pianoexpert ha scritto:
Tutti e due i video sono bellissimi. La sonata è difficile, a dispetto di chi sostiene che sia "facilina". Kempff è leggermente in difficoltà, ma anche Arrau accusa qualche "piccola difficoltà". Comunque grandi tutti e due, perché danno una impronta diversa e personale di questa sonata, che ascoltiamo da moltissimi pianisti sempre in "intendimento" diverso. Cambiando l'interpretazione e soprattutto il tempo, del terzo movimento, la difficoltà cambia. Le quartine dovrebbero avere poca accentuazione, ma questa le rende più sicure e più chiare all'ascolto. Cortot diceva che gli accordi dopo la salita delle semicrome dovrebbero arrivare come due "lampi" a ciel sereno! Quindi l'effetto si crea meglio se si risparmia energie e si suonano le quartine senza forza, ma con chiarezza. Conviene esercitarsi spostandosi rapidamente sulla posizione di ogni quartina come se si dovessero suonare gli accordi. Tutti e due i pianisti lo fanno, anche se ci sembra visivamente che spostino la la mano progressivamente nota su nota. E' la visione mentale che ci deve aiutare a trovare le giuste posizioni, rapidamente, in anticipo, per far sì che le dita siano sui giusti tasti prima possibile. Notare l'inevitabile rotazione del passaggio "spezzato" forte ( polso alto). Così la rotazione deve essere usata nel tremolo di ottava al basso sul punto che ti affatica. Anche quando il tema, nello sviluppo, viene esposto dalla sinistra, la destra deve suonare tranquillamente in rotazione. Quando si deve rinforzare, conviene un poco alzare il polso e renderlo meno flessibile con l'avambraccio. La spalla aiuterà il movimento "stancante". Anche gli accordi dell'episodio prima della ripresa, accompagnati dalle ottave spezzate al basso, si legano sospendendo braccio e avambraccio e servendosi della spalla. Cioè, le dita sono le ultime a lasciare i tasti e tutto l'apparato dita-mano- avambraccio- braccio viene spostato dalla spalla. Il polso deve essere flessibile e permette alla mano di "molleggiare lentamente".Una mano molto grande può legare di più con le dita. Kempff lo fa u po'. Gli accordini staccati che seguono, che ripetono e imitano il precedente disegno degli accordi legati, possono creare problemi di "contatto" con la tastiera. Non bisogna pensarli troppo staccati. Il "non legato" è sufficiente. Allora dobbiamo, a mio avviso, creare un piccolo e ripetitivo movimentino di rimbalzo, vicini alla tastiera; movimentino che si ottiene con il polso piuttosto fermo. Il rimbalzo è creato dall'avambraccio. Non bisogna pensare alla diversa posizione delle dita su ogni accordino. Bisogna pensarli come se le note fossero sempre le stesse. Non vorrei creare "scandalo", ma all'inizio conviene pensare più al movimento che alle note. Ci accorgeremo pian piano che impareremo a "metterci " le note giuste privilegiando il giusto"gesto" ripetitivo, senza modificarlo.Attenzione a dare importanza agli accenti deboli, questo aiuterà. Naturalmente niente rigidezza muscolare, anche se all'inzio, studiando, avertiremo un suono non troppo appropriato.
Insomma, con le sole parole è difficile da spiegare, spero di essere stato utile. Ora con queste indicazioni proviamo a rivedere il video. Kempff ci fa vedere questo passaggio, Arrau no, ma riusciamo ben ad immaginarlo.
Se capiterà, cercherò di illustrare questo difficile passo della sonata in Video
Carissimo Maestro, mille grazie.
Sei sempre molto disponibile e si nota dalle tue parole che ci metti davvero del tuo nel dare consigli, sei una risorsa preziosa e rara.
Ora concordo con te nella difficoltà intrinseca della sonata, anch'io ne ho trovati tanti di quelli che la ritengono "facilina", anzi, ti dirò ritengono il primo tempo veramente difficile dal punto di vista interpretativo, ma, per il resto, ritengono superficialmente il terzo tempo come di difficoltà da 5° anno di Conservatorio, a significarne la "facilità" .
Bene, mi piacerebbe sentirlo suonare da questi "saccenti" il terzo tempo, invece il massimo che vedo sono due consigli banali a velocità limitatissima, che non dimostrano nulla.
Posso essere d'accordo per quanto riguarda l'interpretazione, tema sul quale mai si potrà porre la parola fine, ma una volta interpretato "magistralmente", se non si risolve il terzo tempo (per il quale io ritengo ci siano difficoltà di vario grado, piuttosto che emettere un giudizio tranciante), suonandolo con la "sicurezza" che richiede, cosa si vuol suonare? Sempre e solo il primo tempo, come fanno i molti dilettanti allo sbaraglio?
Poi, vogliamo parlare del secondo tempo? No, e perchè? Anche questo ha la sua difficoltà di carattere interpretativo, e notevole, se lo vogliamo eseguire bene, anzi, ti dirò, a mio parere rappresenta un enigma nel contesto dell'intera sonata, da questo punto di vista.
Siamo seri, stabiliamo un livello di serietà negli studi musicali, dopodiché ne parliamo.
Ma venendo a noi, Maestro, ho letto con attenzione quanto scrivi, e, devo dire che l'unica differenza sta nel "movimentino che si ottiene con il polso piuttosto fermo", quello degli accordini con la mano destra, da 4:04 a 4:08 del video di Kempff (4 secondi!!!).
Io invece sono solito eseguire quel passaggio di polso.
Ora, mi chiedo, se sia davvero questa la chiave e come sia possibile che questa differenza possa far scaturire un problema nell'altra mano, la mano sinistra.