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Qual'è il vostro metodo?

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pestatasti

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Risposta 21 di francescochopin90

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Altro mito da sfatare: non si suona solo con le dita!

Purtroppo al Conservatorio che ho frequentato fino a qualche anno fa (evito di dire quale), era opinione abbastanza comune fra i pianisti che si dovesse suonare il pianoforte stando dritti allo sgabello, immobili, senza muovere spalle, muovendo solo le dita. Se dovessi suonare così, la gente che mi conosce mi riderebbe in faccia perché divento un'altra persona  😛  😛  Questo in musica non va bene!

Ecco, io credo che la "tecnica" debba adeguarsi all'anatomia e alla psiche del pianista. A un mio allievo non posso insegnare a suonare esattamente come suono io: sarebbe una cosa assurda!

Per quanto mi riguarda mi sto facendo molte domande e ho capito che tutto il corpo contribuisce a suonare: le spalle, i gomiti, i polsi, il torace, l'addome, le gambe e addirittura lo sfintere anale e le sopracciglia  😃  😃  Bisogna alternare momenti di tensione, quasi di "sforzo" (attenzione, sforzo non è uguale a rigidità), e momenti di "galleggiamento". Qualche docente mi boccerebbe per questo mio approccio: pazienza! Il risultato è quello che conta. Logicamente la strada e lunga e di certo ne so meno di un docente; ma credo di essere sulla strada giusta.

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Risposta 22 di francescochopin90

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Scusate alcune frasi "poco diplomatiche"!  😟

Non sono una persona presuntuosa. Ma sono capitate cose in passato che mi hanno lasciato una sensazione di rabbia.

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Risposta 23 di Ceci

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monza

grazie Simon!!! mi hai rincuorato davvero. casualmente sto proprio imparando la K330 in questo momento... il primo tempo per il momento, a memoria. con un po' di fatica ma meno di quella che pensavo. mi rendo conto che avere lo spartito in mente anche se lo lasci a disposizione ti da una sicurezza che altrimenti non avresti e questo aiuta molto anche la parte interpretativa. 

in quanto a Hanon, ne ho sempre fatto un sacco,  quando studiavo da ragazzina, e anche  ora che ho ripreso dopo tantissimi anni. ma non sono sicura mi sia di qualche aiuto davvero. in ogni pezzo c'è sempre una battuta o due critica che nonostante Hanon e Hanon  ho difficoltà a risolvere. quindi forse il metodo di Chang che è anche quello che proponete voi alla fine, di lavorare sul pezzo è il migliore.

l'unica cosa è che non ho ben capito come si applicano gli insiemi paralleli  su cui si basa il suo metodo. tu ne sai qualcosa? il libro ( almeno la prima edizione in italiano e la seconda in inglese) si può scaricare da internet.

complimenti a Francesco per il brillante risultato!

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Risposta 24 di Lestofante

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Ceci ha scritto:

 quindi forse il metodo di Chang che è anche quello che proponete voi alla fine, di lavorare sul pezzo è il migliore.

l'unica cosa è che non ho ben capito come si applicano gli insiemi paralleli  su cui si basa il suo metodo. tu ne sai qualcosa? il libro ( almeno la prima edizione in italiano e la seconda in inglese) si può scaricare da internet.

Se intendi Chuan Chang-i Fondamenti Dello Studio Del Pianoforte, avevo creato questo vecchio topic, qualcosa online c'è 🙂

http://www.pianoconcerto.it/forum/index.php?/topic/626-chuan-chang-i-fondamenti-dello-studio-del-pianoforte/

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Risposta 25 di francescochopin90

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I complimenti li accetto per i risultati in termini musicali, non per il voto che è soltanto un numero, anche se fa tanto piacere averlo alto.  😄

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Risposta 26 di pianoexpert

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rocca di papa

Complimenti per il voto e per la tua dedizione. Non sono intervenuto sino ad ora, ma ho letto con attenzione. Per Ceci:Anche per me la 330 è stata una sonata di studio giovanile. Francescochopin90: mi fa piacere che tu faccia certe osservazioni e puntualizzazioni sul pedale. Che non si suoni solo con le dita è evidente e se sei a queste considerazioni, vuol dire che il tuo livello di tecnica e di ricerca tecnica sono "avanti". Complimenti ancora

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Risposta 27 di Bill

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Bari
Il 17/10/2014 alle 20:57, francescochopin90 dice:

Io credo che se la diteggiatura è coerente col gesto, vale sia in lentezza che in velocità. Se invece in velocità si necessità di una nuova diteggiatura, allora era incoerente col gesto.

Tra l'altro ho un'idea tutta mia della velocità. Non esiste "un tempo" specifico per ogni brano, ma esiste "il tempo" coincidente con il nostro respiro. Un largo prevede meno note ad ogni respiro, un presto tante note all'interno dello stesso respiro. Ma il tempo è sempre lo stesso! Il tempo della nostra anima! Il tempo del nostro respiro! Ed è ciclico all'interno del brano. Tanti me ne diranno di quanto ho affermato, ma la penso così e suono così.

Sono d'accordo con il metodo Hanon purchè si faccia musica. Ripeto: col pianoforte si può fare SOLO musica!

Prendiamo l'esercizio numero 1. Il respiro pianistico è questo: si parte con la calma, si arriva alla tensione del levare e si torna alla calma del battere successivo. Questo dev'essere reso col suono e in piccola parte anche con l'agogica. Vale anche per l'Hanon, perchè no! Sul levare ci metterei anche un pelino di pedale.

Applichiamo questo discorso alle singole cellule: Do mi fa sol la sol fa mi re. Il do è in calma, si aumenta la tensione fino al sol, il la è già in fase di ritorno alla calma che si realizza nel re e si ripete lo stesso gioco nella cellula successiva.

Poi ampliamo il discorso. Le prima note di ogni cellula insieme formano una scala: do re mi fa sol la si do. Stessa cosa: do in calma, la massima tensione, il si porta alla calma che si realizza col do. Possiamo aumentare la tensione aumentando di volta in volta la dose di pedale ad ogni levare di ogni cellula.

Direte: ma è un esercizio. E io rispondo: e quale esercizio migliore se non muovere le dita e i piedi in sincronia col respiro? Se lo impari con l'Hanon, lo puoi applicare a qualunque pezzo!

Complimenti, mi piace la tua idea della velocità "umanizzata" col respiro 

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