Premesso che mi ero perso il topic 🙂
Pio ha scritto:
sisifo1987 ha scritto:
a me non piace proprio, non mi trasmette niente.
Due pareri completamente contrastanti 🙂
sisifo1987 ha scritto:
Avete consigli come impararla ad apprezzare??
A quanto già detto posso dire che magari si può intanto iniziare a fare un passo indietro pensando ai Klavierstücke I-IV (1952-1953). Il primo Klavierstück, per esempio, si basa sul processo di composizione per gruppi. Con gruppo, Stockhausen intende “un numero determinato di suoni legati per mezzo di proporzioni apparentate a una qualità empirica superiore […]. Noi concentriamo il nostro ascolto sull’assieme e ne riceviamo un’impressione globale, in cui i particolari sono sufficientemente distinti perché non si instauri alcuna relazione che sia più importante di un’altra (dal che, tra l’altro, derivano i grandi intervalli e la differenza degli elementi in uno spazio-tempo minimo)”.
E’ ciò che il compositore definisce “ascolto e composizione strutturali”. Perché “ciò che resta nella memoria è il modo in cui i suoni sono messi assieme e in cui appaiono nel gruppo, più che per quanto attiene all’ordine del particolare, il singolo intervallo, il rapporto temporale isolato. Tutto ciò che è composto deve se possibile partecipare a pari titolo al processo formale, niente deve predominare, come la melodia che potremmo canticchiare o il ritmo che potremmo battere […]: Per lo stesso motivo, gli intervalli e gli accordi sono mantenuti in sospeso e a un vicino grado di efficacia”.
Di conseguenza l’immagine sonora si imprimerà, laocoontianamente, nella nostra percezione in modo tanto più pregnante “in quanto impressione strutturale”.
Secondo me questa è la chiave di lettura, non ci si può avvicinare a questi brani cercando quegli elementi che vengono di fatto negati e tipici di altre estetiche. Bisogna immergersi in questo (all’epoca o per noi) nuovo mondo e la strada migliore secondo me è comunque anche di provare a suonare questi brani, suonarli cercando di trasmettere qualcosa, far appunto imprimere questa immagine sonora iniziale e le sue modificazioni…solo allora proveremo piacere anche noi.
Giusto per capirci, non si può andare in Giappone aspettandosi di ascoltare opere che si basano il loro sviluppo sulla speculazione; probabilmente ascolteremo opere basate sulla circolarità.
Qualcuno parlava di Chopin, il preludio op 28 n. 4. Chi non l’ha studiato o provato a pasticciare? Sappiamo tutti che li il motore non sono di certo le sonorità stockhauseniane, ma se l’interprete non investe un po’ di tempo a curare ogni ribattuto, un brano di pochi secondi rischia di stufare dopo 3 battute 🙂.
Studiare questo brano (sempre di Chopin intendo), soprattutto agli inizi, vuol dire investire diverse ore per cercare di dare un senso, un fascino (ottimo Pio) a quegli accordi che altrimenti sarebbero una pizza. Rispostandoci un attimo sui Klavierstück di Stockhausen, bisognerebbe metterci la stessa passione…solo così avremmo dei benefici. Alla fine si tratta di maturare una nuova modalità d’ascolto, una volta fatto questo…il resto sarà in discesa.