Simone, io, come te, sono quasi maniacale con i miei pianoforti. Sono convinto che non quasi quasi devono essere più prestanti gli strumenti "domestici" perché è proprio su questi che si raffina il tocco; in esecuzione si può anche "compensare" qualche problema (facilmente il cervello si adatta, per esempio, a una nota un po' più squillante delle altre adattando il tocco proprio su quella). Se questi compensi possono essere un pregio per il pianista durante il concerto, possono portare a scompensi se avvengono in casa quotidianamente. Intervenire in modo "aggressivo" su uno strumento trascurato per anni è difficile e revisioni meccaniche importanti possono anche lasciare insoddisfatti il proprietario. Meglio intervenire per gradi. Anche un intervento importante, quale può essere una sostituzione di martelliera, può essere molto "semplificato" se nel complesso la meccanica funziona. In Italia manca la cultura del prendersi cura del proprio pianoforte. Vedo concertisti di un certo calibro con strumenti di pregio ma messi davvero male. Inutile possedere uno Steinwey se non si è in grado di seguirlo, se è pieno di attriti, se non è intonato, se è costantemente accordato. Molto più gratificante suonare sui miei modesti Pleyel/Schimmel mezzacoda o verticalino Kawai, ma in condizioni più che decenti, seguiti costantemente dal sottoscritto, rivisti dal tecnico in media ogni 6 mesi. Sono attrezzato con il teflon e ogni tanto ricontrollo gli attriti. Se posso caricare o scaricare una molla, lo faccio da solo, non si tratta certo di regolare una meccanica, cosa di cui non ho la presunzione di poter/saper fare, affidandomi solo all'alta competenza di un tecnico. Ho incontrato due categorie di tecnici e due risposte differenti alla mia pignoleria: quelli che cercavano di evitarmi o che mi davano del presuntuoso (mi è stato pure detto di farmi il digitale se voglio lo strumento sempre prestante); il tecnico attuale si DIVERTE (in senso positivo) innanzi alle mie richieste, sincero anche dei limiti a cui lo strumento può arrivare (per esempio disse da subito che il mio è un gran bello strumento, con una bella martelliera, con una bella meccanica, una eccellenta tavola armonica, un bel suono, ma di dover fare i conti con una pesatura buona ma non raffinata come per esempio Yamaha, e con lunghezza e calibro delle corde che sono comunque di un mezzacoda e non di un grancoda). Tutti i pianoforti hanno pregi e limiti (non chiamiamoli difetti), però prendersi cura di loro permette di esaltare i primi facendoci dimenticare quasi dei secondi. La gran parte dei pianisti purtroppo non sa nemmeno come funziona la meccanica del pianoforte. Quando mi approccio allo strumento, la prima cosa è capire dove scatta il martello, con che forza viene parato e con quale rimane sospeso; ma se non si conoscono queste cose....
Dobbiamo solo stare attenti, però, a non diventare ossessivi. Non significa non essere pignoli, ma stare attenti che questa nostra caratteristica non ci faccia perdere di vista la musica o che ci faccia essere - uso un termine medico - ipocondriaci nei confronti dello strumento. O magari, invece di lasciarci travolgere dal suono, ci fossilizziamo su una nota scordata ecc.. Quando si suona, si suona...
Il 10/2/2020 alle 08:17, francescochopin90 ha detto:
Simone, io, come te, sono quasi maniacale con i miei pianoforti. Sono convinto che non quasi quasi devono essere più prestanti gli strumenti "domestici" perché è proprio su questi che si raffina il tocco; in esecuzione si può anche "compensare" qualche problema (facilmente il cervello si adatta, per esempio, a una nota un po' più squillante delle altre adattando il tocco proprio su quella). Se questi compensi possono essere un pregio per il pianista durante il concerto, possono portare a scompensi se avvengono in casa quotidianamente. Intervenire in modo "aggressivo" su uno strumento trascurato per anni è difficile e revisioni meccaniche importanti possono anche lasciare insoddisfatti il proprietario. Meglio intervenire per gradi. Anche un intervento importante, quale può essere una sostituzione di martelliera, può essere molto "semplificato" se nel complesso la meccanica funziona. In Italia manca la cultura del prendersi cura del proprio pianoforte. Vedo concertisti di un certo calibro con strumenti di pregio ma messi davvero male. Inutile possedere uno Steinwey se non si è in grado di seguirlo, se è pieno di attriti, se non è intonato, se è costantemente accordato. Molto più gratificante suonare sui miei modesti Pleyel/Schimmel mezzacoda o verticalino Kawai, ma in condizioni più che decenti, seguiti costantemente dal sottoscritto, rivisti dal tecnico in media ogni 6 mesi. Sono attrezzato con il teflon e ogni tanto ricontrollo gli attriti. Se posso caricare o scaricare una molla, lo faccio da solo, non si tratta certo di regolare una meccanica, cosa di cui non ho la presunzione di poter/saper fare, affidandomi solo all'alta competenza di un tecnico. Ho incontrato due categorie di tecnici e due risposte differenti alla mia pignoleria: quelli che cercavano di evitarmi o che mi davano del presuntuoso (mi è stato pure detto di farmi il digitale se voglio lo strumento sempre prestante); il tecnico attuale si DIVERTE (in senso positivo) innanzi alle mie richieste, sincero anche dei limiti a cui lo strumento può arrivare (per esempio disse da subito che il mio è un gran bello strumento, con una bella martelliera, con una bella meccanica, una eccellenta tavola armonica, un bel suono, ma di dover fare i conti con una pesatura buona ma non raffinata come per esempio Yamaha, e con lunghezza e calibro delle corde che sono comunque di un mezzacoda e non di un grancoda). Tutti i pianoforti hanno pregi e limiti (non chiamiamoli difetti), però prendersi cura di loro permette di esaltare i primi facendoci dimenticare quasi dei secondi. La gran parte dei pianisti purtroppo non sa nemmeno come funziona la meccanica del pianoforte. Quando mi approccio allo strumento, la prima cosa è capire dove scatta il martello, con che forza viene parato e con quale rimane sospeso; ma se non si conoscono queste cose....
Dobbiamo solo stare attenti, però, a non diventare ossessivi. Non significa non essere pignoli, ma stare attenti che questa nostra caratteristica non ci faccia perdere di vista la musica o che ci faccia essere - uso un termine medico - ipocondriaci nei confronti dello strumento. O magari, invece di lasciarci travolgere dal suono, ci fossilizziamo su una nota scordata ecc.. Quando si suona, si suona...
È raro diventare ipocondriaci per un pianoforte. Se ci lamentiamo è perché esiste il problema.