D'accordo su tutto tranne su due cose.
Bianca ha scritto:
-la tonalità è principalmente uno strumento potentissimo nelle mani di chi crea musica, una facilitazione enorme il cui sviluppo ha consentito nei secoli classici la creazione di monumenti. La sua potenza però non sta nel fatto di essere l’unica descrizione possibile, ma di essere una delle poche basata su concetti principalmente musicali, dove la “giustificazione” acustica, seppur coerente, potrebbe anche solo essere accidentale
La tonalità, intesa come "concetto principalmente musicale", spiega solo una parte della strutturazione del discorso musicale. Quando si vuole spiegare il resto (forma, ritmo) si ricorre a paradigmi extramusicali come la grammatica (inciso, frase, periodo), la logica (motivo), la narrativa (lo sviluppo). E questo fin dal Settecento (per di più il riferimento alla grammatica si trova fin nell'antichità). Quindi attenzione a concentrarsi solo sulla tonalità escludendo il resto: anche (anzi soprattutto) nel repertorio classico-romantico.
Bianca ha scritto:
-se una musica piace solo dopo che si è capito il processo generativo che l’ha portata ad essere tale, allora quella musica non piace, o meglio piace illusoriamente, perché in modo traslato. La musica si può spiegare e comprendere in tanti modi, ma il suo contenuto estetico può essere spiegato solo musicalmente (ossia attraverso concetti musicali).
Perché tirare in ballo il piacere? Il piacere non c'entra nulla con la fenomenologia, né direttamente con il contenuto estetico.