Come sempre ci sono sia ragioni storiche mischiate a questioni tecniche, di scrittura e intelligibilità della partitura ma nel caso specifico anche organologiche.
Da un lato l’organo, e in particolare la pedaliera (la sua estensione e la sua indipendenza), ha avuto nel tempo evoluzioni diverse dall’altro le composizioni ,e di conseguenza la scrittura, hanno cercato nel tempo di meglio valorizzare questa evoluzione.
Scrivendo per un organo con un ottava di pedale che generalmente suona con l’unione tastiera, questo rigo non è strettamente necessario. Ci saranno poche note, in una sola ottava, e senza differenza di colore (registri) rispetto alla tastiera.
Nel caso invece si avesse a disposizione un organo con pedaliera estesa, molti registri (fra i quali quelli da 4 piedi), a parte la possibilità o meno di usare un’estensione ampia, c’è la possibilità di suggerire i registri più appropriati nell’economia del brano stesso.
Questo in modo succinto e generale, ma nel topic facevo riferimento all’orchestra, ma stesso discorso può valere per il coro, la banda e mi viene in mente anche alcune percussioni. A tal proposito il vibrafono generalmente si scrive su un rigo solo, ma se la scrittura è molto complessa è suggerito usarne due. Lo stesso vale per la banda, generalmente ad esempio si usa un rigo solo per la tromba 1 e un altro rigo per tromba 2 e 3. In una scrittura molto spinta contrappuntisticamente potrebbe rendersi difficoltosa la lettura del rigo della tromba 2,3, per cui il compositore può valutare di usare 3 righi separati per le 3 trombe. Può capitare con l’orchestra, con il coro (se hai dei divisi molto corposi, forse conviene in alcuni punti aggiungere più righi per conferire chiarezza.)
Non ha caso in questo discorso si può inserire anche la questione solisti , rigo dedicato o no? La risposta è sempre dipende.
Con queste premesse, tornando all’organo, si potrebbe scrivere un brano dove il pedale non abbia una parte rilevante per ragioni organologiche (assenza di pedaliera, pedaliera con poche note e non indipendente) o per scelta. Lo stesso Bach (ma anche Mendelssohn e molti altri) scriveva per solo manuale nonostante avesse sotto mano organi che gli potevano permettere di tutto. Per cui potrebbe non essere necessario un rigo, capisci però che se il brano fosse seriale, le uniche 5 note suonate dalla pedaliera sono strutturali e tutte le volte vuoi un colore diverso e diverso dalle parti che dai ai manuali, ecco che il rigo potrebbe comunque rendersi necessario nonostante a livello di lettura note non sarebbe necessaria, ma sarebbe appunto l’orchestrazione organistica a comandare.
Insomma, una vera regola non esiste, esiste da un lato il lavoro creativo del compositore e dall’altro l’esigenza di mettere nelle migliori condizioni l’interprete. Un lavoro complesso deve comunque risultare intelligibile.
Leggo spesso: l’ho scritto così perché sono comodo.
No, No.
Scrivere una partitura serve per comunicare il proprio pensiero agli interpreti che devono realizzarla per cui quelli che devono essere “comodi” o meglio, messi in condizione di capire appieno il proprio pensiero sono loro. Per cui non esiste un discorso di propria comodità. Ammenochè la partitura non sia un canovaccio, destinata a se stessi o stare nel cassetto per sempre, il discorso non regge.
E giusto per tornare al LAB, già postare la partitura in un forum per me vuol dire essere fuori dal cassetto.
Questo è quello che mi è venuto in mente e in modo raffazzonato ho cercato di scrivere, cosa ne dite sulla questione?