Musica Classica

interpretare un brano

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alceo

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Messaggio iniziale di alceo

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Mi scuso da subito per la domanda da ignorante della quale mi vergogno, d'altra parte chiedere è il miglior modo per apprendere cose nuove. Potreste spiegarmi cosa si intende per "interpretazione di un brano" e cosa distingue un interprete da un altro? Nel senso, se prendiamo uno spartito, esso indica sia l'altezza dei suoni che la durata degli uni rispetto agli altri (e alle pause). Quindi immagino che le uniche variazioni possibili il loro volume (insomma la intensità con la quale si preme il tasto) e la velocità complessiva del brano (rispettando l'indicazione dell'autore quale "andante" et similia). È tutto qui o c'è altro che mi perdo?

Grazie a chi perderà tempo per rispondermi!

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Risposta 2 di Thesimon

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In uno spartito c'è scritto molto di più di quello che sembra esserci ed ecco che l'interpretazione di un brano va ben oltre le cose che si notano a primo impatto. Interpretare significa anche conoscere la vita dell'autore ed il momento storico in cui ha composto un particolare brano così da poter dedurre gli stati d'animo. La ricerca sull'interpretazione di un brano è praticamente infinita, si scoprono sempre nuove cose ed è sempre possibile migliorare la resa, sia tecnica che interpretativa. Il brano che si studia fa contestualizzato in un filone storico ben preciso. Questo detto in parole molto concise. Per parlare di interpretazione si potrebbe scrivere un libro e non è questa la sede in cui parlarne. Andrebbero fatti degli esempi al pianoforte, ecco perché di norma si perfezionano i brani con i Maestri. 

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Risposta 3 di alceo

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The Simom anzitutto ti ringrazio, posso però chiederti, in estrema semplificazione, come puoi rendere uno stato d'animo se note e loro durata sono "fissate" dallo spartito?

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Risposta 4 di Thesimon

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Devi andare oltre lo spartito, non devi pensare al tempo e alla durata delle note come qualcosa di fissato. Il tempo nell'interpretazione è elastico. Prova ad ascoltare lo stesso brano suonato da due interpreti diversi e ti renderai immediatamente conto del diverso pensiero musicale. Ognuno di loro, pur restando nel giusto stile che si addice a quel brano, avrà un'idea diversa dello stesso e guai se così non fosse. 

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Risposta 5 di Frank

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alceo ha scritto:

 Nel senso, se prendiamo uno spartito, esso indica sia l'altezza dei suoni che la durata degli uni rispetto agli altri (e alle pause). Quindi immagino che le uniche variazioni possibili il loro volume (insomma la intensità con la quale si preme il tasto) e la velocità complessiva del brano (rispettando l'indicazione dell'autore quale "andante" et similia).

Questo è quello che fa un PC, noi possiamo fare molto di più 🙂

Tutto per dire che la partitura è solo un canovaccio, fra le note scritte e quelle suonate c'è un mondo...il mondo di ogni interprete che si misura con quella partitura e da la propria chiave di lettura, la propria interpretazione. Da un lato l'interprete ha il dovere di onorare il pensiero del compositore, dall'altro ha il diritto di darne voce con la propria voce, con la propria pronuncia, con il suo modo di relazionare gli elementi compositivi, con il proprio essere. Insomma, quattro segni su una partitura sono un po' poco per dare giustizia ad un pensiero artistico, ad una arte che si svolge nel tempo e in ogni tempo e viene fissata su un foglio inerte in un determinato istante. Cambiano i contesti, gli strumenti, le persone, le coscienze, le esigenze, le sale, il diapason, etc. ... la partitura invece è sempre inesorabilmente la stessa.

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