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L'arte può contribuire ... ?

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Frank

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Risposta 21 di danielescarpetti

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Castel San Pietro Terme

No, non sapevo che Arturo Benetti Michelangeli era un appassionato di Topolino: la cosa mi fa veramente tanto piacere!

L'intervento di Piccinesco - che ringrazio - mi permette di chiarire  a  chi legge ma, soprattutto a me stesso in verità, cosa penso in merito a questa questione.

Sono perfettamente consapevole che di per sé, il coltivare, arte, cultura e musica, non è garanzia di comportamenti e pensieri "buoni" e, viceversa che il contrario, sia portatore di comportamenti e pensieri "cattivi".

Sento già Claudio che mi ricorda che Hitler. Stalin e Mussolini non erano affatto, refrattari a tutto ciò  e che, innumerevoli persone del "volgo", completamente a digiuno di tutto ciò, sono portatrici di  valori e stili di vita nobilissimi.

Io sottoscrivo appieno questa affermazione e, mi rendo conto perfettamente, che di fronte a questo dato di fatto quanto da me sostenuto, potrebbe apparentemente crollare come un castello di sabbia.

Ma, in realtà, la Cultura, l'Arte e la Musica - e mettiamoci pure anche lo sport - di cui io parlo è  quella che mio padre definiva: cultura di base.

Uno può ascoltare e conoscere a memoria tutto quello che volete, - o come diceva De André, mangiarsi la Treccani - sapendolo ben anche argomentare ma, mancandogli la cultura di base è sostanzialmente vuoto.

Questo è il punto che secondo me fa la differenza!

Sono però assolutamente convinto che un'umanità mediamente acculturata: dove per cultura ritengo tutto ciò che sia inclusione e non esclusione, faccia la differenza e crei i presupposti per un mondo di gran lunga migliore.

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Risposta 22 di Piccinesco

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Concordo e ti chiedo in modo semplice, per cultura di base intendi stile di vita, educazione, sin dai primi anni?

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Risposta 23 di danielescarpetti

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Quello che ci viene trasmesso - o non trasmesso - fin dai primi anni di vita è fondamentale. Questo non vuol dire che però dopo non ci sia più rimedio: quel che fatto è fatto, insomma!

Se noi ci arroccassimo su questa posizione, sarebbe un volerci deresponsabilizzare e, invece, ognuno di noi è responsabile di ciò che è e che fa, in quanto portatore di una mente pensante indipendente o che tale dovrebbe sempre essere.

Prendere co-scienza dei propri limiti, mai porre limiti alla con-o-senza è un dovere, diritto di tutti noi e, soprattutto, affrontare l'altro da noi senza pre-giudizi, queste sono i pilastri della cultura di base, e solo questa può renderci veramente migliori , E come diceva un programma TV di tanti anni fa: ...non è mai troppo tardi!

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Risposta 24 di Piccinesco

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Esatto. Personalmente penso che negli ultimi anni, cosa che non ho problemi a "rivelare", sono "peggiorato" e al tempo stesso migliorato, nessuna delle due "facce" prevale, però è una dura lotta. Migliorato perché ho in parte compreso di alcune dinamiche a livello di percezione, peggiorato perché la condizione di difficoltà che si protrae e che si riesce con fatica a contrastare, (almeno per me è attualmente così, "attualmente" non ha un peso da sottovalutare), rende incline al pregiudizio, molto spesso con il beneficio del dubbio. In questo la musica senz'altro mi aiuta, ma non quanto (appunto) si possa pensare (e sperare), perché come giustamente dici, il processo è costante e dura tutta la vita. Forse la "sola" musica non avrebbe un futuro se chi è "preposto" al suo ascolto (e alla sua comprensione) fosse privo di quella facoltà che serve ad assorbirla, comprenderla, interiorizzarla e divulgarla. Sento che a me manca una certa percentuale di comprensione ed interiorizzazione, per questo il tutto viene vissuto come una costante antitesi.

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Risposta 25 di danielescarpetti

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🙂

Quello della dualità è una costante umana da cui nessuno - e intendo proprio nessuno - è immune. Si potrebbe dire che è parte integrante dell'animo umano.

Io poi...!!!! Non per niente amo particolarmente la musica di Beethoven al cui centro c'è sicuramente, anche, la dualità! 🙄

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Risposta 26 di Piccinesco

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Mi viene in mente la parola "sacro", che non ha a che vedere con la religione o comunque con il significato che le viene dato, ma identifica un qualcosa che sta nel mezzo ed è costituito dagli opposti, in questo caso l'essere, inteso in senso generale.

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