Mi pare di capire che la via maestra nell’approccio allo studio dello strumento sia quella di prendere lezioni in presenza.
Come già accennato, qualche tempo fa ho preso lezioni di pianoforte presso un’accademia musicale della mia città, per quasi un anno. Il rapporto umano col maestro è stato davvero buono. Nulla da eccepire. Mi resta il ricordo di una persona gentile e sempre disponibile. Ricordo che sovente la lezione si protraeva oltre l’ora canonica, senza obiezioni.
Da un punto di vista didattico, invece, direi luci ed ombre. Non ho esperienza per poter valutare in maniera oggettiva la preparazione di un maestro. Però, un'opinione se la fa anche l'allievo più sprovveduto.
Sentirlo suonare era un piacere. Ricordo che insisteva molto sul “suono”, anche quando i primi tempi a stento “beccavo” i tasti giusti. Al momento la cosa mi appariva bizzarra, ma poi, grazie anche ad alcune considerazioni lette qui sul forum, ho capito che l’emissione del giusto suono è essenziale, e tale abilità vada affinata sin da principio.
Eppure, ciò che mancava nella didattica era l'approfondimento “della via” per raggiungere un determinato obiettivo. Ricordo che le cadute le abbiamo risolte in meno di una lezione. Delle scale abbiamo curato soprattutto l'aspetto inerente la teoria musicale. Però, nel momento in cui dovevo eseguirle utilizzando il peso, non mi veniva spiegato il “come” riuscire a farlo.
Il maestro non mi hai mai accennato alla muscolatura, quindi alla problematica inerente i muscoli antagonisti e alla necessità di farli lavorare alternativamente. Nessun accenno ai gesti di base. Nessun riferimento al come distribuire il peso fra spalla, braccio e avambraccio. Oppure su come ottenere un buon legato (ma forse i tempi non erano maturi).
Per evitare tensioni, l’indicazione era di mantenere il polso “morbido”… e di articolare.
Credo che un bravo maestro debba spiegare i movimenti giusti, poi “mostrarli” praticamente, ed infine farli applicare all’allievo con gli esercizi/studi che ritiene più opportuni.
Sentirsi ripetere “… stai rilassato, mantieni il polso morbido e articola!” lascia il tempo che trova se non viene fornita un' adeguata didattica sul concetto e applicazione del rilassamento. Ciò che richiede una base di conoscenze di anatomia e adeguati esercizi per l’ottenimento della rilassatezza di spalle, braccia… etc.
Insisto su questo aspetto, magari sbagliando, perché penso che approcciare nel modo corretto la tecnica pianistica sia fondamentale anche per il semplice “amatore” del pianoforte. Se non altro per non incappare in tendiniti e quant’altro. Penso che un allievo col tempo possa spiccare il volo o restare al palo. Le variabili sono infinite. Però, in entrambi i casi, quando ci si siede al pianoforte bisogna farlo con la giusta postura e in assenza di tensioni. Altrimenti, meglio lasciar perdere, anche se il livello pianistico è modesto.
Ripeto, sono mie opinabili considerazioni.
Ed eccoci al dunque:
Volendo riprendere le mie lezioni di pianoforte, mi chiedevo ( e chiedo a voi gentilmente), se esistono dei criteri da seguire nella scelta di un “bravo” maestro. Oppure bisogna semplicemente affidarsi al passaparola e provare per un certo periodo se c’è il giusto feeling.
Stante che un bravo maestro avrà un cachet adeguato, vorrei gentilmente qualche suggerimento per fare una buona scelta. Quali referenze chiedere, ad esempio.
Ringrazio anticipatamente.