Lestofante ha scritto:
Facciamo un bel ripasso? Io non sono esperto come voi. Raccontiamo il punto di partenza e i risultati del CHAS in realzione ai problemi che ha dovuto (o voluto) risolvere.
Il "punto di partenza" è stato dovere/volere accordare un pianoforte e poterlo sentire perfettamente intonato.
All'inizio mi fu detto: quarte crescenti, quinte calanti, ottave pure. Di li a qualche tempo mi accorsi che non vi era modo di dividere i 12 semitoni in modo soddisfacente e così misi in discussione il modello teorico di riferimento, il cosiddetto Temperamento Equabile.
La questione di fondo nasce da un semplice fatto: non è possibile ordinare in scala delle frequenze (leggi numeri) che siano contemporaneamente multipli o sottomultipli di numeri primi, come il 3 e il 5. Questi numeri, insieme al 2 e ai suoi multipli, si traggono direttamente dalle lunghezze di una corda vibrante, infatti a metà corda (1/2) troviamo l'armonico di ottava, a 1/3 quello di 12ma, a 1/4 la doppia ottava, a 1/5 quello di 17ma, ecc.
La questione divenne un problema quando si fissarono due presupposti teorici che, nel tempo, hanno segnato lo studio e l'evoluzione dei temperamenti: il primo, che il modulo da "temperare" potesse comprendere solo 12 semitoni; il secondo, che si dovesse preservare la consonanza di intervalli "puri", quelli derivanti da rapporti tra numeri interi piccoli, come 2:1 per l'ottava, 3:2 per la quinta, 5:4 per la terza e così via. Da qui, tagliando e ritagliando i rapporti tra le singole frequenze di scala, si è cercata nei secoli la forma di temperamento che potesse meglio (o forse meno peggio) rispondere ai diversi stili musicali.
Per farla breve (e darvi modo di entrare in dialettica) vi inviterei a leggere le sezioni 2.0 e 3.0 della pubblicazione (link in alto), due paginette che descrivono il nuovo approccio e giustificano la necessità di allontanarsi da presupposti arbitrari.
Non so se mi piace un monologo… vado avanti ?… 🙄