Ognuno di noi ha dei tempi propri. Certo non si può studiare una sonata di scrlatti per un anno di seguito. Però, teniamo conto che anche quando siamo arrivati ad una conoscenza sufficiente per eseguirla, mettendola da parte, contunua a maturare dentro di noi. Straordinariamente, dopo averla suonata in concerto e/o eseguita ad un esame, continua la sua "maturazione". Certo, dopo un anno, la suoneremo ancora meglio....se l'abbiamo studiata bene.
Dobbiamo sempre esaminare, dopo una seduta di studio, il valore aggiunto di questa fatica. Quello che ci rimane in più è quello che abbiamo guadagnato.
Nel caso di Scarlatti, colgo due aspetti: La comprensione ritmico- armonca e la risoluzione delle abilità "tenciche". Nel caso della 33 ci troviamo di fronte ad una sonata polifonica, che non assomiglia né a Bach né a qualsiasi altro autore. La sua tessitura è "piangente". La trovo "drammatica" e trovo l'interpretazione di Horowitz straordinaria. Lui amava molto questa sonata e la eseguì in diversi concerti. Cosicché abbiamo diverse incisioni. Ascoltale, anche se non devi prenderle come "modello", cosa che appartiene a lui e solo a lui.
Qui la difficoltà sta nel suono intenso e legato. Ciò, credo, non si possa ottenere se non con una buona partecipazione del braccio e della spalla. Quasi con "pressione".
Non credo si debba sacrificare l'espressione.
Esistono, credo due tendenze interpretative:
1) bisogna eseguire Scarlatti come sul clavicembalo cercando di ricostruire un suono, al pianoforte, che evochi quello dello strumento per il quale queste 550 sonate sono state scritte ( Essercizi per gravicembalo)
2) Attualizzare il suono sfruttando le possibilità del nostro strumento moderno, destinato all'ascolto di un orecchio del XXI secolo.
Io non sono decisamente per una sola di queste scelte. Credo che alcune sonate siano più vicine al suono e alla brillantezza clavicembalistica e altre possano approfittare di uno strumento espressivo e complesso come il pianoforte.
Voglio inoltre ricordare che il clavicembalo e il fortepiano, seppur più deboli di suono e di attacco, sono strumenti che sviluppano uno spettro armonico superiore a quello del pianoforte.
Certo, il "transiente di attacco" sul pianoforte è potente e stimola "a dovere" l'orecchio moderno....molto più sordo di quello di quel tempo.
Anche il nostro stato emozionale è diverso.
A quel tempo gli entusiasmi "scoppiavano" più facilmente e frequentemente. Si pensi che oggi non riusciamo ad ascoltare un clavicembalo se siamo a metà sala. A quel tempo, la capacità audiometrica d'ascolto era molto più alta e si applaudiva in piedi dopo un passaggio particolarmente ardito o difficile......Altri tempi!!!!!
Va bene non voglio dilungarmi.
Inizia a mani separate e scegli una diteggiatura comoda per legare molto. Il pedale non deve essere però assente. Metti a mani unite piccoli episodi. Lentamente. Moltissima cantabilità delle parti tematiche. Auguri, non è una sonata delle più facili....ma è una delle più belle.
Se vuoi mandami un MP3 di come stai impostando lo studio.
Ciao
Paolo