L'allievo è alle prese con il finale della sonata op. 35 di Chopin.
Molto interessante quando Gyorgy Sebok lo ferma e dice:
"Tu pensi di suonare il pianoforte usando le dita, questo è un grande errore, tu devi suonare il pianoforte usando le mani".
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L'allievo è alle prese con il finale della sonata op. 35 di Chopin.
Molto interessante quando Gyorgy Sebok lo ferma e dice:
"Tu pensi di suonare il pianoforte usando le dita, questo è un grande errore, tu devi suonare il pianoforte usando le mani".
Moderatore
Bello. Naturalmente il pianista insiste e spiega a suo modo il rapporto tra durata e intensità del suono. E' quello che crea la "continuità" sul nostro strumento. Non possediamo un "arco", ma dobbiamo sentire la continuità del suono che diviene cantabile . I martelli hanno il compito di eccitare le corde, ma interrompono la continuità. Sentiamo sempre nelle nostre orecchie e nel nostro cuore la voce dei nostri insegnanti che dicevano continuamente ..."canta!". all'inizio non si capisce bene che diavolo volessero pretendere perché si era più attenti e preoccupati a "prendere" le note. Col tempo il canto deve entrare dentro di noi e deve assumere una valenza prevalente e soprattutto logica. Negli esempi il Maestro compie dei gesti corporei che accarezzano la melodia elogiando la "chiusura" dei suoni. Il canto, la frase, ci deve convincere e deve convincere e non deve essere essere di aspetto "timido" ed equivocabile.