Io mi trovo sempre a fare l'avvocato del diavolo 🙂
condivido alcune considerazioni di principio, ma non tutto...
prima cosa, non posso non essere d'accordo con Croma. Ed in modo perentorio: la musica si giudica secondo gusti, non secondo etica. I Beatles sono stati una delle più grandi formazioni musicali della storia, facevano soldi E arte. E i soldi non contraddicono l'arte. Non vi piace la loro musica? Benissimo, anche se l'avesse scritta San Francesco redivivo continuerebbe a non piacervi, quindi non è una questione di mercato ma di sostanza.
I media... sarà che sono cresciuto coi cartoni animati giapponesi da una parte e Dostoevskij sul comodino, ma io non ho mai demonizzato la tv. I mezzi di comunicazione sono lo specchio di chi li utilizza, in entrata e in uscita. La televisione può essere fatta male ma può anche essere vista male. E piuttosto che scagliarmi contro una tecnologia, io preferisco scagliarmi contro l'ignoranza di chi non le sa dare il suo peso. La conoscenza è sempre la chiave di tutto, non la demonizzazione.
E da qui, torniamo all'educazione musicale. Senza educazione all'ascolto la musica diventa insensata, quasi dannosa. ANCHE la buona musica. I teatri d'opera in Italia, per esempio, continuano a fare "buona" musica ma stanno distruggendo il sistema musicale attorno a loro. Perchè? Perchè chi li gestisce è ineducato al mercato, per esempio. E il mercato, ormai, è un linguaggio, senza di esso non produci significati! Non so se mi spiego... se vuoi vincere una partita a scacchi devi conoscere le regole degli scacchi, non puoi dire "rifiuto le regole perchè sono troppo intelligente". Cioè, puoi ma metti in rischio il risultato. Molti teatri d'opera italiani, oggi, rifiutano le regole del mercato, con il risultato che 1) nessuno va a teatro, perchè costa troppo 2) nessuno conosce l'opera, perchè non viene promossa 3) lo stesso MONDO DELLA CULTURA ignora l'opera, che è del tutto innocua verso la contemporaneità (ci sono ancora libri che fanno parlare il mondo, ma non ci sono più messe in scena così).
L'educazione musicale in Italia dovrebbe educare ANCHE al mercato, perchè senza mercato la musica non può essere ascoltata.
Ovviamente questa affermazione ha senso PER NOI, come dire, per una platea di persone che hanno già una conoscenza di base della musica. Ma questa stessa discussione dimostra come siamo ancora lontani da un buon risultato... cioè, io considero pazzesco che si parli ancora di musica fatta per soldi e musica fatta per ... non soldi 🙂 sono discorsi di 100 anni fa, è un modello di sociologia musicale che non risponde più alla realtà. Stiamo usando significati e linguaggi anacronistici, e anche per questo non riusciamo ad educare.
Ovviamente è facile notare il problema senza poi proporre soluzioni. Ma le soluzioni non sono quasi mai semplici.
Vi posso però parlare di alcune mie esperienze.
Io ho iniziato a conoscere la musica nella banda musicale del mio paese in Sicilia. Lì tutti suonano, pochi ascoltano. E pochissimi parlano in italiano. Tra i maestri sono passati moltissimi ottimi musicisti, anche qualche ex orchestrale di "spicco", e tutti hanno fatto semplice musica per banda. Da qualche anno gestisce la banda un ragioniere, dilettante, ottimo clarinettista che non ha mai studiato musica in conservatorio. Grazie a lui nel mio paese (1200 abitanti) si sono messi in scena musical, si sono aperti (e chiusi, ahimè) due cori, ci sono 4 ragazzini in conservatorio e la banda ha suonato trascrizioni di Mahler, Beethoven, Shostakovic e molto altro. Morale? Sono gli APPASSIONATI a fare la musica, non i professionisti.
Da 5 anni abito a Crema in provincia di Cremona. Nelle compagnie che frequento ci sono due persone ad aver fatto il conservatorio, un pianista, che ora fa il fonico, e un flautista che ora suona la batteria. Poi c'è: un paninaro che compone musica elettronica e suona la chitarra, un barista che suona il basso, un architetto che suona la chitarra, una scultrice-fotografa-professoressa che canta, un programmatore che suona tutto il suonabile e, anche lui, compone. E il mio ragazzo, che suona tromba, trombone, tastiere, chitarre, ha mille aggeggini elettronici, sta iniziando a fare circuit bending ( http://it.wikipedia.org/wiki/Circuit_bending ) e, ovviamente, compone (in mille modi diversi). Oltre a loro, frequento molti altri ragazzi che comprano tonnellate di CD, si spostano per concerti in mezza Europa, ascoltano ANCHE musica classica, e soprattutto fanno anche altro, tipo leggere, andare a teatro, viaggiare, fare volontariato, guardare mostre, fare politica.
Mi reputo fortunatissimo a conoscere queste persone. E grazie a loro ho "scoperto" che la musica seria non è necessariamente stata scritta nell'800... i miei colleghi di lavoro (musicologi, cantanti, musicisti classici) spesso sono ignoranti come capre, in percentuale lo sono certamente di più dei miei amici. Anche dal punto di vista musicale! Se decido di parlare di armonia (...) con uno dei miei amici, ci riesco benissimo, se provo a parlarne con la pluridiplomata pianista accompagnatrice del coro As.Li.Co. (accompagnatrice delle classi di canto dell'imp di Reggio Emilia) non ci riesco. E vi lascio immaginare se il discorso si sposta, che ne so, su qualcosa che non sia la musica...
Persone come i miei amici fanno parte del mercato e affrontano la musica in modo "mercantile". Nessuno di loro si lamenta dell'oggi, nessuno dice che la musica sta morendo, che i mezzi di comunicazione portano morte e distruzione...
Vi chiedo: come faccio io ad andare da questi qui a dirgli "fidati, Mozart è culturalmente più elevato di Bjork"? Parliamo di persone che hanno una cultura già di loro, non di poveri stupidi. Sono TRANQUILLAMENTE in grado di capire Mozart, di comprenderne il valore. Con persone come loro (e come moltissimi) il problema non è la sostanza ma il modo. Se non troviamo il mondo di renderci meno antipatici, meno supponenti, gli appassionati ci schiferanno. E faranno bene! In Italia la musica classica "muore" anche e soprattutto per colpa dei musicisti, io ne sono convinto.