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Lettura Della Partitura: Serve?

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Risposta 21 di Frank

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Se una cosa serve...serve, ma se serve solo per Mozart e poco più (ma poi serve? Riconoscere i timbri è importantissimo e il pf li annulla completamente), ma ho rofmato l'orecchio sulle sinfonie di Mahler (lavoro disumano) ... a che servirebbe?

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Risposta 23 di Carlos

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DrJellyfish ha scritto:

Ciao vecchia quercia!

Ciao vecchia volpe, come butta?! 😛

DrJellyfish ha scritto:

Mi metti un po' in ponte, pensavo che a qualcosa servisse. Certo io lavoro in un ambito un po' diverso dal tuo, ma alle volte mi è servito poter eseguire al piano una sintesi della partitura per provare un passo con un cantante o un solista o far sentire il suono di di una sequenza di accordi a una sezione.

Hmm... per fare sentire il suono di una sequenza di accordi stai suonando solo alcune parti, che è esattamente l'uso che io trovo più utile della "lettura della partitura al pianoforte", ovvero una lettura momentanea e parziale di un frammento particolarmente ostico. Lo faccio anche io, ad es. se mi trovo a studiare un brano tipo "Ein Heldenleben" (per dire) dove ci sono agglomerati armonici così complessi che in alcuni casi, a mente, non riesco a decifrare. Un "salto" alla tastiera mi permette di isolare un accordo, un passaggio - magari dei corni solamente - che una volta estratto dal complesso riesco a chiarire. STOP. Per quanto riguarda il lavoro con un cantante, normalmente si usano gli spartiti (e, a dire il vero, anche al corso di lettura della partitura si prevede l'uso dello spartito per la musica con cantante solista - leggi: aria d'opera).

DrJellyfish ha scritto:

È anche vero che per sentire come suona un brano (ammesso che sia necessario) è sufficiente ascoltare una registrazione, ma nel caso di un inedito? Poi in genere preferisco farmi una mia idea, solo successivamente ascolto altre versioni, l'imprinting è in agguato ;-)

Concordo. Nel caso di un inedito io propendo per l'orecchio interno (anche nel caso di un "edito", a dire il vero 😉). Tu parli di "farti un'idea" e, nel caso specifico, quest'idea potrebbe essere solo ed esclusivamente di tipo armonico , perché un'idea timbrica, al pianoforte, non puoi averla.

DrJellyfish ha scritto:

Alla fine, forse sono di vecchia scuola, penso che un direttore o soprattutto un compositore debba essere autonomo nella lettura della partitura, non debba ricorrere, qualora voglia capire come suona un brano particolarmente ostico dal punto di vista armonico, a un CD o a un computer.

Idem come sopra 😉

DrJellyfish ha scritto:

Chiaramente si tratta di una sintesi, è ovvio che non sia possibile riprodurre esattamente tutto quello che c'è scritto, ma credo che questo studio sviluppi ulteriormente la lettura, l'orecchio, la capacità di vedere al volo quali sono le parti più importanti, i raddoppi, la capacità appunto di sintetizzare la struttura armonica e ritmica del brano. Certo, se fossi Beethoven non ne avrei bisogno... ;-)

Dunque, un momento: se mi parli di capacità di vedere "al volo" non ci stiamo parlando della stessa cosa... la lettura della partitura, a mio modo di vedere, non è utile per studiare una partitura (mentre è la finalità principale di un corso come quello che si fa in conservatorio). E lo studio non si fa "al volo". Poi, se tu mi dici che può succedere di doversela sbrigare e leggere dalla partitura perché manca lo spartito (ma quante volte succede?) allora è un altro paio di maniche, ma trovo che sia talmente raro che non meriti un corso specifico.

Io, per quel che mi riguarda, trovo che ciò che manca davvero sia un vero corso di "lettura della partitura", ma non al pianoforte: a tavolino. Anche al corso di composizione, volenti o nolenti, ci si mette al pianoforte, anche perché, per parlare in due o più di una successione armonica, è utile averla presente nelle orecchie ("senti quest'accordo?": plùm! "ecco, senti come risolve": plàm! e così via...). Ma credo si dovrebbe insegnare agli aspiranti direttori come realmente si affronta lo studio, dal principio, di una partitura per orchestra. È la domanda che mi sento fare più spesso da chi mi chiede suggerimenti per lo studio, da chi viene a lezione: "come faccio a studiare una partitura?".

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Risposta 24 di DrJellyfish

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Par Bastet

Carlos ha scritto:

Io, per quel che mi riguarda, trovo che ciò che manca davvero sia un vero corso di "lettura della partitura", ma non al pianoforte: a tavolino. Anche al corso di composizione, volenti o nolenti, ci si mette al pianoforte, anche perché, per parlare in due o più di una successione armonica, è utile averla presente nelle orecchie ("senti quest'accordo?": plùm! "ecco, senti come risolve": plàm! e così via...). Ma credo si dovrebbe insegnare agli aspiranti direttori come realmente si affronta lo studio, dal principio, di una partitura per orchestra. È la domanda che mi sento fare più spesso da chi mi chiede suggerimenti per lo studio, da chi viene a lezione: "come faccio a studiare una partitura?".

Mi trovi d'accordo in linea di massima, in effetti il corso di lettura della partitura andrebbe semplicemente orientato e strutturato diversamente, più che eliminato (ma questo vale anche per Jazz e altre discipline, che con gli attuali programmi ministeriali non funzionano certo al meglio).

Il discorso della lettura pianistica sarebbe solo la conseguenza dell'apprendimento delle abilità che hai elencato.

Mi spiego: penso che sia difficile avere in testa una successione armonica senza essere in grado di eseguirla (leggendo dalla partitura);

i vari plùm e plàm chi li suona?

Non mi sembra il caso di farli ascoltare da un CD (quello può essere utile per lavorare sul suono) e, del resto, sono sicuro che tu sappia eseguire al piano una sintesi di un passaggio, non foss'altro per spiegarlo, per far sentire le risoluzioni di cui sopra etc. Se questa cosa è di una qualche utilità in qualche modo la si dovrà insegnare...

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Risposta 25 di Carlos

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La vediamo da due prospettive differenti, ma non meno valide l'una rispetto all'altra. Personalmente riesco ad "avere in testa" una successione armonica senza doverla suonare e quindi non ne sento la necessità. In realtà, ti dirò di più: dove risulta impossibile suonare al pianoforte certi passaggi di alcune partiture particolarmente complesse, per evidenti limiti, l'orecchio può superare quei limiti, perché va ben al di là delle dieci dita... Ho studiato a tavolino la partitura di Petrouchka di Stravinsky e non ne saprei (tecnicamente parlando) suonare che alcuni passaggi, ma quella partitura è nella mia testa con i suoi timbri esatti, i suoi tempi esatti e senza nessun filtro "digitale".

La necessità di spiegare a un'altra persona è un aspetto che non fa parte degli obiettivi del corso di lettura della partitura, perché se così fosse non ti richiederebbero di leggere la 3. di Mahler al pianoforte, ma ti chiederebbero di leggere "queste otto battute degli ottoni", riesco a spiegarmi?

Ciò che io trovo del tutto inutile, frustrante e assurdo e che si costringa la gente (anche i non pianisti, accidenti, cos'hanno fatto di male?) a mettersi davanti ad una partitura per orchestra e a leggerne intere pagine operando una sintesi estemporanea. La sintesi è possibile solo dopo l'analisi e la sintesi pianistica, dove fosse possibile, richiederebbe una conoscenza della materia (intendendo, con "materia", il pianoforte) che di per sé necessita di molto tempo. Un clarinettista (o chi per lui) di fronte ad una partitura e dopo un paio di anni di "pianoforte complementare" cosa potrà mai ricavare da quell'esercizio?

Dovessi redigere io un programma per un corso di lettura della partitura/pianoforte complementare penserei, soprattutto, a fornire ai non pianisti uno strumento utile per il loro mestiere, quindi, ad esempio, lascerei perdere le Sonate di Beethoven e metterei in repertorio, per ciascuno strumentista, una selezione dei brani solistici del rispettivo repertorio, del quale l'allievo di turno dovrebbe imparare la riduzione pianistica della parte orchestrale o la parte pianistica nel caso si tratti di brani da camera. Così, i violinisti imparerebbero ad accennarsi "La Primavera", il Concerto di Tchaikowsky...; i flautisti imparerebbero i Concerti di Mozart, mi spiego? Questo avrebbe un'utilità, pianisticamente parlando, nel loro studio quotidiano.

Per quanto riguarda invece la parte specifica sulla partitura, se proprio proprio, vedrei di buon occhio un esercizio mirato sulle famiglie degli strumenti, con particolare riferimento ai traspositori, che quando si devono inserire estemporaneamente in una lettura complessiva vengono nella maggiorparte dei casi ignorati (si leggono i legni acuti, i primi violini e i violoncelli-contrabbassi, e non dite che non è vero! 😃). Prendere l'Ottava di Mahler e leggere due pagine di soli corni 😮 è un'esperienza davvero formativa; prendere i Quadri e leggere Catacombae (solo quello, c'avete mai provato?) senza sbirciare la parte pianistica del rigo sotto piccolo piccolo fa sentire davvero scemi 😃 ma è quello che davvero servirebbe.

Un'altra cosa che servirebbe (ma qui andiamo sul complicato) sarebbe abituare a cantare le parti dell'orchestra, cosa che il 90% dei direttori non sa fare (come il 90% degli strumentisti, ai quali, se fate vedere uno spartito, finché non l'hanno accennato sullo strumento non hanno idea di cosa sia...). Ma per saper riprodurre autonomamente una parte è necessario averla assimilata con l'orecchio interno, e torniamo da capo. 😉

Tutto questo, naturalmente, visto dalla parte di un direttore d'orchestra, ma, davvero, uno, cioè io. È il mio punto di vista e non pretendo assolutamente di sostenere che sia l'unico valido, anche perché sono smentito dai fatti, ovvero da moltissimi colleghi che utilizzano normalmente il pianoforte per studiare. Io, nonostante sia pianista, non l'ho mai fatto e continuo a non sentirne il bisogno...

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Risposta 26 di pianistamaggiorenneDi38

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salve a tutti, mi scuso per la risposta che ho scritto qualche tempo fa. Mi sono accorto che il mio e' stato un malinteso, per qualche ragione dopo aver letto il titolo del post e dopo aver interpretato in maniera sbagliata quello che aveva scritto Carlos, 'non serve a nulla' ho smesso di leggere e ho risposto di botto pensando che stessero discutendo dei principianti, tipo quelli che iniziano a suonare e si lamentano di questo e di quello.

Acc..!! Mi sono sbagliato completamente, un malinteso totale, anzi adesso che ho capito di cosa state parlando, ne ho tratto anche molte cose interessanti.

Scusate ancora. 🙂

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