Domanda grande come l'Oceano Pacifico!!!!
Personalmente non credo all'apprendimento fatto a "fasi", come non credo che si debba parlare di interpretazione dopo un certo periodo degli studi. Anche un pezzettino di Beyer può essere oggetto di studio dell'interpretazione (ricerca di significati)
Personalmente non credo ai "separati" significati dei termini: "Tecnica", " Interpretazione" "Lettura della Partitura e/o dello spartito".
Sono un sostenitore della Teoria della Gelstalt, nella parte in cui si enuncia: "Il tutto non è la somma delle parti". Infatti il "tutto" è qualcosa di più. E' il tutto. Penso che nell'Arte, e non solo nella Musica bisogna non perdere di vista il "tutto" e fare attenzione a tutte quelle pratiche che ci allontanano troppo da questo e/o ci impediscono di raggiungerlo e di comprenderlo.
Personalmente penso che fare "prima" tecnica, poi "lettura delle note" poi "interpretazione" ci faccia raggiungere a fatica, difficilmente e a volte affatto l'obiettivo.
Tutto è già dentro il brano e noi dobbiamo raggiungere, il più possibile, il "tutto". Non è detto che possiamo raggiungerlo mettendo in fila diligentemente tutti gli aspetti del tutto...ma separatamente.
Anni fa ero di diversa opinione: avrei pensato a ciò come un "pressappochismo spicciolo".
Ora penso che vermente la Musica ci suggerisce le soluzioni tecniche, cioè del "come fare" e non perdere di vista le "idee" dell'Autore sia di grandissimo aiuto.
E' chiaro che per poco tempo possiamo "allontanarci" per sperimentare e comprendere nel dettaglio e fuori dal contesto del brano cose che ci rimangono più "ostiche"...ma non per molto. Nel lungo periodo sarebbe come intravedere il sentiero senza poter vedere mai il luogo da raggiungere
Penso che dobbiamo rammentare che stiamo facendo Musica e che la Musica contiene tutto.
Sono personalmente contrario a rimanere per lungo tempo in un mondo lontano fatto di "tempi lenti di studio" e di formule ritmiche in contrasto che snaturano l'accentuazione richiesta e da assimilare. Credo che questo percorso non faccia altro che prepararci a quello che "non dobbiamo eseguire" e che non funzioni affatto da antitodo o antibiotico contro i "vizi" o gli "errori" commessi.
Conviene quindi, anche prima di studiare il brano, documentarsi, ascoltare, capire...anche provare qualche passaggio più facile per entrare nel "carattere" del pezzo.
Ora, sì, va bene una lettura lenta, frammentata, "attenta", ma sempre tenendo in considerazione la velocità finale del tempo, come pure la qualità del suono, il tocco, la fisionomia delle frasi ecc.
Ho visto studenti, e non solo, studiare due pagine di una sonata di Beethoven, nota per nota, lentamente, per due anni. Forse con l'aspirazione di eseguirla, e solo così, alla perfezione al tempo giusto.
Il fatto è che, spesso, al giusto tempo, con "l'interpretazione"..che poi verrà..tutto cambia. I gesti e la partecipazione corporea sono diversi e potrebberao esigere, ad esempio, una diteggiatura diversa, che invece funzionava benissimo, o quasi, lentamente!Cioè ....avvicinandoci al "tutto" potremmo accorgerci che l'estenuante e lunghissimo studio delle singole parti in un mondo lontanissimo dall'esecuzione, forse è servito a poco o, almeno, ha tolto grande economia di tempo al nostro studio.
Vorrei fermarmi per ora qui, lasciando ad altri di sviluppare il tema.
Ritorno a ricordare ciò che è stato lanciato sul tappeto:.."ma insomma bisogna interpretare subito, domani, dopodomani o fra due anni??" Bho!!!!!! 😆