Tecnica Vocale

Correlazione tra registro vocale e possibilità dinamica

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Risposta 21 di thallo

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come si accennava anche parlando del Fidelio, Beethoven scrive per voci come se scrivesse per strumenti. Questo è possibile e può pure portare a dei capolavori, ma è molto più facile cantare il Requiem di Verdi che cantare la Nona di Beethoven... il Requiem di Verdi non è "facile", è più facile da cantare, cioè è un pezzo scritto bene per le voci.

Ma questo discorso è possibile farlo anche scollegandolo dal discorso sui registri...

In questi giorni sto cantando tanta polifonia antica. E, non so se lo sapete, ma nella polifonia antica i nostri concetti di registri (bassi, baritoni, tenori, alti etc...) si perdono molto. Le chiavi antiche non indicano dei "tipi" vocali ma delle estensioni. Ancora di più, era molto comune che i cori fossero fatti solo da uomini, ragione per cui non dovremmo considerare la parte di contralto come parte per donne ma come parte per tenori acuti-contraltini o per controtenori o per voci bianche contralto, e la stessa cosa per i soprani. Tutti i nostri discorsi sul passaggio, sulla fisiologia della voce collegata alle dinamiche sarebbero insensati in una prassi esecutiva storicamente informata. E quindi non ci giustificano gli stilemi compositivi (cioè, i compositori del tempo non scrivevano conoscendo le cose che conosciamo noi oggi, ragionavano in modo diverso).

Aggiungiamo anche che i segni dinamici non venivano scritti...

Nonostante questo, la polifonia antica "suona" in modo impressionante. E' sempre comoda, anche quando è scritta o trascritta in modo strano. E tutto questo perché usa l'armonia e il moto delle parti in modo perfetto. Le dissonanze sono sempre sostenute da note lunghe, che funzionano naturalmente da rinforzi dinamici; le frasi melodiche complesse sono anch'esse sostenute da armonie ben definite; le consonanze durano molto, dando un senso di scarico, di sollievo; i fraseggi seguono la frase del testo, non solo quella musicale, e quindi non abbiamo solo momenti armonici importanti sugli accenti tonici della parola ma anche su un accento tonico principale dell'intera frase.

Ecco, questa è una cosa che mi sentirei di scrivere nel marmo: dagli antichi polifonisti si impara che il fraseggio lo scrive IL COMPOSITORE. Non è un'invenzione o una scoperta dell'interprete. E un pezzo scritto bene non permette all'interprete di sbagliare.

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Risposta 22 di LucaCavaliere

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thallo ha scritto:

(...) gli unisoni in fortissimo diventano spesso brutti, sguaiati, a meno che non si ricerchi una sonorità molto particolare.

Scusa Thallo ma (giusto per capire meglio)... «Über Sternen muß er wohnen» (b. 643-646, ff) del finale della Nona, è uno di questi casi?

Se così fosse capisco un po' di più perchè una volta facevo fatica a... gustarmelo (diciamo così)

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Risposta 23 di thallo

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quello è un pezzo complicato, senza dubbio, ma non è un unisono. Tenori e soprani sono in ottava e se non sbaglio bassi e contralti sono in ottava tra di loro e una terza minore sotto gli altri. Rimane un momento un po' insensato, secondo me, preferisco l'accordo dopo...

il momento vocalmente pesantissimo, in tema di unisoni, è prima: "seid umschlungen Milionen diesen Kuss der ganzen Welt", e l'unisono dell'intervento successivo. Sono gravi per i tenori e sono difficilissimi da intonare bene.

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Risposta 24 di Frank

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thallo ha scritto:

Le dissonanze sono sempre sostenute da note lunghe, che funzionano naturalmente da rinforzi dinamici; le frasi melodiche complesse sono anch'esse sostenute da armonie ben definite; le consonanze durano molto, dando un senso di scarico, di sollievo; i fraseggi seguono la frase del testo, non solo quella musicale, e quindi non abbiamo solo momenti armonici importanti sugli accenti tonici della parola ma anche su un accento tonico principale dell'intera frase.

Ecco, questa è una cosa che mi sentirei di scrivere nel marmo: dagli antichi polifonisti si impara che il fraseggio lo scrive IL COMPOSITORE. Non è un'invenzione o una scoperta dell'interprete. E un pezzo scritto bene non permette all'interprete di sbagliare.

Tutti i grandi compositori del passato e i Compositori di oggi con la C maiuscola prestano attenzione esattamente a tutti questi aspetti, non è una prerogativa dei fiamminghi. Io mi sentirei di dire che ci sono compositori che riescono a cogliere gli insegnamenti della tradizione, farli propri e traslarli nella propria estetica (senza risultare anacronistici) e chi vogliono fare i "fighi"... poi il tempo come sempre mette a posto tutte le cose 🙂

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Risposta 25 di RedScharlach

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Credo si possa fare una distinzione fra compositori che scrivono bene per le voci (in particolare per il coro, perché il solista apre un altro discorso) e compositori che non hanno questa "sensibilità". Ovviamente è una generalizzazione un po' brutale, ma forse utile!

Abbiamo detto, fra i compositori realmente "idiomatici" per coro, gli antichi polifonisti, Verdi, e aggiungerei senz'altro Monteverdi (che pure è difficilissimo rendere bene) e anche Mendelssohn, che con il coro è sempre infallibile.

Problemi li abbiamo trovati in Mahler, in Beethoven...

E J.S. Bach? Ovviamente sapeva scrivere per coro... Ma quanto spesso troviamo dei passaggi in cui la voce deve realmente trasformarsi in uno strumento? Penso alle lunghe sequenze di quartine di semicrome nel "Fecit potentiam" del Magnificat. Non sono forse più da violino, o da oboe, che da voce?

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Risposta 26 di Marzapane

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Provo a riallacciarmi un po' al discorso di Frank, se ho capito bene su questi nomi RedShcarlach la storia ha già dato le sue ragioni...anche se in effetti la misica di tutti questi Maestri non presenta le stesse difficoltà di esecuzione. Non so perchè io invece ho immaginato il recente presente ....

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Risposta 27 di thallo

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d'accordo con RedScharlach, anche sui nomi.

Bach ci offre un altro "problema", un problema che meriterebbe di essere affrontato a parte, se non fosse così dannatamente complicato: le figurazioni strumentali per voce. E' vero che Bach scrive per voci come se scrivesse per strumenti. Ed è interessante notare come nella coralità della storia della musica ci sia stata una sorta di evoluzione anche in questo. In poche parole, i cori di Bach e i solisti vocali di Bach suonano come l'orchestra del periodo di Bach e come i solisti strumentali del periodo di Bach.

Questo mi porta a buttare lì una frase ad effetto un po' contorta e un po' semplicistica: Beethoven scriveva male per voci perché la sua orchestra non era un'orchestra "vocale"; di contro, Bach scriveva "bene" (anche se non facile) per voci perché la sua orchestra era ancora un'orchestra "vocale". 

La cosa può anche essere rigirata così: ci sono periodi della storia della musica in cui strumenti e voci si copiano a vicenda e questo "crossover" è fruttuoso. Ma ci sono periodi in cui la differenza è troppa, e allora se non capisci le peculiarità dell'uno o dell'altro mondo musicale, sei fregato.

Elencare le peculiarità della scrittura vocale "che copia" la scrittura strumentale sarebbe lunghissimo e complicatissimo

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Risposta 28 di LucaCavaliere

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thallo ha scritto:

quello è un pezzo complicato, senza dubbio, ma non è un unisono. Tenori e soprani sono in ottava e se non sbaglio bassi e contralti sono in ottava tra di loro e una terza minore sotto gli altri. Rimane un momento un po' insensato, secondo me, preferisco l'accordo dopo...

ok. Ma perchè... 'insensato'?

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Risposta 29 di thallo

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tutta quella sezione lì è normalmente intesa come una sequenza di "enunciazioni" e sviluppi di quelle enunciazioni. 

"Seid umschlungen..." in unisono tra bassi e tenori;

"Seid umschlungen", sviluppo con tutte le voci.

"Brueder ueber'm Sternenzelt" di nuovo in unisono;

"Brueder..." di nuovo con tutte le voci

"Ihr stuerzt nieder..." se non sbaglio non è unisono ma è una condotta omoritmica per tutti.

"ueber Sternen muss er wohnen" citato da te, che è un'altra enunciazione omoritmica;

"ueber Sternen" altro sviluppo che fa una cadenza sospesa per poi sfociare nel fugato.

Di tutta questa struttura, a me le "enunciazioni" sono le parti che piacciono meno. Hanno un che di mistico, probabilmente a loro modo richiamano le intonazioni gregoriane, ma non hanno nulla delle intonazioni gregoriane. A me sembrano precisamente insensate. Ammetto che per me questo aggettivo non ha una connotazione positiva, ma credo che ai beethoveniani convinti possa perfino sembrare interessante. Lì la condotta melodica e armonica si spezza. La cosa potrebbe avere senso se fossero delle vere enunciazioni tematiche. Ma non sono scritte abbastanza bene per poter suonare bene in quel contesto, almeno secondo me. Il primo "seid umschlungen", poi, lo considero uno dei pezzi più brutti della sinfonia. E' segnato sempre forte, è scritto con un ritmo squadrato, su una cellula melodica che non sa di niente

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Risposta 30 di LucaCavaliere

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thallo ha scritto:

Di tutta questa struttura, a me le "enunciazioni" sono le parti che piacciono meno. Hanno un che di mistico, probabilmente a loro modo richiamano le intonazioni gregoriane, ma non hanno nulla delle intonazioni gregoriane. A me sembrano precisamente insensate. Ammetto che per me questo aggettivo non ha una connotazione positiva, ma credo che ai beethoveniani convinti possa perfino sembrare interessante. Lì la condotta melodica e armonica si spezza. La cosa potrebbe avere senso se fossero delle vere enunciazioni tematiche. Ma non sono scritte abbastanza bene per poter suonare bene in quel contesto, almeno secondo me. Il primo "seid umschlungen", poi, lo considero uno dei pezzi più brutti della sinfonia. E' segnato sempre forte, è scritto con un ritmo squadrato, su una cellula melodica che non sa di niente

Ecco perchè da piccolo non mi piaceva e non vedevo l'ora che arrivasse la doppia fuga (forse ero più esigente in fatto di tecnica vocale 🙂 )

effettivamente gli unisoni delle "enunciazioni" maschili non hanno nulla delle intonazioni gregoriane, casomai le richiamano, come dici tu «a loro modo».

Ma sono sensate. E il loro senso sta nella giustapposizione agli "sviluppi". 

Almeno per me: per il senso che avverto in questo momento della sinfonia (e che un tempo non avvertivo).

Ma... rimaniamo in <tecnica vocale, intonazione corale>.

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Risposta 31 di RedScharlach

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thallo ha scritto:

Ammetto che per me questo aggettivo non ha una connotazione positiva, ma credo che ai beethoveniani convinti possa perfino sembrare interessante.

In effetti queste sezioni di declamato sono la parte che preferisco, nell'intera Sinfonia (anche se non posso dire di essere un beethoveniano convinto!). Forse proprio perché sono così eccentriche, forse perché veicolano in modo così diretto e immediato il loro "messaggio all'umanità".

Ma il rapporto di scambio fra voci e strumenti è senz'altro complesso: penso al Presto introduttivo del quarto movimento, dove sono violoncelli e contrabbassi a fare il Recitativo.

Del resto, in Beethoven non sono rari i momenti in cui gli strumenti "parlano": a partire dall'op. 31 n. 2, per giungere fino all'op. 135, passando per l'op. 81a, e senza dimenticare ovviamente l'Arioso dell'op. 110, che è uno dei punti più straordinari della "vocalità" di Beethoven. Certo, si tratta di una vocalità del tutto sui generis!

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