come si accennava anche parlando del Fidelio, Beethoven scrive per voci come se scrivesse per strumenti. Questo è possibile e può pure portare a dei capolavori, ma è molto più facile cantare il Requiem di Verdi che cantare la Nona di Beethoven... il Requiem di Verdi non è "facile", è più facile da cantare, cioè è un pezzo scritto bene per le voci.
Ma questo discorso è possibile farlo anche scollegandolo dal discorso sui registri...
In questi giorni sto cantando tanta polifonia antica. E, non so se lo sapete, ma nella polifonia antica i nostri concetti di registri (bassi, baritoni, tenori, alti etc...) si perdono molto. Le chiavi antiche non indicano dei "tipi" vocali ma delle estensioni. Ancora di più, era molto comune che i cori fossero fatti solo da uomini, ragione per cui non dovremmo considerare la parte di contralto come parte per donne ma come parte per tenori acuti-contraltini o per controtenori o per voci bianche contralto, e la stessa cosa per i soprani. Tutti i nostri discorsi sul passaggio, sulla fisiologia della voce collegata alle dinamiche sarebbero insensati in una prassi esecutiva storicamente informata. E quindi non ci giustificano gli stilemi compositivi (cioè, i compositori del tempo non scrivevano conoscendo le cose che conosciamo noi oggi, ragionavano in modo diverso).
Aggiungiamo anche che i segni dinamici non venivano scritti...
Nonostante questo, la polifonia antica "suona" in modo impressionante. E' sempre comoda, anche quando è scritta o trascritta in modo strano. E tutto questo perché usa l'armonia e il moto delle parti in modo perfetto. Le dissonanze sono sempre sostenute da note lunghe, che funzionano naturalmente da rinforzi dinamici; le frasi melodiche complesse sono anch'esse sostenute da armonie ben definite; le consonanze durano molto, dando un senso di scarico, di sollievo; i fraseggi seguono la frase del testo, non solo quella musicale, e quindi non abbiamo solo momenti armonici importanti sugli accenti tonici della parola ma anche su un accento tonico principale dell'intera frase.
Ecco, questa è una cosa che mi sentirei di scrivere nel marmo: dagli antichi polifonisti si impara che il fraseggio lo scrive IL COMPOSITORE. Non è un'invenzione o una scoperta dell'interprete. E un pezzo scritto bene non permette all'interprete di sbagliare.