Caro Camy 86,
Non è facile comunicare con poche parole quali opinioni e convinzioni io abbia sullo studio della tecnica pianistica. Ti anticipo che usciranno in Autunno alcuni Tutorials sull'argomento e in particolare sul nostro" approccio corporeo" allo strumento. Ti anticipo che sono contrario ad ogni forma di "culturismo" che tenda, come si dice, a sviluppare "L'indipendenza delle dita"o "irrobustustimento degli arti e/o dei muscoli". Tutto ciò che si ostina a rendere le dita "indipendenti" e "apparentemente forti" ,mollto spesso sacrifica "l'interdipendenza". La partecipazione del polso, dell'avambraccio, del braccio, della spalla seno essenziali allo sviluppo di tutta, dico tutta, la tecnica pianistica. La "fissità" di uno di queste nosre parti corporee e la non partecipazione interdipendente, non permette mai di raggiungere obiettivi definitivi e soprattutto "chiari" nella nostra mente. Anche l'uguaglianza e l'indipendenza, parte di questi obiettivi, non si possono raggiungere senza comprendere che le dita sono solo la parte terminale dei muscoli dell'avambraccio. A volte ci ostiniamo, e molte scuole pianistiche lo impongono, ad "addestrare" e ad "esercitare" con fatica e costrizione i piccoli muscoli, senza ricorrere ai grandi. Il risparmio dell'energia e la coordinazione sono a noi necessarie. Nessuno sviluppo di "forza" deve essere perseguito. il "far muscoli" non è necessario, anzi, potrebbe "uccidere" la sensibilità propriocettiva delle nostre dita, ultime parti "terminali" dei nostri impulsi nervosi, vigili e sensibili "guardiane" del suono, attente e istantanee "messaggere" del cervello, nostro "quartier generale"delle sensazioni. Scopriremo che la grande energia proviene dal mettere "fuori tensione" alcuni nostri muscoli....all'inizio della "comprensione" anche eccessivamente, per poi recuperare la partecipazione di quelli che ci fano comodo e che non ci affaticano assolutamente.
Quandi vediamo suonare un pianista con grande energia e ci sembra che non faccio nessuno sforzo, allora quell'artista ha sicuramente una buona comprensione dei come utilizzare le parti del proprio corpo.( Non uso la parola "Tecnica"...che penso sia un termine molto più ampio e "musicale")
Sembra un discorso strano e lontano da libri di tecnica come Hanon o Rossomandi e lontanissimo dall'impostazione di alcune "eminenti" Scuole pianistiche. Ma penso sia così . Meno male che non sia solo io a pensarlo. Ho constatato negli anni che si sono formate Scuole di pensiero alquanto contraddittorie in merito allo sviluppo della tecnica pianistica. Bisogna scegliere e bisogna, però, verificare gli effetti dei principi enunciati.
Cercherò a breve di rendere con alcuni video più esplicite queste mie convinzioni.
Intanto ,se posso proporre un invito: analizzare sempre il testo, anche poche battute e da lì ricavare le formule "tecniche" necessarie alla realizzazione. Questo presuppone la conoscenza di alcune "strutture" di cui parleremo, prima di esemplificare questo percorso.
Grazie e un caro saluto
Paolo