con Nick ci siamo sentiti telefonicamente, quindi conosco il problema e lo abbiamo dibattuto.
Vorrei fare alcune considerazioni di carattere Musicale e di carattere tecnico.
Diciamo che quando sediamo al pianoforte, dobbiamo considerare che siamo abbastanza lontani dal suono che produciamo. L'approccio ottimale sarebbe, idealmente, quello che ci fa immaginare tutta la meccanica, fino al martello che percuote la corda, come un prolungamento delle nostre dita. Ciò FA I CONTI COL BUON FUNZIONAMENTE DELLA MECCANICA CHE DEVE AVERE I GIUSTI ATTRITI e far si' che ci sia giusto il peso di abbassamento dei tasti, ma soprattutto il giusto peso di ritorno . Il buon rapporto tra questi due valori e una buona regolazione produce dinamicità alla tastiera e ci permette di suonare con facilità i passaggi difficili. Anche la piombatura della tastiera non deve essere eccessiva. Per esempio una meccanica alla quale vengono sostituiti martelli troppo pesanti e con tastiera bilanciata aggiungendo piombatura non avrà la stessa dinamica di una tastiera meno pesata. Questo è importantissimo per il nostro buon approccio allo strumento.
Col tempo, i martelli si segnano contro le corde, il suono diviene più brillante , forse troppo.....e noi ci abituiamo a tutto ciò...fino a che sentiamo però l'esigenza di ottenere un suono più compatto.
Ciò non è possibile se non sostituendo i martelli dello stesso tipo, misura, foratura e inclinazioni. La vita del suono ritorna all'inizio, ritorna a quel suono al quale non eravamo più abituati...e allora sentiamo lo strumento poco sonoro. A meno che non sia stata errata la martelliera o la regolazione, i martelli stessi si segneranno col tempo, producendo via via un suono più aperto.
La rasatura, come già detto, con successiva intonazione modifica la geometria della meccanica e, riducendo la distanza tra apice e anima di legno, genera un suono sicuramente più duro ( anche se compensata da tentativi di intonazione)
Se questa successiva intonazione viene fatta in modo eccessivo e nelle zone errate del martello, l'intervento può essere irreversibile.
La regolazione anche può influire sul suono. Ad esempio uno o due decimi in più di affondo potranno rendere il pianoforte più sonoro, come pure un leggero aumento della distanza martello-corda. Sarà cura del tecnico, in seguito, recuperare rapidamente queste leggere variazioni di distanza utilizzando degli spessori.
Sarebbe anche il caso di soffermarsi a parlare di tecnica pianistica, ma voglio solo dire ( come ho ripetuto altre volte) che il suono ottenuto da una maggiore gravitazione, unito alla preparazione di una martelliera in modo omogeneo, genera un magnifico cantabile. Si ascolti i dischi di Rubinstein, dove la destra suona sinceramente forte e legato anche nel piano. Da lui dichiarato che la "sincera" gravitazione, specie della mano destra, affidandosi di più al sostegno delle dita, produce sicurezza e cantabilità. Una martelliera, per esempio divenuta molto aspra, troppo brillante ecc... scoraggia il pianista a produrre questo "suono lavorato in profondità" e lo abitua ad un minore appoggio sul fondo del tasto.
Quando si cambia la martelliera viene cambiata, questo minore appoggio, gravitazione, produce un suono che "fa fatica ad uscire" specie nel cantabile. Il grande pianista, il che ho avuto la fortuna di ascoltare dal vivo e con il quale ho parlato più di una volta, non si risparmiava di esemplificare spesso a noi, giovani ragazzi ( e non solo- ne parla anche Pollini), assetati di segreti, questa modalità di approccio. Vi assicuro che il peso delle sue dita sulla nostra spalla era impressionante.
Naturalmente questo sviluppo di energia non proviene da "prove muscolari" bensì dal controllo della nostra muscolatura "fuori tensione". Segnalo il meraviglioso libro di Monique Deschausses "l'Home e le piano" che tratta magnificamente proprio questo concetto. Della stessa autrice il libro sui 24 studi di Chopin. ...Il francese è comprensibile ...
Faccio sempre troppe chiacchiere......
Buona Musica