Grazie per la pubblicità!!?. A parte gli scherzi, una meccanica deve essere sempre "pronta", cioè sempre rispondente alle sollecitazioni del gesto pianistico. Il pianista, a volte usa delle parole non sempre tecniche, ma che rendono l'idea della "sensazione" negativa che prova quando si approccia al suo strumento. "Questa tastiera è come impastata", "riesco con difficoltà a ribattere", "sento troppo lo scalino dello scappamento" " non riesco a realizzare il piano e il forte", " La tastiera è dura" ," lo sento frenato"ecc.
Non esiste un "ferro della prontezza" bensì una serie di valutazioni e messe a punto che riportano lo strumento alla sua efficienza originaria, pur con tutti i suoi limiti di progetto.
Il mio video sulle regolazioni personalizzate già presuppongono che non vi siano problemi e/o impedimenti sull'ottimale funzionamento della meccanica. Una buona e precisa regolazione, standard o personalizzata, può essere presa in considerazione solo dopo l'analisi dello stato di efficienza della meccanica e tastiera. Infatti ogni regolazione forzata che tende a correggere degli impedimenti di movimento è errata e finisce per complicare le cose. Faccio un esempio: La carica delle molle dei cavalletti devono essere regolate con la giusta carica per far si che i martelli salgano decisi, ma senza saltare, una volta che lasciano i paramartelli (pianoforte a coda). Se però i perni delle forcole dei martelli sono duri ovvero hanno un attrito eccessivo, allora sarà necessario caricare di più le molle, con conseguente aumento delle "durezze". Tutto sarà alterato e si avrà la sensazione di un pianoforte poco sensibile, anzi, alcune "mezze tinte" e soprattutto il piano e il pianissimo potrebbero essere non realizzabili.
Quindi, sia quando il pianoforte esce dal negozio ( possibile giacenza passata in magazzino) sia dopo qualche anno di utilizzo, andrebbe controllato e mantenuto efficiente.
Lo strumento, che abbiamo acquistato e pagato, deve offrire la sua piena efficienza e ogni limite o impedimento protratto nel tempo costringe il pianista a mettere in atto false soluzioni tecniche. Infatti, Lui si abitua via via a questo mal funzionamento e si ostina, a volte, a volerlo vincere a tutti i costi.
Lo scopo di questo sito, mi si da' l'occasione di ripeterlo, è quello di far capire al pianista quando e quanto questi impedimenti dipendano da Lui e/o quando e/o quanto dal suo strumento. Ciò forma una consapevolezza che aiuta a suonare anche su strumenti meno efficienti.
Ho sentito dire da qualcuno: "suona su di uno strumento un po più duro o meno efficiente, cosicché quando troverai il pianoforte in sala. ti sembrerà tutto più facile."
Secondo me è proprio il contrario: Acquisire consapevolezza significa valutare in qualsiasi momento quello che gli strumenti possono dare e quello che noi possiamo dare nei limiti dello strumento. Quindi "niente muscoli" , ma acquisizione di un giusto modello mentale di funzionamento.