Un articolo sulla comunicazione musicale dall'interprete al pubblico.
http://www.ilcorrieremusicale.it/2012/10/31/concertista-e-comunicatore-un-nuovo-ruolo-sociale/
Potrebbe nascere una bella discussione...
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Moderatore
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Un articolo sulla comunicazione musicale dall'interprete al pubblico.
http://www.ilcorrieremusicale.it/2012/10/31/concertista-e-comunicatore-un-nuovo-ruolo-sociale/
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Membro
Grazie della segnalazione Frank.
Davvero uno sguardo di ottimismo e di apertura al nuovo quello di Prosseda. L'esempio di Piano City non mi pare molto calzante: è pur sempre il recital inventato da Liszt, solamente spostato dalla sala da concerto in abitazioni private e luoghi più intimi (ma questo non si faceva già anche prima del gran recital pianistico lisztiano!?). Alla fin fine non è che si instauri una dinamica differente: l'appassionato di musica invece di recarsi alla Sala Verdi del Conservatorio, decide di recarsi nel salotto del signor tal dei tali. Ma questa è una cosa da niente.
La cosa importante - e su cui sono d'accordo - è la proposta di Prosseda di spostare la musica in luoghi insoliti dove non si va per ascoltare musica. Ciò che mi sconvolge (in bene!) del suo ottimismo, è che la musica dovrebbe venire «somministrata» non come sottofondo ma, benchè per pochi minuti, accolta da silenzio e concentrazione. Come sarebbe bello!... Però mi vien da dire «Tanti auguri» (sinceri, ma scettici) a chi voglia tentare davvero un simile esperimento.
Alla fine - anzi: in principio, e Prosseda lo dice - si tratterebbe di educare le persone a una cosa vecchia come il mondo: un silenzio accogliente. Quel silenzio di cui devo essere capace sia di fronte a un brano musicale come anche ad una persona che mi sta parlando.
A mio parere è nelle scuole che stiamo sprecando le carte migliori.
Prosseda le nomina per prime, sì, ma un po' troppo confuse con luoghi pubblici, centri commerciali, abitazioni private... quasi fossero, come questi altri, un luogo "qualsiasi", un luogo "insolito". Invece è nelle scuole, nella "banalissima" ora di musica (due alla settimana) che si spreca l'occasione migliore per suscitare nei giovani sensibilità all'ascolto e silenzio partecipe: in una parola Educazione musicale. Invece l'ora di musica, anzichè essere educazione musicale, per la mia esperienza, oggi si perde dietro a nozioni di acustica (frequenze, timbri, onde sonore), classificazione e principi funzionanli degli strumenti musicali, maneggiamento di un flauto dolce... Tutte cose con una loro ragione, ma che a mio parere come priorità vengono dopo l'esperienza dell'ascolto di un brano musicale.
Purtroppo capisco anche gli insegnanti di musica che devono combattere la battaglia per ottenere il silenzio. Oggi come oggi non è affatto facile.
Membro
P.S.
La battaglia (brutta parola) sarebbe meno dura per gli insegnanti se anche in molte più famiglie si educasse al valore del silenzio e dell'ascolto.
Ora vogliamo spostare il "fronte" al centro commerciale?... Mah.... Forse può servire...