Ciao a tutti, spero di aver azzeccato la stanza di discussione giusta.
Volevo chiedervi, dato che fra meno di due settimane sosterrò l'esame di diploma, come gestite l'emozione? Avete dei trucchi o degli stratagemmi particolari? Come si può ottenere un giusto rilassamento prima dell'esibizione?
Il mio problema è che ogni qualvolta mi esibisco davanti a qualcuno, all'inizio commetto molti errori e pian piano riesco a ritrovare la concentrazione e ad estraniarmi dal mondo esterno. Però in sede d'esame non vorrei partire male, anche se mi rendo conto che sicuramente la commissione terrà conto dell'emozione iniziale.
L
Ludovica
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Risposta 2 di Ludovica
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Anche se era per un esame di diploma di composizione, magari può aiutare...anche li sono richieste tante energie e concentrazione...e per un mese di fila 😃 (... senza contare il prima)
Anche se era per un esame di diploma di composizione, magari può aiutare...anche li sono richieste tante energie e concentrazione...e per un mese di fila 😃 (... senza contare il prima)
A parte gli aspetti alimentari e fare delle belle passeggiate per non fossilizzarsi mentalmente sull'esame... secondo me in questa fase è importante non trascurare alcune cose fra le quali il controllo per cui per ogni brano farei in rigoroso ordine:
- esecuzione a tempo con registrazione
- ascolto del risultato e individuazione degli ambiti di miglioramento
- approfondimenti del caso
- studio a rallentatore un paio di volte per mantenere il controllo di tutti gli aspetti
- riesecuzione a tempo con registrazione
- reisecuzione a rallentatore per mantenere il controllo di tutti gli aspetti
E cosi vià ripetendo. Dal mio punto di vista devi sederti suonando come all'esame e devi alzarti dopo uno studio a rallentatore e oculato...abusando del registratore 🙂
A parte gli aspetti alimentari e fare delle belle passeggiate per non fossilizzarsi mentalmente sull'esame... secondo me in questa fase è importante non trascurare alcune cose fra le quali il controllo per cui per ogni brano farei in rigoroso ordine:
- esecuzione a tempo con registrazione
- ascolto del risultato e individuazione degli ambiti di miglioramento
- approfondimenti del caso
- studio a rallentatore un paio di volte per mantenere il controllo di tutti gli aspetti
- riesecuzione a tempo con registrazione
- reisecuzione a rallentatore per mantenere il controllo di tutti gli aspetti
E cosi vià ripetendo. Dal mio punto di vista devi sederti suonando come all'esame e devi alzarti dopo uno studio a rallentatore e oculato...abusando del registratore 🙂
Grazie 🙂
In linea di massima hai elencato ciò che più o meno faccio, anche se non abuso del registratore... mi sa che dovrei!!!
Il tuo intervento mi è comunque molto utile in quanto per me è conferma che sono sulla buona strada.
Da quel che ho capito quindi per te la gestione dell'emozione avviene attraverso la sicurezza dei propri mezzi... è così oppure ho capito male?
Purtroppo però quello che capita a me è che, pur conoscendo il brano alla quasi perfezione, l'emozione mi porta comunque a fare errori, anche mai fatti prima. Questa situazione dura generalmente il tempo del primo brano; poi piano piano sciolgo la tensione e tutto si rimette a posto.
Purtroppo però quello che capita a me è che, pur conoscendo il brano alla quasi perfezione, l'emozione mi porta comunque a fare errori, anche mai fatti prima.
A parte i preziosi suggerimenti di Marta, se hai la possibilità prova a eseguire tutto il programma di fila davanti a una, seppur piccola e di conoscenti, platea. Più lo fai e più ti scioglierai...inoltre il regstratore non solo fa alzare le antenne ma ti permette di capire a posteriori quali sono i punti più vulnerabili.
A parte i preziosi suggerimenti di Marta, se hai la possibilità prova a eseguire tutto il programma di fila davanti a una, seppur piccola e di conoscenti, platea. Più lo fai e più ti scioglierai...inoltre il regstratore non solo fa alzare le antenne ma ti permette di capire a posteriori quali sono i punti più vulnerabili.
Anche questo è un espediente che sto utilizzando. Molto spesso vengono amici e parenti a sentirmi ed effettivamente ogni volta va meglio. Allo stesso tempo però, ogni volta che affronto queste piccole esibizioni in casa, mi siedo al piano con la consapevolezza che chi mi ascolta non ha le competenze di una commissione d'esame e quindi affronto l'esibizione più a cuor leggero. Ma so anche che, come è sempre successo nei precedenti esami, che in presenza della commissione la concentrazione va a mille ed entro in modalità "porta la tua pellaccia a casa sana e salva" 🙂.
Ciò che veramente mi sta aiutando molto è lo studio lentissimo. Un toccasana, perchè non è lo stesso studio lento che si fa ad inizio lettura per imparare il brano; fatto alla fine ti permette di tenere perfettamente sotto controllo le dinamiche e tutte le note una per una.
In questi casi (errori da stress di performance) a me dissero di fare una cosa sola: “E' difficile, ma pensa solo alla musica”. In sintesi è importante non farsi distrarre da alcuni pensieri da scacciare via assolutamente appena affiorano.
Un caro amico che saluto (iscritto in questo forum e che non leggo da un bel po’) mi fornì questo breve elenchino da arricchire a piacimento:
1) adesso devo suonare quel passaggio così difficile, speriamo bene...
2) quel tipo in prima fila che porta il tempo battendo il piede lo strozzerei!
3) non vedo l'ora di finire, non ce la faccio più
Concentrandosi solo sulla musica praticamente la mente non si ferma mai a contemplare il suono che si sta producendo di volta in volta, ma è sempre protesa in avanti a "progettare", a immaginare, quasi a "evocare" il suono che verrà prodotto subito dopo, affinchè lo stesso abbia la giusta tensione nell'ambito della forma generale del pezzo che stiamo suonando.
Purtroppo non si è sempre pienamente soddisfatti del risultato sonoro rispetto all'idea che si aveva in mente, ma non abbiamo il tempo di recriminare sull' "errore" perché si sta già pensando a ciò che verrà dopo (questa è la quarta cosa da non pensare: "mannaggia, qui non è venuto come volevo!")
Grazie al Maestro Roberto Altieri per questa lezione che mi diede svariati anni fa e che non saprei parafrasare meglio 🙂
M
Marta23
Membro
Risposta 11 di Marta23
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ivanricciardi ha scritto:
Da quel che ho capito quindi per te la gestione dell'emozione avviene attraverso la sicurezza dei propri mezzi... è così oppure ho capito male?
In questi casi (errori da stress di performance) a me dissero di fare una cosa sola: “E' difficile, ma pensa solo alla musica”. In sintesi è importante non farsi distrarre da alcuni pensieri da scacciare via assolutamente appena affiorano.
Un caro amico che saluto (iscritto in questo forum e che non leggo da un bel po’) mi fornì questo breve elenchino da arricchire a piacimento:
1) adesso devo suonare quel passaggio così difficile, speriamo bene...
2) quel tipo in prima fila che porta il tempo battendo il piede lo strozzerei!
3) non vedo l'ora di finire, non ce la faccio più
Concentrandosi solo sulla musica praticamente la mente non si ferma mai a contemplare il suono che si sta producendo di volta in volta, ma è sempre protesa in avanti a "progettare", a immaginare, quasi a "evocare" il suono che verrà prodotto subito dopo, affinchè lo stesso abbia la giusta tensione nell'ambito della forma generale del pezzo che stiamo suonando.
Purtroppo non si è sempre pienamente soddisfatti del risultato sonoro rispetto all'idea che si aveva in mente, ma non abbiamo il tempo di recriminare sull' "errore" perché si sta già pensando a ciò che verrà dopo (questa è la quarta cosa da non pensare: "mannaggia, qui non è venuto come volevo!")
Grazie al Maestro Roberto Altieri per questa lezione che mi diede svariati anni fa e che non saprei parafrasare meglio 🙂
Grazie Frank,
Giustissime parole le tue e quelle del Maestro Altieri; ed è proprio quello che dovrei fare. Pensare solo alla musica, chiudersi dentro la propria sfera di cristallo ed estraniarsi dal mondo esterno. A volte riesco a farlo e a volte no. Ci sto lavorando e spero di riuscire a raccogliere i frutti di tutte le innumerevoli meditazioni che faccio durante il giorno. A volte sembro un disadattato che quasi parla da solo. Rifletto di continuo, penso alle note, agli spartiti, alle idee musicali, a come vorrei che uscissero determinati passaggi, immagino il suono, il tocco... e poi immagino come sarà quel giorno, immagino la commissione lì davanti a me, e mi viene l'ansia 🙂
Però ho imparato una cosa: prima di un'esibizione penso "dai che adesso gli faccio vedere cosa so fare", e funziona!!! Mi da la carica.
Marta23 ha scritto:
Diciamo che aiuta 🙂
Anch'io l'ho notato; quando si conosce bene ciò che si sta suonando, nei momenti di difficoltà, magari dovuti a distrazioni, lapsus, ecc. ecc., è più facile porre rimedi 😉