Dal mio punto, tecnicamente parlando, condivido chi cita la computer music; sicuramente la composizione assistita avrà e sta avendo un grande spazio.
Per quanto riguarda gli esperimenti di Lachenmann relativi alla defunzionalizzazione del timbro per me sono abbondantemente superati dalle possibilità di campionamento e sintesi proprie della musica elettronica dove si compone il suono pure in realtime, per cui con il gusto della performance. Questa cosa la riprenderò dopo.
E in realtà noto che si conosce Lachenmann molto per questo aspetto, ma lui scrive anche altro e la sua musica è efficace a prescindere dagli esperimenti che faceva e che mostrano un'altra tendenza.
Donatoni e le sue tecniche ormai sono belle che storicizzate...anche insegnate in alcune accademie e l'esperienza insegna che quando una cosa viene catechizzata...ormai è superata. Basta Donatonini 🙂
In effetti giapponesi e americani stanno facendo cose molto interessanti e sicuramente si stanno riequilibrando le classiche controparti: avanguardisti/tradizionalisti.
Negli ultimi 30 anni, giravano un sacco di figli del post modernismo…pian pianino, passato il morbillo della sperimentazione, molti incalliti stanno riscoprendo il gusto per la modernità nella tradizione e in questo aiuta la musica per immagini. Leggo nei post troppo la parola “post”…non a caso secondo me.
Se proprio vogliamo parlare di tendenza, possiamo dire che il mondo ormai è uno, gli occidentali prendono dall’oriente, gli orientali prendono dall’occidente. Il mondo economico ha un nuovo equilibrio (rispetto agni anni ‘80) che si gioca fra l’ingegno americano e la manifattura cinese.
Come sappiamo i mezzi (anche musicali) vanno dove ci sono i soldi…e non a caso sono stati gli studi di fonologia a permettere lo sviluppo della musica elettroacustica.
Se aggiungiamo che in un contesto sociale così coeso (che comprende tutti e non solo addetti ai lavori) la musica colta sarebbe fuori contesto…lascio dovute riflessioni anche in relazione al fatto che da un bel po' i compositori dipendono dagli interpreti e in numero sempre più maggiore preferiscono la tradizione. Come sempre il rapporto fra compositore e interprete è fondamentale, Vedi Paganini, Liszt, Berio con la moglie, tutti quelli che si sono appoggiati agli Arditti, etc.
Ciclicamente avviene che il virtuosismo dell’interprete diventa un driver, ma poi c’è sempre una fase di assestamento.
Noi siamo in questa fase secondo me…a me non commissionano brani avanguardistici, mi chiedono brani musicali, interessanti, godibili e non estremi dal punto di vista esecutivo (insomma umani). La classica frase è: “Maestro, non mi metta alla mano destra 7 note, 5 alla sinistra, una scopa nel cul… e uno straccio della polvere in bocca”.
Tornando a Lachenmann e lo dico prima a me stesso: è inutile girarci intorno, facciamo fare agli strumenti le peggio cose: c’è chi li spacca, chi gli sega le corde, chi in modo teatrale li fa suonare senza corde lasciando solo l’aspetto gestuale e l’elenco è infinto. Ma il suono nuovo è quello elettronico, per cui gli interessati a sentire/suonare gli strumenti tradizionali vogliono sentirli per quello che sono e sanno fare meglio e mi permetto di dire che oltre ad avere ragione, forse e meglio non limitarsi e completare la propria formazione approdando al campo della computer music.
Esempino: se voglio sentire un flauto...basta il flauto e non un vc che suona da flauto. Idea interessante quella di Lachenmann, appunto come avvenne per il suono con Webern (... chi se lo fila oggi? Interessante ma si è estinto nella sua aforisticità...uno vuole "mangiare" la carne e non solo le ossa, lo scheletro) o Cage al contrario, il silenzio interrotto dal suono...oggi conta la musica o la filosofia?
Comunque sia tutto questo non mi vieta di togliermi degli sfizi…appunto….
Sono tutte cose che possono far riflettere…pensieri in libertà.