Deve essere intonato da mani esperte. Ma prima di intonare bisogna SEMPRE controllare l'efficienza e la regolazione della meccanica e l'accordatura. Anche un unisono scordato può far "sparare" una nota. Mai usare gli aghi se non si è esperti.
Leggevo ora a proposito del suono ovattato: diviene tale se le punture avvengono in modo spropositato, tale da uccidere la martelliera. Si deve pungere in modo scientifico e graduato. In questo modo il timbro sarà sempre preciso nelle varie dinamiche. Esistono delle aree di compressione e altre di dilatazione del martello da rispettare. Il martello dovrebbe essere un pugno di ferro in un guanto sottile di velluto.
Pochissimi tecnici sono anche dei bravi voicer... La meccanica, l'accordatura ok...l'intonazione è la parte più artistica della messa a punto. Ci sono tecniche di intonazione per aprire di più il suono (vedi come fa Steinway per esempio). Il suono voluto dalla Casa non andrebbe "ucciso" con intonazioni spropositate, ma domato: piccoli ritocchi ripetuti nel tempo per uniformare il timbro e correggere l'asprezza. Uno Yamaha non deve suonare come un Pleyel altrimenti risulterebbe ovattato (come dici tu); e viceversa!!!. Ogni strumento ha delle caratteristiche date dal progetto ma anche dalla sua natura intrinseca (ovvero da come nasce) e l'intonazione dovrebbe enfatizzare tali caratteristiche piuttosto che sopprimerle. Intonare non significa addolcire, o almeno non soltanto, ma ridonare al martello le giuste zone di compressione ed espansione. Anche la scelta della martelliera è fondamentale: se scelta bene, avrà bisogno di meno intonazione e quindi conserverà più a lungo le sue peculiarità specifiche.
Tutto questo imparato anche da esperienze negative sui miei pianoforti, oltre che ai saggi consigli del M° Ferrarelli.