Didattica

Morricone attacca: "la musica nelle scuole è un disastro e basta flauti"

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Ludovica

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Risposta 21 di LucaCavaliere

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Segrate

Caro Red… nessuna zappa.

Certo che l’ascolto è attivo!

Infatti io, da non-musicista, sono molto orgoglioso del mio ruolo quando assisto a un concerto… e sottoscrivo tutto ciò che dici qui sopra.

Mica intendevo dire che un insegnate debba proporre un qualsivoglia brano senza introdurlo/indirizzarlo… e tutto ciò che giustamente scrivi.

Ma come si può mettere sullo stesso piano (quanto ad ‘attività’) interprete e ascoltatore!?

Ma solo per il semplice fatto che per ascoltare – anche chi parla! – bisogna stare zitti (zitti anche mentalmente)… non è ‘passività’ questa?... con tutto il valore positivo che io do a questa parola.

Si potrebbe definire l’ascolto attivo (l’unico vero ascolto) come una ‘passività consapevole’…

Ma non vorrei spingermi così lontano nella discussione. Si potrebbe anche osservare che la prima educazione a un ascolto attivo dovrebbe venire dai genitori.

Ma così andiamo ancora più lontano…

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Risposta 22 di ScalaQuaranta

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Io penso che, in discorsi come questo, emergono divergenze quando gli interlocutori fanno riferimento a presupposti diversi tra loro. Il mio presupposto (su cui si poggia la mia intera concezione della materia ED. MUSICALE e dell'insegnarla) è di intendere la materia MUSICA come PRETESTO per accompagnare e stimolare la crescita della persona. In particolare, l'aspetto creativo, la fantasia, la personalità, ecc. Questo principio mi è stato fortemente inculcato durante i 4anni di corso abilitante all'insegnamento. Questo significa che Ed.musicale NON DEVE formare musicisti (che si formano per altre vie ben note). Questo è il mio punto di partenza; poi, negli anni, ho plasmato il mio stile didattico secondo l'equazione SAPERE + FANTASIA = CREATIVITA'. Mi spiego. Il sapere, quello nozionistico, ad ampio raggio è quello trattato nelle varie materie (lettere, matematica, storia, tecnologia, arte, ecc.); la fantasia è quella che hanno (o dovrebbero avere) VIVIDA i miei alunni, e che rappresenta la veria materia prima, il carburante, l'energia che manda avanti il sistema. Ma perché sia un buon carburante occorre che le sia riconosciuta la stessa grande e fondamentale importanza; la creatività...è l'obiettivo finale: realizzare qualcosa di concreto, di tangibile con le proprie forze e con le proprie conoscenze. Ora...se si intende l' ed.musicale come la intendo io, ossia un catalizzatore tra educazione, conoscenza e realizzazione dell'individuo, alcune consuetudini da troppi anni ormai consolidate perdono significato: suonare il flauto dolce, la teoria musicale, l'ascolto, storia della musica, ecc. Perdono significato (ma non importanza) perché il mio obiettivo è un altro. Poi c'è da dire che ultimamente la scuola si sia aperta finalmente alle diversità degli apprendimenti perché sembra che i disturbi specifici dell'apprendimento sono più diffusi di quanto si pensasse. Aggiungiamo la multi-etnicitá, la disoccupazione, il degrado sociale, la crisi...e il cerchio si chiude. Ho imparato a mie spese che un dislessico e un flauto dolce è un binomio impossibile. Ho imparato a mie spese che ad una classe socialmente degradata non ha senso insegnare anche solo le basi della teoria musicale perché....a persone col destino quasi segnato quanto pensate possa importare delle note nelle righe o negli spazi, del sib suonato al flauto della vita di Mozart o dell'ascolto della sagra della primavera?

Ma se a queste stesse persone si chiedesse di mettere in pratica quelle poche nozioni apprese in geometria, matematica e teconologia per progettare uno strumento musicale? E se, nel laboratorio di falegnameria lo si potesse costruire davvero e prendere atto che funziona? E se poi a queste stesse persone venisse in mente di inventare della musica? E se finite le medie, uno di questi

tipi tosti avesse deciso di diventare falegname essendosi entusiasmato in questo circuito di cose? Ho fatto bene o ho fatto male il mio lavoro?....

Per contro, un prof di musica che segue scrupolosamente il programma ministeriale, vecchio stampo, solo flauto, storia, teoria e sammarcanda di vecchioni riesce magari a entusiasmare un tipo tosto e questi si appassiona a tal punto da voler intraprendere studi musicali in conservatorio o a studiare chissacos' altro...questo prof ha fatto bene o ha fatto male il suo lavoro? ...

In un mondo sempre più piccolo e sempre più difficile, gli aridi nozionismi fini a se stessi non hanno efficacia nè didattica nè educativa. A me, i miei 'tipi tosti', hanno dimostrato che sono in grado di fare grandi, grandissime cose, profonde, importanti, emizionanti...basta solo metterli nelle condizioni di poterlo fare.

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Risposta 23 di ScalaQuaranta

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P.S. mi rendo conto di essere stato prolisso,, in alcuni passi poco chiaro e di aver usato un italiano un po' discutibile e un po' martoriato! Mi scuso, ma è stato per via della fretta, del fatto che è un argomento che mi prende non poco e, soprattutto perché ho inserito l'ultimo post via smartphone.

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Risposta 24 di foster12

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Come non condividere quello che ha detto il Maestro Morricone?

Sulla questione flauto è anche una questione di costi/fattibilità.

Meglio col flauto che non con la tastiera dell'IPAD che emula il pianoforte. E lì che potremmo andare a finire tra poco... 🙁

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Risposta 25 di Thesimon

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@ScalaQuaranta

Sono d'accordo ma qui torniamo al discorso della passione per l'insegnamento che facemmo in un altro topic se non sbaglio. Io considererei anche le variabili tecnologiche. La musica si fa in una miriade di cose, basta solo capire quali corde muovere e nei giovani non ci vuole molto. Tutti stanno davanti al pc, su youtube, altri a giocare, di certo tutti i giovani di oggi si trovano abbastanza a loro agio con la tecnologia. Allora perché non insegnargli l'utilizzo di un DAW ? Perché non insegnargli un software di notazione musicale come sibellius o finale, per poi inserire anche la teoria musicale spiegandogli che anche se si sta utilizzando un pc non si può inserire una nota in un pianoroll se non si conoscono le durate, le pause, la posizione delle note sul pentagramma. Farli appassionare ad uno strumento spiegando che quella musica che hanno scritto e che ascoltano con un sintetizzatore o con un sampler riuscirebbe molto meglio se fossero loro a suonare registrandosi. Dare sfogo alla creatività. La cosa dev'essere fatta con estrema calma e furbizia. Bisogna fare in modo che siano loro a muoversi verso il mulino e non noi a tirarli.

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Risposta 26 di CromaDiBrera

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Caro Simone, capisco il tuo discorso ma, detto da uno che ormai fa musica solo con il computer, penso che ci siano cose oltre le quali non bisognerebbe andare. La musica è un'esperienza sonora legata alla produzione fisica del suono e credo bisognerebbe emozionarsi semplicemente per questo; perciò non sono sicuro che possa essere proficuo introdurre gli scolari al mondo della produzione virtuale senza farli prima render conto di cosa sia la produzione concreta di un suono ottenibile da uno strumento acustico. Con rispetto parlando (e proprio perché, ripeto, io uso solo librerie campionate), il mondo è già fin troppo pieno di ragazzi che smanettano orchestre virtuali col pc senza rendersi conto di cosa voglia dire far eseguire realmente una tal frase da musicisti in carne e ossa, e che pensano basti poter suonare ogni cosa su una tastiera midi.

Io penso che bisognerebbe affiancare le due cose, ma senza prescindere dall'esperienza di uno strumento reale.

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Risposta 27 di Thesimon

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Si ma infatti io intendevo dire che bisogna anche mettersi in condizione di potersi creare un posto di merito nella reputazione che questi ragazzi attribuiscono all'insegnante per poi procedere a ritroso. Tutti i giovani adesso hanno grande confidenza con le tecnologie quindi perché non usare questo legame per poi poter procedere a ritroso dimostrando che non ci si può mettere davanti ad un PC e fare Musica, senza avere la conoscenza della teoria musicale, senza aver ascoltato i grandi autori, senza appassionarsi ad uno strumento ? Nel mio esempio la tecnologia viene solamente "sfruttata" (termine un pochino improprio ma concedimelo) per poter avere l'attenzione di una classe che, se costretta a sorbirsi il programma ministeriale tradizionale, non sarebbe interessata... Cosa che succede quasi sempre con lo spot: ora di musica = ora di ricreazione. Se per destare l'interesse dei ragazzi è utile partire dalla tecnologia per poi procedere a ritroso ben venga. L'importante è che non vengano dimenticati gli argomenti principali ai quali tu giustamente fai riferimento.

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Risposta 28 di LucaCavaliere

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sono d'accordo con entrambi i vostri discorsi (CromaDiBrera e TheSimon)

mai prescindere dall'esperienza reale

(in altro ambito ho sentito "vecchi" computer-grafici lamentarsi di giovani colleghi che non hanno mai realmente tracciato un segno)

Ma ottimo anche il discorso sulla "scaltrezza promozionale" (si può dire?).

Partiamo dall'aspetto tecnologico tecnoludico affascinante... e poi approfondiamo "a ritroso".

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