GnazzJazz ha scritto:
Personalmente ho la sensazione che questo ripetersi della vita non abbia senso di esistere quindi non mi preoccupa.
C'è diversa letteratura su questo argomento e mi sono fatto però l'idea che tali percezioni siano possibili pur non essendo riferibili a qualcosa di reale (vedi paramnesi, mi pare) o forse che la vita degli esseri umani sia più complessa di quello che pensiamo, in particolare più "distribuita e condivisa", tali da permettere un certa "conservazione della storia".
D'altra parte, almeno per un essere comune come me e tanti altri, la vita e l'esistenza dell'universo restano fatti "meravigliosi" quanto inspiegabili.
Il cercare a tutti i costi una spiegazione razionale, o comunque confezionare il tutto in una costruzione di fede o di credenza, non lo vedo un buon obiettivo, meglio invece, a parer mio, la contemplazione.
Guarda, anche io ovviamente mi ritengo "normale", ma lo metto trà virgolette perchè vivo molto male la mia vita, sia per problemi che ho avuto che per problemi che la mia testa crea, e lo ammetto senza alcun problema, per cui parte di essi costituisce il fondamento su e con cui sono cresciuto, e ora mi trovo con tutti i nodi al pettine, cosa che già avvertivo da tempo.
Per questo motivo ho parlato di sensazioni di paura nel pensare ad un ipotetico "ritorno" sotto altre vesti, però con l' attuale coscienza, non vorrei fare un paragone trà le due cose ma
diciamo il "modus operandi" che intendo è lo stesso: quando pongo l' esempio della persona che potrebbe e dovrebbe porsi il problema a livello di coscienza nei confronti di un animale,
cercando di comprendere in quale stato di abbandono ( soprattutto psicologico ) vive quest' ultimo, immaginando anche solo per pochi attimi se lui stesso fosse nel corpo e nella mente
dell' animale, facendo questa trasposizione pur rimanendo con la propria coscienza ( che tuttavia è senz' altro differente da persona a persona, per cui uno dovrebbe basarsi sulla propria,
sul proprio livello di propensione alla paura di vivere, all' altruismo, al raziocinio, alla paura di non essere compresi, ecc... ), penso che nella maggior parte dei casi la persona messa di fronte a uno scenario del genere tenderebbe anche minimamente, a modificare il proprio approccio nei confronti dell' animale, se non altro, ad un livello che ritengo ( primario, molto istintivo ) basso se posso permettermi di stabilire per un momento una "gerarchia" dei sentimenti d' altruismo, come per sentimenti di indifferenza e di violenza, provando un certo senso di colpa e non più fredda indifferenza, ma c'è anche chi come me prova 2 sensazioni contemporaneamente, mi sento da una parte distaccato e dall' altra comprensivo, nessuna delle due prevale,
e questo mi crea un certo disagio, che non è estinguibile con la solita frase fatta"non pensarci", è impossibile non pensare, ma si possono avere pensieri di diversa qualità, e per qualità in questo caso intendo profondità ed empatia ( che non sfoggio certamente, è un lato di me estremamente debole, e questo non mi piace molto ).
Ecco, detto questo,( anche se è forse impossibile sapere cosa pensi un animale, se non è certo che provi determinate emozioni, non si può dare per certo neanche che non en provi alcuna, io sono aperto da questo punto di vista, nell' animale l' istinto prevale, ma non scommetterei tutto sulla certezza che non vi siano indizi di pensiero razionale ed altre sfumature, e certamente parto dal presupposto che in pratica è come se stessi in un altro corpo ma avessi la stessa coscienza, per cui posso quasi al 100% sbagliare, però ipotizzo una coscienza simile, magari in un' altra persona, qui potremmo avere dei riscontri maggiori e definibili )come potrebbe sentirsi qualcuno con un tale pensiero in una condizione totalmente diversa e alienante?
Qui non mi sto riferendo ne ad una religione ( ho una mia "idea" di dio, che metto sempre in dubbio a livello di esistenza, non do per certo che ci sia un dio, ma neanche per certo che non ci sia ) ne ad una credenza, ma una sensazione che mi ha fatto spesso pensare a questo.
Sono senza ombra di dubbio uno che in alcuni contesti cerca di capire il perchè, di razionalizzare, non sempre riesco e non sempre è possibile, questo lo comprendo, e sulla mia pelle vivo non dico ogni giorno ma ciclicamente ( e direi purtroppo perchè è pesante, ma non posso fare uno switch al cervello, posso solo aumentare il livello di coscienza di quello che sono e comprendere qualcosa in più del legame con quello che mi circonda, e non solo )situazioni per le quali tendo a ragionare a livello infinitesimale, e questa propensione spesso mi comporta molto disagio, molta paura, e un continuo giudicarsi.