Io penso che, in discorsi come questo, emergono divergenze quando gli interlocutori fanno riferimento a presupposti diversi tra loro. Il mio presupposto (su cui si poggia la mia intera concezione della materia ED. MUSICALE e dell'insegnarla) è di intendere la materia MUSICA come PRETESTO per accompagnare e stimolare la crescita della persona. In particolare, l'aspetto creativo, la fantasia, la personalità, ecc. Questo principio mi è stato fortemente inculcato durante i 4anni di corso abilitante all'insegnamento. Questo significa che Ed.musicale NON DEVE formare musicisti (che si formano per altre vie ben note). Questo è il mio punto di partenza; poi, negli anni, ho plasmato il mio stile didattico secondo l'equazione SAPERE + FANTASIA = CREATIVITA'. Mi spiego. Il sapere, quello nozionistico, ad ampio raggio è quello trattato nelle varie materie (lettere, matematica, storia, tecnologia, arte, ecc.); la fantasia è quella che hanno (o dovrebbero avere) VIVIDA i miei alunni, e che rappresenta la veria materia prima, il carburante, l'energia che manda avanti il sistema. Ma perché sia un buon carburante occorre che le sia riconosciuta la stessa grande e fondamentale importanza; la creatività...è l'obiettivo finale: realizzare qualcosa di concreto, di tangibile con le proprie forze e con le proprie conoscenze. Ora...se si intende l' ed.musicale come la intendo io, ossia un catalizzatore tra educazione, conoscenza e realizzazione dell'individuo, alcune consuetudini da troppi anni ormai consolidate perdono significato: suonare il flauto dolce, la teoria musicale, l'ascolto, storia della musica, ecc. Perdono significato (ma non importanza) perché il mio obiettivo è un altro. Poi c'è da dire che ultimamente la scuola si sia aperta finalmente alle diversità degli apprendimenti perché sembra che i disturbi specifici dell'apprendimento sono più diffusi di quanto si pensasse. Aggiungiamo la multi-etnicitá, la disoccupazione, il degrado sociale, la crisi...e il cerchio si chiude. Ho imparato a mie spese che un dislessico e un flauto dolce è un binomio impossibile. Ho imparato a mie spese che ad una classe socialmente degradata non ha senso insegnare anche solo le basi della teoria musicale perché....a persone col destino quasi segnato quanto pensate possa importare delle note nelle righe o negli spazi, del sib suonato al flauto della vita di Mozart o dell'ascolto della sagra della primavera?
Ma se a queste stesse persone si chiedesse di mettere in pratica quelle poche nozioni apprese in geometria, matematica e teconologia per progettare uno strumento musicale? E se, nel laboratorio di falegnameria lo si potesse costruire davvero e prendere atto che funziona? E se poi a queste stesse persone venisse in mente di inventare della musica? E se finite le medie, uno di questi
tipi tosti avesse deciso di diventare falegname essendosi entusiasmato in questo circuito di cose? Ho fatto bene o ho fatto male il mio lavoro?....
Per contro, un prof di musica che segue scrupolosamente il programma ministeriale, vecchio stampo, solo flauto, storia, teoria e sammarcanda di vecchioni riesce magari a entusiasmare un tipo tosto e questi si appassiona a tal punto da voler intraprendere studi musicali in conservatorio o a studiare chissacos' altro...questo prof ha fatto bene o ha fatto male il suo lavoro? ...
In un mondo sempre più piccolo e sempre più difficile, gli aridi nozionismi fini a se stessi non hanno efficacia nè didattica nè educativa. A me, i miei 'tipi tosti', hanno dimostrato che sono in grado di fare grandi, grandissime cose, profonde, importanti, emizionanti...basta solo metterli nelle condizioni di poterlo fare.