sapete come la penso sull'influenza etica dell'arte... in questo caso, poi, di rado ho conosciuto un posto più chiuso e settario del conservatorio. La stessa immagine dell'articolo, un fucile che termina con una chitarra elettrica, mi fa ridere perché sono ancora pochissimi i conservatori dove si insegna chitarra elettrica! E quella sì che ha aperto le barriere linguistiche, culturali, religiose.
Negli anni '50-'60 la musica "colta" più impegnata si è ritrovata, proprio per il suo impegno, ha evitare l'impatto di massa. Cioè, per dire, se c'è una musica meno proletaria è quella di Luigi Nono, acceso esponente del PCI. L'idea che il mercato sia un luogo di "svendita" e non di conoscenza ha portato alla ovvia conseguenza per cui ampie parti del mondo non hanno mai avuto accesso a un certo tipo d'arte. E queste ampie parti del mondo comprendono l'Italia.
Noi continuiamo sempre di più ad arroccarci nei nostri valori, a ripeterceli sottovoce, a dire "siamo forti, siamo fighi, la nostra arte salverà il mondo", senza capire che tutto questo andrebbe detto agli altri, perché noi i nostri valori li conosciamo già, e spesso li fraintendiamo.
Ora, per banalizzare la cosa (perché sto banalizzando), in Medio Oriente c'è una scena Hip Hop, in Africa c'è una scena Hip Hop, in Francia c'è una scena Hip Hop. L'hip hop, nelle sue varie forme, è diventato in questi anni LA musica impegnata E commerciale, nel senso che viaggia per i canali commerciali, portando profitto a chi la produce e, quindi, aggirando bene i meccanismi di censura istituzionali (i soldi aprono tutte le porte, anche in senso buono). Se qualcuno oggi vuole davvero fare un discorso etico internazionale con la musica, dovrebbe trovare QUESTI canali, non organizzare concerti della Nona di Beethoven in giro per il mondo. E non lo dico per sminuire Beethoven, lo dico perché nel momento in cui rendiamo la musica un museo ne decretiamo la morte. Se diamo alla musica un valore "etico", allora dobbiamo darlo a tutti i tipi di musica, e cercare in un certo senso quella più giusta per ogni singola battaglia.
QUESTO diminuisce il numero degli integralisti, proprio perché li/ci rende un po' meno integri e un po' più frammentati.
E per iniziare questa frammentazione, propongo degli ascolti...
I DAM. Trovate informazioni online e tra i dati del video. Sono un gruppo hip hop di palestinesi cittadini israeliani.
El General, rapper tunisino arrestato durante la "rivoluzione dei gelsomini" in Tunisia.
Logic, un rapper afroamericano, che ospita in una sua produzione Shadia Mansour, ormai famosa rapper donna palestinese.
Il prossimo non c'entra con il mondo arabo, ma è uno degli artisti più famosi in questi ultimi anni. Stromae, madre fiamminga e padre ruandese, morto durante una pulizia etnica in Ruanda. E questa è la canzone dedicata a lui...
e devo dire che se ci fossero più compositori "classici" con il coraggio di parlare di argomenti importanti come il rapporto tra padri e figli, allora anche la classica contemporanea acquisterebbe più peso... ma tant'è, siamo la società dell'idealizzazione dell'arte, non parliamo di nulla per parlare di tutto, e continuiamo a non parlare di nulla.
Ora, dico io, sicuramente ci sono decine di requiem modernisti sulle vittime del terrorismo, magari scritti con molte dissonanze e in latino. Ma personalmente mi commuove molto di più una canzone che parla dell'assenza di un padre, ucciso nel genocidio ruandese, e ne parla con il linguaggio musicale dei suoi tempi, ne parla a tutti