In aggiunta agli altri ricchi commenti già offerti dagli amici del forum, io vorrei far notare come una cosa che all'apparenza possa sembrare non tradizionale invece può avere riferimenti alla tradizione. La capacità del compositore si mostra anche nel decontestualizzare o “fare propri” (inglobare nella propria estetica) procedimenti già consolidati o conosciuti.
In passato mi occupai di capire come mai Bach nella fuga BWV855 avesse inserito delle battute che procedessero all'unisono (vedi 19 e 38), in effetti soluzioni per evitare questo procedimento poco contrappuntistico o comunque non proprio della fuga ce ne sono.
A mio avviso c'è una ragione molto plausibile che va ricondotta ad una certa “moda” che fu poi consolidata dalla scuola di Mannheim che portò avanti una delle "eredità" di Vivaldi (il procedere all'unisono spesso riguardava anche coro e orchestra, piaceva proprio quel tipo di "gestualità"...provate ad immaginare l'impatto visivo di un orchestra che si muove suonando le stesse note).
Infatti nelle opere di Vivaldi stesso, tipo Mgnificat e Lauda Jerusalem (doppio coro), sono evidenti questi procedimenti...Bach sicuramente a proposito della BWV855 ha subito l'influsso di Vivaldi e sappiamo bene quanto ha "trascritto" della sua musica.
Nella fuga il movimento per ottave arriva sotto forma di intensificazione, quello che avveniva anche col gesto orchestrale (chiaro, Bach usa anche altro per raggiungere questo obiettivo, ma anche il “gesto” viene usato a tale scopo).
Ecco che Simon Steen-Andersen al posto della “melodia” usa il suono, non utilizza il gesto solo per sottolineare un eventuale intensificazione ma diventa una costante del brano, anzi l’elemento portante…secondo me di fatto, un addetto ai lavori, seppur non abituato a questo genere di repertorio, non può non rintracciare questi elementi. Alla fine gli elementi evidenziati da Xenakis sono evidentissimi e perfettamente collocabili in una struttura formale di matrice “classica” . Certo, cambiano i Soggetti/Temi appunto i Materiali, la tecnica di sviluppo del materiale stesso… ma il brano presenta tutte le caratteristiche di “arte e la scienza dell'organizzazione dei suoni nel corso del tempo e nello spazio”. Definizione di musica molto generale, criticata ma anche molto concreta e forse discutibile perché in poche parole racchiude il mondo, fatto anche del brano in questione.
Poi come sempre, le capacità del musicista possono più o meno tenere viva l’attenzione e concordo con Xenakis soprattutto quando dice che tira un po’ lungo. Sicuramente quella di Simon Steen-Andersen sarà stata una scelta, però o ad un certo punto faceva accadere qualcosa o magari iniziava a giocare diversamente col materiale. Sicuramente in questo mio parere c’è una componente di gusto, io preferisco più il primo materiale al secondo, per cui mi spiace che abbia lavorato sul primo a favore del secondo assottigliandolo sino a farlo quasi sparire. Diciamo che io avrei fatto il contrario… 🙂
Vorrei anche far notare l’estrema precisione degli interpreti, la loro sensibilità nel raggiungere sfumature dinamiche molto granulari, far apparire semplici gesti strumentali spesso complessi…tipo il passaggio indicato da Xenakis intorno ai 2'10’’. Inoltre gli interpreti raggiungo una sincronia perfetta nel gesto strumentale pur essendo affiancati …appunto “accanto” (rimando al gioco di parole spiegato da Red). Insomma, senza vedersi direttamente.
Anche su questo aspetto io avrei però esteso la sincronia anche delle parti del corpo non interessate all’esecuzione…il movimento del visi (di rado le espressioni) non è sincronizzato. Da un lato può essere letto come il preservare uno degli aspetti umani, io invece mi sarei appellato alla robotica (o almeno alla “marzialità”) per rendere quello che Red definisce “loop, ironia, gestualità, astratto che diventa concreto”… anche “surreale”.