Schumann, Geistervariationen WoO 24
Le ascolto da pochi giorni (nell'interpretazione di A. Shiff, che però su youtube non c'è). io le trovo stupende. Voi che ne pensate?
e questo accostamento?
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Schumann, Geistervariationen WoO 24
Le ascolto da pochi giorni (nell'interpretazione di A. Shiff, che però su youtube non c'è). io le trovo stupende. Voi che ne pensate?
e questo accostamento?
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Ciao Luca, quando ieri mi hai accennato a queste variazioni di Schumann, non avevo inteso esattamente di quello che tu mi parlavi: il tedesco non lo conosco per nulla e io le conoscevo col nome che solitamente diamo in italiano, Variazioni degli spiriti.
Il nome deriva dal fatto che nel 1854, Schumann ormai in preda alla pazzia e ossessionato dalla paura di essere attorniato dagli spiriti, pensò che a dettargli quel tema fossero stati gli spiriti di Schubert e Mendelsshon ma, in realtà, quel tema a cui fece seguire quattro variazioni, lui l'aveva composto già di persona alcuni mesi prima nel suo
.Ora, molto sinceramente, l'accostamento di quest'opera all'Arietta e variazioni dell'Opus 111 mi sembra sbagliato. Non solo perché è come accostare l'Everest ad una montagna di gran lunga più modesta ma perché, prorpio nel caso di queste variazioni esse hanno avuto un seguito che di gran lunga si innalza a vette veramente altissime.
Sto riferendomi naturalmente alle
di Johannes Bramsh che, come ho già detto in passato in altro topic, in tema di Variazioni è equiparabile alle altri due grandi B tedesche che lo hanno preceduto: Bach e Beethoven.Brahms le dedicò a Julie Schumann, figlia minore di Robert e Clara, e questa fu la sua ultima elaborazione di quel grande lutto che egli provò alla morte del suo amico Robert Scumann. Ora, queste variazioni - come tutte quelle brahmsiane del resto - sono veramente un capolavoro assoluto che però , come accade spesso per tanta musica del genio amburghese, sono ai più sconosciute e sono anche la dimostrazione della grandissima capacità di Brahms di saper comporre per pianoforte a quattro mani come lo fu, prima di lui soltanto Schubert.
Mi saprai (saprete) dire in merito!
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Caro Daniele,
ho ascoltato con piacere le Variazioni op. 23 di Brahms. Non le avevo mai ascoltate. Le ho trovate molto belle (ed è dir poco) ma dopo l'ascolto sono ancora convinto dell'accostamento che ho proposto tra le variazioni 'degli spiriti' e quelle dell'op. 111 di Beethoven. Anzi, l'ascolto delle variazioni di Brahms mi ha chiarito in cosa davvero consista quell'accostamento che ho fatto più che altro "a sensazione" (senza essere capace di darne spiegazione).
Ebbene non ne faccio una questione di grandezza: di "altezza" del monte (accogliendo la metafora da te proposta), ma una questione di "materiale": a me par di sentire che l'Everest e la Collina siano della stessa roccia.
Certo che, senza ascoltare le Variazioni op. 23 di Brahms non mi credo sarei chiarito le idee così alla svelta. Quest'ultime saranno anche più elevate (non lo metto in dubbio), però le sento più affini, semmai, alle Variazioni 'Eroica' op 35 sempre di Beethoven: hanno la stessa forza, vivacità, maestà, splendore timbrico.
Le Geistervariationen invece, pur in misura ridotta, si muovono nella direzione di quelle dell'op. 111 di Beethoven, cioè di una progressiva "rarefazione" e smaterializzazione del tema di partenza.
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Caro Luca,
ho voluto riascoltare sia le variazioni di Schumann che il secondo movimento dell'Opus 111 di Beethoven alla luce della motivazione che ti ha condotto ad abbinarle ma, ancora una volta - limite mio sicuramente - io non riesco a cogliere nulla che possa accomunarle.
Tu parli di materiale ed io penso che sia proprio il materiale sonoro che le rende diverse.
Beethoven con le variazioni della sua ultima stagione compositiva assolutamente visionaria, guarda al Novecento. Bisognerà aspettare infatti il secolo scorso, la seconda scuola di Vienna, i neoclassici, Bartok e perfino i post-seriali perché le intuizioni del compositore di Bonn vengano riprese e portate fino alle estreme conseguenze.
I Romantici invece furono ben lungi dall'intuirle e comprenderle e, infatti, il materiale sonoro di queste variazioni è assolutamente romantico e nulla ha da spartire con le variazioni beethoveniane.
Solo Brahms seppe in parte cogliere quello che fu lo spirito beethoveniano e creare dei capolavori assoluti in questo genere.
Tu mi parli di progressiva rarefazione del tema ma io non riesco a coglierlo in Schumann - sempre limite mio - tranne - forse - in piccola parte nell'ultima variazione.
In Beethoven invece le prime quattro variazioni presentano un nuovo tema e il tema dell'Arietta si ripresenta invece solo nella quinta e ultima variazione per dar vita a "quell'addio per sempre " di manniana memoria.
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danielescarpetti ha scritto:
Tu mi parli di progressiva rarefazione del tema ma io non riesco a coglierlo in Schumann - sempre limite mio - tranne - forse - in piccola parte nell'ultima variazione.
difatti è così!...
Ma oltre a ciò a me lascia incantato che nelle variazioni che precedono, in tutte c'è un' aura 'tenera': non una che esibisca virtuosismo... Probabilmente è a me che ... basta poco 🙂