Quando si studia un brano per il pianoforte, quand'è che è meglio studiare separatamente la mano destra e la mano sinistra, e quando invece è meglio cominciare già con l'insieme? C'è una regola, o una logica, per decidere quand'è meglio fare una cosa o l'altra?
Nella fattispecie sto studiandomi la sonata KV545 di Mozart, ma arrivato al primo movimento (ho iniziato dal secondo) m'è venuto questo dubbio....
Generalmente io studio qualsiasi cosa a mani separate e consiglio di fare altrettanto ai miei studenti. Comincio con la mano sinistra, che per me (come per molti) è "naturalmente" meno agile ed inoltre si tende (soprattutto se inesperti) ad ascoltare meno della destra.
So che altri pianisti hanno un'abitudine diversa, preferiscono suonare subito a mani unite. Io mi trovo meglio con questo metodo anche per motivi strettamente musicali: ad esempio, proprio nella Sonata K 545, anche l'Andante può essere opportunamente studiato a mani separate! E' utile studiare la sinistra sola, per studiare bene le quartine di sedicesimi (il classico "basso albertino"), curando il suono e il fraseggio (sì, perché anche il "basso albertino" può avere un suo fraseggio). E poi naturalmente il canto della mano destra: suono, dinamiche, fraseggio.
Mi trovo perfettamente d'accordo con il Maestro Sfredda, lo studio a mani separate è fondamentale per capire bene i fraseggi della mano destra e della mano sinistra che è importante almeno quanto la destra.
Sono d'accordo anche io sullo studio a mani separate. Magari non a lungo. Cercare di unire le mani cercando il coordinamento dei gesti, per poi tornare allo studio a mani separate, come approfondimento della conoscenza del pezzo. L'alternanza con lo studio a mani unite ( anche per piccoli frammenti o per piccole frasi) sarà utile per chiarire al pianista quali parti dovrà ancora studiare a mani separate e quali non.
Lo studio della sinistra, sono d'accordo, è fondamentale. Addirittura nello studio della memoria, la "sinistra a memoria" e "mani separate a memoria" saranno utilissime!