Procedura di studio:
1) prima di tutto, rendersi conto del "carattere del pezzo" , leggerlo, ascoltarlo, amarlo, capirne il senso musicale, ....
2) Ecco che, se siamo in grado di leggerlo, iniziare a conoscerlo. Anche uno studio a mani separate è buono, anzi ottimo. Anche qualche passaggio facile si puo suonare a mani unite. In quasta fase, secondo me, avviene la conoscenza, come tra due amici.Attraverso questa fase si deve capire se quel pezzo "è per noi" oppure no, perchè, magari, troppo avanzato o perché non ci è congeniale. Se non decidiamo di studiarlo....almeno lo abbiamo conosciuto. ( Certo ..che non dobbiamo fare continamente così..altrimenti conosceemo molto, ma studieremo e approfondiremo pochissimo) Anche il Maestro deve intervenire ed, eventualmente, consigliare l'Allievo.
3) fatto questo, si comincia a dividere il pezzo in sezioni ( cercherò di illustrarlo sul video). Per esempio, se trattasi di un primo tempo di sonata, individuare il primo e secondo tema dell'esposizione, poi dove inizia lo sviluppo, dove è la ripresa, e dove, nell'ambito della ripresa, si ripresenta il secondo tema (Che è quello che appunto nella RIPRESA si presenta nella TONALITA' Madre)...Questa parentesi è importante!!!!! Anche nelle prime sonate di Beethoven alcuni elementi inducono in inganno.....ma questa regola ci dice veramente dove sta il SECONDO TEMA. Poi segnare se il pezzo finisce con una Coda.
4) Contemporaneamente alla terza fase, individuare il tempo base e individuare le figure ritmiche che ci sembrano più difficili. Prima dell'esame di solfeggio o prima di una adeguata preparazione teorica, che consiglio di intraprendere parallelamente allo studio dello strumento, avremo un poco di difficoltà a realizzare alcune o molte figure ritmiche con la giusta accentuazione. E' compito costante del Maestro quello di "vigilare" e spiegare non solo il ritmo come "divisione (solfeggio) ma anche come "interpretazione" ( per es. una stessa figura puntata, pur nel rigore della divisione, può avere carattere "eroico" o melodico ...ecc e per es. più o meno accentuata e/o appoggiata......). Meglio esaminare tutti i "problemini separatamente ( mani separate)
5) Lo studio può iniziare a piccole sezioni compiute. Ripeto piccole. Rispettando sempre la MUSICA. un inciso+un inciso=mezzafrase. Mezzafrase+mezzafrase=Frase. Prima a mani separate e poi subito unite. Le piccole sezioni possono essere unite quando si conoscono veramente.
E' molto importante non passare continuamente oltre!!!!! Si pensi ad una pentola d'acqua sul fuoco: quale economia avremo se mentre sta arrivando all'ebollizione, spegnamo ripetutamente il fuoco?
6) nella fase 5 si comincia a presentare l'esigenza di risolvere i problemi tecnici o almeno tutti quegli ostacoli che si presentano nel nostro "naturale" cammino. Bisogna comunque "salvare preziosamente" ( Il Maestro deve farlo) ciò che naturalmente realizziamo. Questo a qualsiasi livello di capacità. Alcuni studenti o pianisti già formati usano naturalmente e con efficacia diteggiature che per altri sono difficili. Ogni movimento o serie di movimenti (gesti) sono diversi da pianista a pianista. Divertirsi a vedere come pianisti con mani di diversa conformazione sia differenti nel "gesto"....ne parleremo. Bisogna in questa fase individuare i gesti fondamentali di base....Beh, questo passaggio con rotazione, quest'altro con dita ferme e un po' di braccio, quest'altro con la massima pressione..partecipazione della spalla ecc....... ( Il Maestro abituerà l'allievo e servirsi di questo "repertorio tecnico", che già lo stesso ha conosciuto nei "formulari" tecnici e attraverso dagli insegnamenti di base del Maestro stesso e lo arricchirà per l'Allievo)
intermezzo: Per assimilare un pezzo possono essere adottate due strade.
- imparare piccole cellule già subito a memoria, addirittura nominandole con lettere o segni di riconoscimento. Diventa un gioco: Suoniamo ora la A3 fino alla B1 ecc...
- Lavorare sempre a piccole cellule, senza mai lasciare la lettura.
Sono contrario ad una scelta intermedia.
Personalmente credo che, anche adottando il secondo metodo, si debba esercitare la memoria, si debba imparare a suonare a memoria, si debba rischiare di suonare a memoria.
Osserviamo la frase in francese : "a memoria"= "par coeur"....forse quando conosciamo bene l'opera a memoria ...ci è veramente entrata "nel cuore..."
secondo intermezzo: se dobbiamo metterci alla prova con la memoria...proviamo ad eseguire il pezzo a memoria , a mani separate.....ne scopriremo delle belle!!!!!
7) ora il pezzo è musicalmente "su". Ancora alcuni errori, piccole cose o "cosette da risolvere" che abbiamo rimandato. La musica ci incoraggia e durante l'apprendimento non dobbiamo, a mio avviso, mai allontanarci da essa. Il Maestro farà alcuni esempi e farà sentire la differenza tra una buona e una cattiva realizzazione musicale, suggerirà le frasi, il modo di renderle secondo l'intenzione dell'Autore.
8) Il perfezionamento può e deve avvenire smontando ciò che non va per capire, dico "capire" perchè quel passaggio non viene o perché non riusciamo a suonarlo con abbastanza disinvoltura. A volte, non subito questo avviene. Dipende dalla nostra maturità e dalla maturità del pezzo. Già ...la Musica è come un frutto...che anche quando viene colto...continua a maturare. Riprendere, dopo tempo, le composizioni studiate in passato ci fa capire che dentro di noi, se ben studiate, è rimasta una radice che si è propagata e "maturata". Ogni tanto, anche dopo aver suonato in esecuzione pubblica un pezzo, conviene lasciarlo e dopo tempo studiarlo di nuovo. Anche i Grandi hanno fatto questo. Il grande esempio di Bachaus, che nella sua vita ha ristudiato e rieseguito,reincidendole, tutte le trentadue sonate di Beethoven e ripetutamente i 5 concerti, ci deve illuminare.
Spero di non essere stato prolisso e noioso.