Gli esempi sono sempre le migliori cose per chiarire un concetto a causa dell'esemplificazione che ne segue.
Poniamo dunque che io sia un ingegnere edile che deve costruire un palazzo...
Durante il progetto mio figlio mi chiede di affiancarmi, così, entusiasta della sua curiosità per il mio lavoro, gli spiego tutte le fasi, dal progetto alla direzione in cantiere: - qui dobbiamo fare una gettata con tot cemento, qui le travi devono essere larghe x a base quadrata e alte y, il massetto sul solaio dev'essere fatto di argilla espansa per non appesantire troppo il solaio, la prima squadra di operai dovrà fare questo, la seconda questo, il secondo giorno mandiamo gli elettricisti e gli idraulici ecc. ecc. -
Andiamo sul cantiere e cominciamo a dirigere gli operai. Lui segue e si appunta ogni cosa che gli ho detto.
Bene... Mio figlio a 12 anni sarà potenzialmente in grado di fare lo stesso identico palazzo in un altro posto e potrà dirigere gli operai imponendo le stesse direttive che ho imposto io sul palazzo che ho già costruito.
Poniamo che mio figlio sia stato tanto bravo nel copiare il mio lavoro nel primo palazzo da guadagnarsi le prime pagine sui giornali: "Bambino di 12 anni progetta e realizza palazzina".
Gli chiedono dunque di realizzare un palazzo diverso, più grande... Morale della favola -> Lui non sa farlo e se lo facesse probabilmente il palazzo cadrebbe appena arrivati a costruire il secondo piano... Cadrebbe perché non è un vero ingegnere, è solo un bambino che ha copiato le direttive del padre, lui non può sapere come fare i calcoli del cemento, non saprebbe come distribuire i pesi dei solai, non saprebbe calcolare le tolleranze. È solo un bambino che ha copiato di sana pianta quello che ha fatto il padre.
Ora... Probabilmente il metodo di copiare il padre potrebbe portare i suoi benefici in futuro facendolo appassionare alla materia per poi intraprendere la strada dell'ingegneria edile, quando sarà grande e capace di intendere l'ingegneria alla base delle costruzioni, ma potrebbe anche decadere come interesse una volta scoperto che la strada per diventare ingegnere non è solo quella di dirigere gli operai e disegnare progetti, perché capirebbe che prima di disegnare progetti e dirigere squadre di operai, ci sono tanti calcoli da fare (scoprirebbe una parte che potrebbe essere per lui noiosa).
Con questo voglio dire che le cose andrebbero fatte per gradi. Bisogna fornire le basi della costruzione introducendo i materiali, parlando delle basi fisiche di carico e tolleranza di carico ecc. ecc. Questi sono degli strumenti che poi uno studente può spendere in diversi contesti cosicché se domani arrivasse qualcuno a chiedere di costruire un palazzo diverso da quello che ha costruito suo padre potrebbe rispondergli: - Non c'è problema -.
Nel pianoforte l'impostazione di base della tecnica pianistica, del solfeggio e della teoria musicale sono argomenti troppo importanti per essere sorvolati e richiedono il tempo giusto o meglio, quello che gli spetta, per essere assimilati, soprattutto se si insegnano ai bambini. Mettersi al pianoforte e fargli vedere per un anno di fila quali note suonare è una scorciatoia che, sempre secondo il mio modestissimo parere, non porta da nessuna parte, o comunque serve a poco se non a niente. A questo punto potresti replicare dicendo: "Ma anche tu spesso hai detto che la tecnica dovrebbe essere assmilata nella musica e non solo tramite esercizi tecnici e ginnastica per le dita". "Si" rispondo io, "la tecnica deve essere assimilata in un contesto musicale che sia però alla portata del ragazzo/bambino, cosicché questa possa essere capita e sperimentata in altri contesti musicali".
Bisogna accettare il fatto che per arrivare a certi risultati si debba fare anche il lavoro sporco, per gradi, con tanta dedizione e sacrificio perché non si diventa pianisti copiando gli altri così come non si diventa ingegneri copiando gli altri. Questo pensiero che ho appena citato mi ricorda molto una frase di Carlo Rubbia intervistato a Ballarò quando parlando delle sue perplessità riguardo alla fusione fredda disse (citazione non testuale perché non ricordo esattamente ma il senso era questo): - Non credo che Dio ci abbia fatto un regalo da cui ricavare energia in modo così semplice -.
Tornando al pianoforte, sono pronto a scommettere 10 a 1 che se dopo quei bei video virtuosistici del Liszt maturo, mettessimo dinnanzi a quei bambini, sul leggìo, un brano estratto a caso dal Cesi-Marciano non sarebbero in grado di suonare una battuta di fila all'altra.
A questo punto (frase retorica) "mi sorge spontanea una domanda"... Cos'hanno imparato questi bambini ?
Risposta: - un unico brano in tutto un anno di studi col solo scopo di dare spettacolo e mettere sotto i riflettori il suo maestro e la sua tecnica "rivoluzionaria" -.
PS. Ovviamente, lo ribadisco, questa è solo una mia umilissima opinione.