Spesso fate domande molto ampie, alle quali è difficile dare una risposta se non si vede e si ascolta. Provero' a rispondere secondo la mia opinione.
Mi dici che suoni brani difficili con successo e anche , per esempio, successioni di ottave, ottave spezzate ecc..Bene!
Io, personalmente, credo che la posizione delle dita e della mano dovrebbe assumere una configurazione naturale, senza costringersi ad osservare regole costrittive o ad osservare altre mani che hanno altre configurazioni. Rubinstein aveva un 5° dito robusto e lungo , beato lui, e non aveva affatto bisogno di pensare di aiutarlo mentalmente. E' infatti opinione dei grandi insegnanti, non solo mia, che quando raggiungiamo una certa padronanza, specie nella uguaglianza e nella robustezza delle dita, in realtà abbiamo imparato ad aiutare, a "compensare" anche con l'aiuto dei grandi muscoli, le dita fisionomicamente più deboli. Questo anche assumendo posizioni naturalmente particolari. Sandor, nel suo libro, suggerisce di assecondare per es. un quinto dito corto ruotando di poco la mano per renderlo parallelo alla tastiera. Tutte osservazioni e constatazioni più o meno teoriche, che, però, non devono diventare assolutamente una "paranoia", come tu dici.
La mia insegnante, allieva di Carlo Zecchi , di Alfredo Casella e prima ancora del grande Francesco Bajardi, sosteneva, con molta convinzione che bisogna ascoltare il suono, specie nel cantabile, anche, come sosteneva Rubinstein con esempi fisici, gravitando con grande peso sulle dita e "cavare" un bel suono "pieno e sincero". Se ascoltiamo ed osserviamo questo grande pianista, ci accorgiamo che anche il suo "piano" è corposo e quasi forte, almeno solo con la destra. Casella stesso nel suo libro "il pianoforte" afferma che non si può suonare "legato" se non con una certa forza. Tutto ciò vorrebbe affermare che deve sempre esistere sulla tastiera, nota dopo nota, un giusto rapporto tra intensità e durata del suono. E' la cosa più difficile che dobbiamo ottenere sul nostro strumento: il "legato cantabile". Ascoltando e cercando il giusto suono, la mano assumerà una certa posizione ( non certo fuori da una corretta impostazione di "impianto") che sarà quella giusta. Lo so che sembra un percorso a rovescio, ma, altra frase appartenuta al Bajardi, la mano ( intesa in senso lato, come apparato muscolare complesso) deve essere un mezzo e non un fine.
Quindi dopo queste troppe parole, mi permetto di esortarti ed incoraggiarti ad abbandonare questi infondati timori, che potrebbero proprio focalizzare la tua attenzione, anche durante l'esecuzione, sulla posizione "corretta" o "scorretta" della tua mano ed invertire il percorso. Abbiamo altro a cui pensare, mentre suoniamo. Quindi : non "mano corretta posizione=giusto suono" MA "giusto suono=mano corretta posizione".
In ultimo, osserva La Grande Marta Argerich come tratta la sua mano, con quale naturalezza..e lo faceva anche da giovane già virtuosissima pianista! Osserva anche , in un ultimo video delle ballate di Brahms, il grande Michelangeli.
Buona Musica