediabilmente dal conservatorismo (creare è innovare, diverso da perfezionare) e, quindi oggi ci rimangono solo opere di grande perfezione formale, ma con molte ispirazioni represse.
Non a caso, Mendelssohn fu sempre diffidente degli sviluppi musicali innovativi intrapresi dai suoi contemporanei. Mica ha detto peste solo di Chopin, ma anche di Berlioz, Liszt e Meyerbeer, con i quali pur ebbe dei (tiepidi) rapporti di amicizia. Non è un caso che, fra i musicisti, rimanesse in ottimi rapporti solo con Ignaz Moscheles, che apparteneva alla generazione precedente ed era altrettanto conservatore.
Ma non credo che si trattasse di invidia (tanto per essere chiari, ad esempio, le capacità pianistiche di Felix furono di gran lunga superiori a quelle di qualunque suo contemporaneo!), quanto di lotta politica e ideologica spinta alle estreme conseguenze.
Piuttosto, non crediate che fosse il solo a usare tali parole! Sempre per rimanere in argomento, mentre Mendelssohn parla bene della Sand - cosa che appare stranissima, tenendo conto del carattere ribelle e della rivolta della Sand ai costumi dell'alta borghesia cui entrambi appartenevano (ciò che mette in luce un lato irrisolto di Felix!) - Baudelaire parla della Sand come di una stupida lagnosa, le cui idee hanno la profondità e la delicatezza dello spazzino e porta a riprova dell'abisso morale degli uomini il fatto che essi si innamorino di una tale mignotta!
Felix (così Baudelaire) ignorava che esiste una cosa, detta Storia, che fa giustizia delle idee e rimette le cose (quasi tutte) al loro posto sullo scaffale.
Peccato, perché, da quello che si intravvede di Mendelssohn quando ancora era un ragazzino che cercava la sua strada, ci siamo persi un angelo!
Ciao