Ho una curiosità, da un po' di tempo: nelle esecuzioni per due pianoforti (nel repertorio classico), si usano di regola due strumenti quanto più simili o, invece, dalle caratteristiche timbriche diverse fra loro?
L
Lucas
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Risposta 2 di Lucas
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Caratteristiche timbriche in che senso...marche?
Lo chiedo perchè secondo me comanda la disponibilità del teatro 😉
Non mi ero mai posto il problema, facendo un parallelismo con l'ambito organistico, dove 2 organi della stessa chiesa era costruiti anche in modo speculare, quindi penso che la differenza possa essere ricercata nella costruzione del brano...anche se è vero che le registrazioni, a parità di organo, possono essere differenti.
Lo chiedo perchè secondo me comanda la disponibilità del teatro 😉
Intendevo a prescindere da limitazioni contingenti, naturalmente.
E
Eagle
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Risposta 5 di Eagle
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CromaDiBrera ha scritto:
a prescindere da limitazioni contingenti, naturalmente.
Meglio che i due timbri siano distinguibili, sarebbe sicuramente un valore ... sempre se la composizione sia scritta bene, i difetti in questo caso si evidenzierebbero di più 😉
P
Pianoaccordatore
Risposta 6 di Pianoaccordatore
A causa della rigidità delle corde, un pianoforte con corde corte ha una discordanza differente rispetto ad un piano con corde più lunghe.
Quando in un concerto vengono utilizzati insieme 2 pianoforti, essi dovrebbero avere la stessa scala di accordatura (stessa marca e modello), accordando ogni pianoforte separatamente.
Poi con l'aiuto di un'assistente, è utile paragonare i 2 pianoforti una nota per volta, correggendo le diversità.
Poi con l'aiuto di un'assistente, è utile paragonare i 2 pianoforti una nota per volta, correggendo le diversità.
Ti ringrazio, più o meno è quello che mi interessava: quindi, se ho capito bene, la regola vuole che si tenti di rendere omogeneo il suono tra i due strumenti (dal quale, evidentemente, consegue che sia auspicabile disporre di due modelli uguali).
Peccato, perché mi sembrava interessante l'idea di poter sfruttare (mi riferisco alla composizione) differenze di registro...
Come da domanda, nel repertorio classico, concordo nella risposta di Pianoaccordatore, però
CromaDiBrera ha scritto:
Peccato, perché mi sembrava interessante l'idea di poter sfruttare (mi riferisco alla composizione) differenze di registro...
questa tua frase esce dall'ambito classico, oggi puoi fare qullo che ti pare e mescolare pure temperamenti... per cui penso che anche Eagle abbia la sua parte di ragione 😉
C
Carlos
Membro
Risposta 9 di Carlos
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CromaDiBrera ha scritto:
Ho una curiosità, da un po' di tempo: nelle esecuzioni per due pianoforti (nel repertorio classico), si usano di regola due strumenti quanto più simili o, invece, dalle caratteristiche timbriche diverse fra loro?
Normalmente si cerca di usare, ti è stato detto, strumenti molto simili a prescindere dal motivo per cui si usano due pianoforti. Ti faccio un paio di esempi per chiarire ciò che intendo.
Brahms, prima di scriverle per orchestra, scrisse le Variazioni su tema di Haydn per due pianoforti. La ragione per cui ne usò due era solo pratica: un solo pianista non poteva fare tutto quello che lui aveva in mente 😉 in questo caso è quasi d'obbligo che ci sia non solo identità (o quasi) tra i due strumenti, ma anche quanto più possibile uniformità di tocco tra i due pianisti.
Un altro esempio potrebbe essere il Concerto per due pianoforti K 365 in mi bemolle di Mozart (che io personalmente ritengo una delle vette di WAM). L'uso dei due strumenti, qui, ha logicamente un motivo diverso: sono due solisti, è un "doppio concerto", ma i due strumenti vengono fatti giocare letteralmente insieme e i giochi di imitazione tra di loro sono usati a volte per confondere le idee a chi ascolta.
Credo che in entrambi i casi sia fondamentale che i pianoforti abbiano un risultato timbrico almeno molto simile, anche perché va detto che è difficilissimo che due pianoforti suoninino perfettamente assieme: la percussione del martelletto è talmente precisa che spesso e volentieri si avverte un leggero sfasamento tra i due strumenti. Se hanno anche un timbro differente è finita.
Faccio l'ultimo esempio, visto che ci siamo, e vengo ai giorni nostri, o quasi. Steve Reich, Six Pianos (1973). Ve ne metto un estratto qui, se non lo conoscete. In questo pezzo è addirittura vitale che i pianoforti (sei, per l'appunto), suonino allo stesso modo, perché qui le idee devono essere confuse, parlando quantomeno di "da dove viene cosa?" 😛 Tra l'altro, pezzo strepitoso, spero che vi piaccia.