La vediamo da due prospettive differenti, ma non meno valide l'una rispetto all'altra. Personalmente riesco ad "avere in testa" una successione armonica senza doverla suonare e quindi non ne sento la necessità. In realtà, ti dirò di più: dove risulta impossibile suonare al pianoforte certi passaggi di alcune partiture particolarmente complesse, per evidenti limiti, l'orecchio può superare quei limiti, perché va ben al di là delle dieci dita... Ho studiato a tavolino la partitura di Petrouchka di Stravinsky e non ne saprei (tecnicamente parlando) suonare che alcuni passaggi, ma quella partitura è nella mia testa con i suoi timbri esatti, i suoi tempi esatti e senza nessun filtro "digitale".
La necessità di spiegare a un'altra persona è un aspetto che non fa parte degli obiettivi del corso di lettura della partitura, perché se così fosse non ti richiederebbero di leggere la 3. di Mahler al pianoforte, ma ti chiederebbero di leggere "queste otto battute degli ottoni", riesco a spiegarmi?
Ciò che io trovo del tutto inutile, frustrante e assurdo e che si costringa la gente (anche i non pianisti, accidenti, cos'hanno fatto di male?) a mettersi davanti ad una partitura per orchestra e a leggerne intere pagine operando una sintesi estemporanea. La sintesi è possibile solo dopo l'analisi e la sintesi pianistica, dove fosse possibile, richiederebbe una conoscenza della materia (intendendo, con "materia", il pianoforte) che di per sé necessita di molto tempo. Un clarinettista (o chi per lui) di fronte ad una partitura e dopo un paio di anni di "pianoforte complementare" cosa potrà mai ricavare da quell'esercizio?
Dovessi redigere io un programma per un corso di lettura della partitura/pianoforte complementare penserei, soprattutto, a fornire ai non pianisti uno strumento utile per il loro mestiere, quindi, ad esempio, lascerei perdere le Sonate di Beethoven e metterei in repertorio, per ciascuno strumentista, una selezione dei brani solistici del rispettivo repertorio, del quale l'allievo di turno dovrebbe imparare la riduzione pianistica della parte orchestrale o la parte pianistica nel caso si tratti di brani da camera. Così, i violinisti imparerebbero ad accennarsi "La Primavera", il Concerto di Tchaikowsky...; i flautisti imparerebbero i Concerti di Mozart, mi spiego? Questo avrebbe un'utilità, pianisticamente parlando, nel loro studio quotidiano.
Per quanto riguarda invece la parte specifica sulla partitura, se proprio proprio, vedrei di buon occhio un esercizio mirato sulle famiglie degli strumenti, con particolare riferimento ai traspositori, che quando si devono inserire estemporaneamente in una lettura complessiva vengono nella maggiorparte dei casi ignorati (si leggono i legni acuti, i primi violini e i violoncelli-contrabbassi, e non dite che non è vero! 😃). Prendere l'Ottava di Mahler e leggere due pagine di soli corni 😮 è un'esperienza davvero formativa; prendere i Quadri e leggere Catacombae (solo quello, c'avete mai provato?) senza sbirciare la parte pianistica del rigo sotto piccolo piccolo fa sentire davvero scemi 😃 ma è quello che davvero servirebbe.
Un'altra cosa che servirebbe (ma qui andiamo sul complicato) sarebbe abituare a cantare le parti dell'orchestra, cosa che il 90% dei direttori non sa fare (come il 90% degli strumentisti, ai quali, se fate vedere uno spartito, finché non l'hanno accennato sullo strumento non hanno idea di cosa sia...). Ma per saper riprodurre autonomamente una parte è necessario averla assimilata con l'orecchio interno, e torniamo da capo. 😉
Tutto questo, naturalmente, visto dalla parte di un direttore d'orchestra, ma, davvero, uno, cioè io. È il mio punto di vista e non pretendo assolutamente di sostenere che sia l'unico valido, anche perché sono smentito dai fatti, ovvero da moltissimi colleghi che utilizzano normalmente il pianoforte per studiare. Io, nonostante sia pianista, non l'ho mai fatto e continuo a non sentirne il bisogno...