Ora, non entro nel merito dell'esecuzione e di Dudamel: voglio solo evidenziare che oggi, con tutti i mezzi di informazione e conoscenza che abbiamo, pensare alla "musica classica" come al solito tritume ottoocentesco - con un po' di Mozart, Haydn e Bach di contorno - qualche opera italiana (sempre ottocentesca) per dessert che si alterna magari ad un concerto di Ravel - è davvero mortificante.
Questa gente come Dudamel, che sta lì a prender parte ad eventi che non hanno alcun senso culturale, mi chiedo quale piacere provi a fare il proprio mestiere.
Tu guarda solo il risultato di queste operazioni: centinaia di migliaia di visualizzazioni e commenti come "Beethoven is God, Rossini is Jesus..." oppure "...and Roger Waters is "The Holy Spirit"
😵
C
Carlos
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Risposta 2 di Carlos
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Dudamel, lui stesso, è un prodotto del villaggio globale. Io non mi stupisco più di certe cose...
Ma dategli una camomilla!!! 😃 :D 😃
D
Dante
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Risposta 3 di Dante
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Carlos ha scritto:
Dudamel, lui stesso, è un prodotto del villaggio globale. Io non mi stupisco più di certe cose...
Qualche giorno fa sentivo Uto ughi a rai 3 che osservava come, a differenza che in passato, oggi l'esecutore sta davanti e non dietro il compositore.
L'esecutore, oggi, è molto più importante della musica che suona. Ogni produzione "classica" è costruita attorno all'ultimo virtuoso di turno che poi, il più delle volte, "piega" il brano alla smania di dare un'interpretazione per forza diversa da quelle (magari eccellenti e filologicamente corrette) che si sono già sentite in passato (tanto per fare un esempio questa è l'impressione che mi fanno i concerti di Bach registrati da Rahmin con Chailly).
E' sempre la solita banale vertià: quello che non si vende non esiste, e per vendere bisogna costruire dei "miti" (commerciali)...