Purtroppo le cose non sono cosi' semplici come pare!
Prima di avventurarci nelle cose difficili, facciamo un poco di discorsi semplici (!!!!).
Cosa significa improvvisare ?
Significa risolvere un problema con quello che si ha a disposizione?
Significa fare cose che appaiono originali in pochissimo tempo?
Significa creare forme/strutture/risposte/teorie che nessuno ha mai prima immaginato?
In effetti, nessuno ha ancora capito bene che significhi improvvisare, ma nemmeno comporre (e, io dico, nemmeno eseguire!).
Quindi, credo che il discorso che potremmo fare al riguardo rischia di non condurre da nessuna parte, perche' ognuno di noi da' alle stesse parole significati diversi.
Passando a un piano ancora piu' difficile e intricato, ricordiamoci che noi ci muoviamo secondo schemi concettuali che sono largamente frutto di una cultura razionalistica e deterministica. Essa, da un lato, ha rappresentato il piu' sensibile vantaggio dei paesi occidentali nella lotta economica ma, dall'altro, e' anche responsabile dell'appiattimento culturale, ove non sia opportunamente mitigato da sensibilita' e attenzione alle diversita'.
Ad esempio, noi diciamo che la musica occidentale scritto e' musica colta. Forse che l'altra e' incolta?
Ancora, definiamo popolare la musica di un certo tipo, basandoci sulla apparente semplicita' (ritmica, armonica, melodica) della stessa. Purtroppo, nel fare questo, ignoriamo del tutto il valore enorme di trasmissione culturale che la stessa ha avuto e un bel poco di altre cose; inoltre assumiano, diciamolo pure, un atteggiamento un poco (?) snob.
Questo mio richiamo non e' casuale.
Ad esempio, PianoScholar sostiene che non e' attratto dal Jazz (puo' farlo benissimo, perche' e' una questione di gusto) "anche perchè la si riconosce subito ha quel sapore particolare inconfondibile" (questo non puo' farmelo! Se adotto questo criterio debbo buttare via Mozart, Chopin, Bach,etc....., "perchè la si riconosce subito ha quel sapore particolare inconfondibile"!) .
In effetti, anche l'improvvisazione ha delle regole o schemi, a seconda dei generi piu' o meno nascosti; comunque, le migliori improvvisazioni cercano di non usare che pochi schemi, molto semplici, ma con una grande capacita', con pochi utilizzi o iterazioni, di "atterrare in un mondo nuovo".
Questo mondo puo' essere ritmico, melodico o anche di tipo completamente diverso, come ad esempio avviene nella musica indostana.
Alla fine, improvvisare puo' non essere diverso dal comporre, anche se noi diamo al termine composizione un significato tipicamente "moderno".
Non a caso Camy86 ricorda che l'improvvisazione che "tutti" eseguiamo continuamente e' nella costruzione del linguaggio, per comunicare concetti.
Qualcuno li scrive e sono belli e sono poesie o spartiti musicali. Qualcuno li legge/esegue e sono interpretazioni.
Per tornare infine alla domanda iniziale, io credo che il Jazz sia poco praticato perche' farlo bene e' difficile (come eseguire bene musica classica, forse anche di piu') e, se non mi credete, provate un poco a mettere mano al libro di Oscar Peterson.
Ma e' sopratutto difficile perche', a differenza dell'interpretazione, la dimensione dell'improvvisazione (di qualita'!) e' piu' sottile e impercettibile di quella interpretativa, in quanto piu' vicina alla creativita' e piu' distante dalla introspezione.
Infine, vi consiglio una gradevole lettura :
Carlo Serra, Sull'improvvisazione http://users.unimi.i...m1/dm1impcs.htm