In questo senso, sono d'accordo con Schoenberg: l'accordo è espressione di una scala solo sul piano teorico, non su quello pratico. E infatti devo dire che non mi è mai capitato di leggere su trattati di armonia che la sesta napoletana è un diretto richiamo alla scala napoletana. Se lo fosse, dovremmo "postulare" una sorta di modulazione ogni volta che viene usata. E una modulazione non di poco conto, visto che parliamo di una tonalità minore. Ma questo non ha senso, stiamo perfino parlando di un accordo maggiore, che se inserito nella cadenza, come di solito avviene, non mi dà nessun richiamo ad un'ipotetica scala minore, né napoletana né non napoletana.
E' un problema che, per formazione, sarei portato a risolvere in maniera storica. Ma non ho informazioni in merito, non mi sono mai occupato di musica napoletana, ma magari effettivamente nel '600 c'era una scala minore napoletana su cui veniva costruito normalmente questo accordo, e visto che la musica napoletana girava per il mondo allora nel resto dell'Europa tutti sapevano della sua esistenza.
Ma se postuliamo l'esistenza e la conoscenza diffusa di questa scala, allora non possiamo limitarci a prenderne un solo accordo... oltre ad un accordo maggiore sul II grado, avremmo un accordo maggiore con quinta diminuita sul V grado (!) e una triade diminuita con terza diminuita sul VII (!!). Ora, visto che stiamo parlando di eventi collaterali non di poco conto, cioè due degli accordi più importanti che cambiano drasticamente la propria natura, secondo me la scala napoletana non è una vera e propria scala tonale. Magari veniva usata solo per questioni melodiche, o meglio, QUEL secondo grado lì veniva usato solo per questioni melodiche, e sostenuto da accordi sul II. Ma a prescindere dal fatto che tutto è possibile nella storia, io ho forti dubbi che potessero essere usati intensivamente accordi di dominante costruiti a quel modo. Cioè, una quinta diminuita al V?! In un periodo in cui si aveva ancora "paura" delle quarte scoperte?
Continuo a pensare che le cose siano andate diversamente (ma sono solo supposizioni prive di dati storici, ahimé):
1) una normale cadenza frigia, in senso modale, che parta da un bicordo di sesta minore (ipotizziamo fa-reb) può risolvere su un bicordo di quarta (sol-do), precisamente perché ci sarebbe la clausola tenorizans frigia (reb-do) e la clausola cantizans frigia (fa-sol);
2) il "nucleo" fondamentale di un accordo di sesta napoletana è la sua sesta minore, visto che è sempre in primo rivolto, e la sua risoluzione "tradizionale" è sul secondo rivolto dell'accordo di tonica, che ha la quarta scoperta;
3) è probabile, allora, che un giorno qualcuno abbia voluto replicare l'effetto della cadenza frigia ma trasportandolo in una situazione tonale, e quindi l'abbia fatto con delle triadi rivoltate;
4) la scelta della quinta maggiore era obbligata, ovviamente, visto che se no sarebbe diventata una triade eccedente;
5) e quando un giorno qualcuno si è chiesto "ma come giustifichiamo questo accordo nella teoria tonale?", e se lo sarà chiesto molto molto tardi, visto che Rameau ammetteva con tranquillità gli accordi con la sesta aggiunta (anche se, se non sbaglio, prendeva in considerazione solo le seste maggiori), allora hanno detto "costruiamolo sul secondo grado della scala napoletana e diciamo che obbligatoriamente deve stare al primo rivolto".
Un po' complicata come spiegazione, ma spero di aver beccato il punto...