Questa discussione mi pare molto interessante, anche perché mi sento chiamato in causa personalmente... non sto ad annoiarvi con la mia biografia (!), vi dico solo che fin da ragazzino ho cominciato a scrivere musica, e che per molto tempo l'ho fatto in modo del tutto "istintivo", cioè in qualche modo imitando lo stile dei pezzi pianistici che studiavo. Frequentai anche molti anni fa un anno di armonia (solo consonante), ma non ne conservo un buon ricordo, anche perché il rapporto con il maestro non fu proprio idilliaco (si tratta di un musicista senz'altro molto bravo e preparato, ma a mio avviso troppo fissato con le regole). Poi ho deciso di lasciare lo studio della musica a livello professionistico per dedicarmi ad altro (chissà, forse è stato un grave errore!), ma negli anni successivi ho continuato a comporre, sempre basandomi sulla musica conosciuta (non solo pianistica), e contemporaneamente perdentdo (purtroppo) la tecnica pianistica, che già non era impeccabile. Solo in anni recenti (ormai... ad una certa età!), mi sono stufato di fare l'ignorante ed ho deciso di cercare un maestro di composizione per rimettermi a studiare in modo più serio. In questi anni ho avuto modo non solo di fare alcune cose di armonia prima mai conosciute, ma anche di sperimentare corali, orchestrazioni, romanze per pianoforte tipo il vecchio esame di 4° anno, corali, ecc., e recentemente mi sono messo a lavorare anche sul contrappunto. Con questo maestro le cose vanno molto diversamente, non solo per la sua impressionante capacità di calarsi con estrema disinvoltura in qualunque stile, ma anche per una sua visione più relativa delle regole. Per meglio dire: è chiaro che le regole ci sono, ma sempre "relativamente ad uno stile". Non esiste l'errore in assoluto, esiste la cosa "fuori stile". Perciò, ad esempio armonizzando un corale alla maniera di Bach è opportuno rispettare certe regole semplicemente perché così' si ottiene un risultato paragonabile a quello che faceva Bach, quindi è giusto non fare una cosa "perché lui non lo avrebbe fatto". Ma le regole non sono immutabili, ciò che sembrava "proibito" in una certa epoca prima o dopo era del tutto lecito, come accade in ogni linguaggio che si evolve.
Ora, per tornare alla domanda iniziale (si può fare tutto da soli?), io risponderei "sì e no". Se tornassi indietro non aspetterei così tanti anni per mettermi a studiare sul serio, perché effettivamente certe cose si capiscono solo con una guida. Ad esempio, io in molti pezzi scritti "in gioventù" mi ponevo il problema di trovare una melodia carina e poi la giusta "successione di accordi" per armonizzarla, un po' come si fa per le canzoni; l'armonizzazione poi era quasi sempre per stati fondamentali, e solo occasionalmente usavo dei rivolti, spesso in modo un po' "strano", almeno relativamente alle regole che POI avrei scoperto. Ora posso dire di utilizzare certe risorse dell'armonia in modo più consapevole. Perciò da questo punto di vista un percorso di studi ha una sua utilità. Però vorrei pure spezzare una lancia in favore dell'"autodidattismo": io sono convinto che un diploma di composizione non faccia un compositore, come la conoscenza delle tecniche pittoriche non fa un pittore. Ci vuole un "istinto naturale" nella ricerca della melodia e nell'elaborazione delle forme, istinto naturale che ovviamente è meglio se si appoggia su una buona tecnica piuttosto che su fragili gambe, ma non può non esserci. Ma c'è un punto dal quale secondo me non si può prescindere: come non si può essere pittori o scultori senza conoscere ciò che gli altri hanno fatto, dall'antichità in poi, come non si può essere scrittori ignorando Manzoni o Balzac, così non mi pare possibile comporre senza conoscere molta musica, di varie epoche e per diversi gruppi strumentali. Non dico solo a livello "tecnico", ma proprio per il piacere dell'ascolto, come uno che si immerga nell'ascolto di una lingua per assimilarla e farla veramente "propria". In conclusione, un maestro serve, una tecnica chiaramente compresa ed assimilata serve, ma se la musica non la si conosce e non sgorga "dal cuore", tutti i bassi o i corali, gli esercizi di contrappunto o di orchestrazione che si possono fare in anni di studio non insegnano "veramente" l'arte.
Scusate per il lungo sproloquio. Un saluto a voi tutti.
Gino (Roma)