Caro Paolo, maledizione, oggi!
E' la terza volta che questo editor si impiccia e debbo ricominciare la risposta daccapo!
Prima di risponderti, una precisazione: teniamo presente che il piano si può suonare anche con i piedini, come cerca di insegnarmi la mia nipotina.
Inoltre, ricordiamoci che l'uomo è un soggetto con forte propensione all'economia. Pertanto egli usa sovente queste due regolette:
A. Il nuovo è bene che si basi sul vecchio, per evitare di dovere sempre ricominciare daccapo
B. Se il vecchio non regge il nuovo, pregasi buttarlo via senza rimpianti.
Su tale base si fonda anche l'attività mentale e fisica tendente a fare suonare uno strumento, pianoforte incluso.
E' solo da tali principi che nasce il concetto di diteggiatura, intesa come ripetizione di certe sequenze delle dita per riprodurre musica.
Tieni presente che, se non fossimo interessati ad ottenere risultati riproducibili, il concetto di diteggiatura non esisterebbe.
Ecco quindi le mie risposte basate sulle regolette enunciate.
1. Secondo voi la giusta diteggiatura è sempre quella più comoda? Se giusta significa quella che mi fa ottenere quello che sento e comoda significa quella che meglio garantisce la costanza del risultato, sì. Quindi esistono diteggiature comode musicalmente che non lo sono praticamente e viceversa (ricordate che in altre attività l'uomo, se non usa il pollice in opposizione alla altre dita, è quasi un invalido). Se giusta è quella scritta sullo spartito, teniamo presente che essa rappresenta un suggerimento derivante dall'esperienza o dall'obiettivo di chi l'ha apposta; non è affatto un ordine. Ad ogni modo, io ho buttato via senza rimpianti diversi suggerimenti disinteressati (a dire la verità, sembra che avessero problemi anche quelli che cercavano di darmi degli ordini!).
2. Secondo voi la giusta diteggiatura è quella che "ci viene da usare naturalmente"? Non capisco : a me vengono naturali 11111111 e 123454321, ma pare che molti degli autori che amo non sappiano che farsene, se non in via del tutto eccezionale. Loro avevano altre idee sul "naturale", che Dio li abbia in gloria! Comunque, ricordiamoci che ci sono stati grandi con anche meno di 10 dita!
3. Secondo voi la giusta diteggiatura fa i conti con l'accentuazione del brano? Direi di sì, almeno per quanto mi riguarda, perché alcune mie diteggiature sono o troppo esitanti o troppo deboli. In ogni caso, ogni tanto ci riprovo, per vedere se esce qualcosa di interessante.
4. Secondo voi è opportuno dividere alcuni difficili o scomodi passaggi tra mano destra e mano sinistra? Mah, direi che non lo è, se esiste soluzione perseguibile e serena. Ma niente ci deve obbligare a fustigarci la schiena tenendo la frusta con le dita dei piedi! Ci sono casi in cui, però, è quasi necessario. Presto pubblicherò fra gli spartiti un'altra chicca di Gottschalk : Bamboula. Ebbene, mi pare di ricordare che nella parte centrale in Fa# Maggiore ci sono dei brevi passaggi che, se non fai con un cambio di registro fra le mani, forse muori.
5. Secondo voi è sempre giusto impegnare le dita più forti, risparmiando le deboli? Non esageriamo, altrimenti da deboli diventano morenti! Troviamogli qualcosa da fare anche a loro.
6. Secondo voi è opportuno e quando cambiare diteggiatura ad un brano già assimilato? Ognuno progredisce nel tempo e, quindi, la diteggiatura che mi consentiva tempo fa di ottenere un certo risultato può essere quella che oggi mi impedisce di progredire. Cfr. la regoletta B!