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Perche' Esiste La Morte?

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Gianfranc0

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Risposta 21 di Piccinesco

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Una musica che sentite in modo particolare, l' avete percepita in modo profondamente diverso quando una persona per voi cara è venuta a mancare?

Vi è capitato di avere repulsione soprattutto per qualcosa che in altri momenti era fonte di intense emozioni ( non di negazione appunto )?

Riguardo la morte spesso penso, con una certa ansia, per non dire angoscia, alla possibilità che si possa nascere ( avendo ora la percezione che possa accadere e

magari dopo nel prosieguo di un' altra vita )successivamente dopo la morte avendo le sembianze di un' altra persona, o nel corpo di un animale ad esempio, ma appunto

( e qui è per me il punto più complesso ) avendo percezione ( come la coscienza attuale )di aver già vissuto qualcosa, qualcosa che fa pensare di aver avuto

una precedente vita.

La paura, per quello che mi riguarda, è legata al fatto di non voler rivivere esperienze che creano dolore, nelle sue molteplici sfumature, e può essere legata anche

al non voler rivivere il tempo trascorso di un determinato arco di tempo della propria vita, paura a parte, ho spesso provato questa sensazione fino ad una certa età, ora

nonostante ho passato momenti veramente pesanti e ancora ne vivo di simili, non sembro avere la stessa percezione che avevo diciamo fino all' adolescenza e poco oltre

per quel che ricordo, ma non posso negare che quando pensavo queste cose provavo un' angoscia particolare.

Sembrano passati decenni, e invece sto parlando di pochi anni fa, in questo penso che in parte si possa ipotizzare e intuire il grado di felicità o meno di una persona,

come ha vissuto fino ad un determinato momento, come si sente attualmente, fermo restando che ognuno ha una propria percezione di ogni sensazione ed emozione.

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Risposta 22 di GnazzJazz

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Piccinesco ha scritto:

...

Riguardo la morte spesso penso, con una certa ansia, per non dire angoscia, alla possibilità che si possa nascere ( avendo ora la percezione che possa accadere e

magari dopo nel prosieguo di un' altra vita )successivamente dopo la morte avendo le sembianze di un' altra persona, o nel corpo di un animale ad esempio, ma appunto

( e qui è per me il punto più complesso ) avendo percezione ( come la coscienza attuale )di aver già vissuto qualcosa, qualcosa che fa pensare di aver avuto

una precedente vita.

...

Personalmente ho la sensazione che questo ripetersi della vita non abbia senso di esistere quindi non mi preoccupa.

C'è diversa letteratura su questo argomento e mi sono fatto però l'idea che tali percezioni siano possibili pur non essendo riferibili a qualcosa di reale (vedi paramnesi, mi pare) o forse che la vita degli esseri umani sia più complessa di quello che pensiamo, in particolare più "distribuita e condivisa", tali da permettere un certa "conservazione della storia".

D'altra parte, almeno per un essere comune come me e tanti altri, la vita e l'esistenza dell'universo restano fatti "meravigliosi" quanto inspiegabili.

Il cercare a tutti i costi una spiegazione razionale, o comunque confezionare il tutto in una costruzione di fede o di credenza, non lo vedo un buon obiettivo, meglio invece, a parer mio, la contemplazione.

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Risposta 23 di thallo

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affascinante e complesso il discorso di PIccinesco... che dire, a me ha sempre angosciato la filosofia della morte "occidentale", soprattutto quella cristiano-cattolica. L'idea di un lungo ciclo di resurrezioni di una coscienza comune a cui tutti ritorniamo mi spaventa meno

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Risposta 24 di Piccinesco

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GnazzJazz ha scritto:

Personalmente ho la sensazione che questo ripetersi della vita non abbia senso di esistere quindi non mi preoccupa.

C'è diversa letteratura su questo argomento e mi sono fatto però l'idea che tali percezioni siano possibili pur non essendo riferibili a qualcosa di reale (vedi paramnesi, mi pare) o forse che la vita degli esseri umani sia più complessa di quello che pensiamo, in particolare più "distribuita e condivisa", tali da permettere un certa "conservazione della storia".

D'altra parte, almeno per un essere comune come me e tanti altri, la vita e l'esistenza dell'universo restano fatti "meravigliosi" quanto inspiegabili.

Il cercare a tutti i costi una spiegazione razionale, o comunque confezionare il tutto in una costruzione di fede o di credenza, non lo vedo un buon obiettivo, meglio invece, a parer mio, la contemplazione.

Guarda, anche io ovviamente mi ritengo "normale", ma lo metto trà virgolette perchè vivo molto male la mia vita, sia per problemi che ho avuto che per problemi che la mia testa crea, e lo ammetto senza alcun problema, per cui parte di essi costituisce il fondamento su e con cui sono cresciuto, e ora mi trovo con tutti i nodi al pettine, cosa che già avvertivo da tempo.

Per questo motivo ho parlato di sensazioni di paura nel pensare ad un ipotetico "ritorno" sotto altre vesti, però con l' attuale coscienza, non vorrei fare un paragone trà le due cose ma

diciamo il "modus operandi" che intendo è lo stesso: quando pongo l' esempio della persona che potrebbe e dovrebbe porsi il problema a livello di coscienza nei confronti di un animale,

cercando di comprendere in quale stato di abbandono ( soprattutto psicologico ) vive quest' ultimo, immaginando anche solo per pochi attimi se lui stesso fosse nel corpo e nella mente

dell' animale, facendo questa trasposizione pur rimanendo con la propria coscienza ( che tuttavia è senz' altro differente da persona a persona, per cui uno dovrebbe basarsi sulla propria,

sul proprio livello di propensione alla paura di vivere, all' altruismo, al raziocinio, alla paura di non essere compresi, ecc... ), penso che nella maggior parte dei casi la persona messa di fronte a uno scenario del genere tenderebbe anche minimamente, a modificare il proprio approccio nei confronti dell' animale, se non altro, ad un livello che ritengo ( primario, molto istintivo ) basso se posso permettermi di stabilire per un momento una "gerarchia" dei sentimenti d' altruismo, come per sentimenti di indifferenza e di violenza, provando un certo senso di colpa e non più fredda indifferenza, ma c'è anche chi come me prova 2 sensazioni contemporaneamente, mi sento da una parte distaccato e dall' altra comprensivo, nessuna delle due prevale,

e questo mi crea un certo disagio, che non è estinguibile con la solita frase fatta"non pensarci", è impossibile non pensare, ma si possono avere pensieri di diversa qualità, e per qualità in questo caso intendo profondità ed empatia ( che non sfoggio certamente, è un lato di me estremamente debole, e questo non mi piace molto ).

Ecco, detto questo,( anche se è forse impossibile sapere cosa pensi un animale, se non è certo che provi determinate emozioni, non si può dare per certo neanche che non en provi alcuna, io sono aperto da questo punto di vista, nell' animale l' istinto prevale, ma non scommetterei tutto sulla certezza che non vi siano indizi di pensiero razionale ed altre sfumature, e certamente parto dal presupposto che in pratica è come se stessi in un altro corpo ma avessi la stessa coscienza, per cui posso quasi al 100% sbagliare, però ipotizzo una coscienza simile, magari in un' altra persona, qui potremmo avere dei riscontri maggiori e definibili )come potrebbe sentirsi qualcuno con un tale pensiero in una condizione totalmente diversa e alienante?

Qui non mi sto riferendo ne ad una religione ( ho una mia "idea" di dio, che metto sempre in dubbio a livello di esistenza, non do per certo che ci sia un dio, ma neanche per certo che non ci sia ) ne ad una credenza, ma una sensazione che mi ha fatto spesso pensare a questo.

Sono senza ombra di dubbio uno che in alcuni contesti cerca di capire il perchè, di razionalizzare, non sempre riesco e non sempre è possibile, questo lo comprendo, e sulla mia pelle vivo non dico ogni giorno ma ciclicamente ( e direi purtroppo perchè è pesante, ma non posso fare uno switch al cervello, posso solo aumentare il livello di coscienza di quello che sono e comprendere qualcosa in più del legame con quello che mi circonda, e non solo )situazioni per le quali tendo a ragionare a livello infinitesimale, e questa propensione spesso mi comporta molto disagio, molta paura, e un continuo giudicarsi.

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Risposta 25 di Piccinesco

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thallo ha scritto:

L'idea di un lungo ciclo di resurrezioni di una coscienza comune a cui tutti ritorniamo mi spaventa meno

A me si, però è anche vero che dipende dal "momento", dietro di me vedo difficoltà, fatica, che mi hanno portato fino a dove sono, per questo avrei

dei timori nel rinascere, i momenti migliori sono meno, e quelli che ricordo meno, la mia mente avrà soppesato le cose e come "premio" avrà fatto si che

io ricordi maggiormente cose che non vorrei, e probabilmente ( forse ) questo avviene affinchè io possa trarre qualche indizio sul cosa potrei ancora fare

per migliorare la mia percezione del presente e del futuro, ma non voglio certo ridurre il tutto a queste possibilità, le sfumature sono molteplici.

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Risposta 26 di GnazzJazz

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Caspita, Piccinesco, ho provato a leggere velocemente il tuo penultimo post ed è stato impossibile e quindi lo devo rileggere e riflettere con calma (com'è che a sta vita c'e' chi deve rubare il tempo e chi non sa come ammazzarlo?!).

Avevo un gatto salvato, ma non accudito, stava vicino casa come un amico per diversi anni, un cacciatore formidabile; l'ho sognato e poi l'ho ritrovato morto. Non mi è indiferente l'interazione con gli animali, ma non lì penso come fratelli risorti, bensì come creature facenti parte di e partecipanti a questo mondo meraviglioso e inspiegabile, quindi degni d'attenzione. E il pensiero di quanta coscienza possa avere e quindi di come possa sentirsi e trovarsi un animale tocca anche e me e penso alla maggior parte di noi, specie chi ha posseduto un cane, ma non ho paura che la mia coscienza trasmigri in un cane dopo la morte.

Penso che nei confronti degli animali ci voglia comunque grande rispetto nel riconoscere la loro diversità ed identità e che bisogna fuggire sentimentalismi e possessività.

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Risposta 27 di Ociredef

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Non ho mai avuto lutti in famiglia e quelli che ho avuto erano persone che abitavano distante e che non ho avuto il piacere di approfondire durante la loro vita.

In relazione al secondo post: la morte non distrugge lo spirito bensì solo il corpo! La musica, trovo, sia un'arte particolare se non l'unica arte che più di tutte è in grado di condizionare l'essere umano. Ed è l'unica perchè la musica è vibrazione FISICA, il corpo entra in vibrazione e si rende partecipe della musica stessa. Senza nulla togliere alle altre arti!

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