Guarda il mio video tutorial, anche se non è sufficiente per apprendere tutti i segreti di questo intervento. E' cosa delicata perché il più delle volte un errore rende irreversibile il processo e la martelliera non suona più! Va affrontato con molta cautela e, soprattutto, non si deve modificare a fondo la caratteristica di base dei martelli . Se ad esempio siamo di fronte ad una martelliera molto compressa e/o impregnata, non ci si deve ostinare a renderla troppo morbida, modificando a fondo il "carattere" di origine. Così pure si deve desistere da ammorbidire, se non in casi estremi, l'apice del martello. Il suggerimento che posso dare è che , all'inizio, di questa difficile esperienza, si possono tentare piccole correzioni. Bisogna lavorare con molta cautela, cercando di capire, su alcuni campioni dei bassi e dei medi, come i martellli reagiscono. Anche il tipo di intonatore è importante e importante è appoggiare bene i martelli per non rovinare i perni di centro delle forcole. Già un buon lavoro consiste nel verificare il simultaneo impatto sulle tre o due code da parte dell'apice del martello e controllare che i martelli non siano stati appiattiti o cambiati di forma da rasature mal eseguite. Inoltre c'è da osservare che martelli moto datati, sono induriti e difficilmente possono ben reagire al ripristino di zone espanse che devono fare da "cuscino" all'impatto. Martelli molto datati, anche se non consumati, usati, appiatiti, dovrebbero essere sostituiti.
Come vedrai sul tutorial, ogni zona del martello ha una sua funzione, che viene creata e stabilita in sede di costruzione, secondo precise scelte. Parti più espanse su zone più compresse sviluppano una fisionomia e una giusta, ma robusta elasticità che permette alla corda, nel momento dell'impatto, di sviluppare tutti i buoni armonici. Proprio quella piccola frazione di secondo che, ad impatto avvenuto, schiaccia il martello e lo fa allontanare conseguentemente dalla corda , mette in moto nella corda vibrante tutte quelle piccole "pance" degli armonici buoni e consonanti che rinforzano la fondamentale. Importantissimo è il giusto punto di battuta, rispetto al capotasto, specie negli acuti, dove le corde sono più corte e dove un piccolo spostamento determina una ben diversa "porzione" di corda percossa, provocando la nascita di armonici dissonanti. Là il punto di battuta deve essere ben preciso e "pulito". In genere ad un settimo o ad un non della lunghezza, proprio per escludere ( vedi legge di Jung) gli armonici dispari dissonanti.Ogni appiattimento o arrotondamento equivale alla trasformazione del punto di battuta in un "segmento di battuta"compromettendo il "cantabile". Non ultimo, il pianoforte deve essere ben accordato in precedenza e ben regolato!
Deve essere tenuta anche ben in considerazione la condizione acustica del luogo di ascolto e la posizione dello strumento rispetto alle pareti. Per il pianoforte verticale si deve privileggiare lo scostamento della parete o addirittura la posizione d'angolo. Per il coda, l'apertura dalla parte più lunga della stanza, evitando confinamenti in angoli o accostamenti della parte acuta a pareti di "rimbalzo"
Insomma...un intervento finale che è anche il risultato di molte altre accortezze!!!
Buon lavoro