Se avessi di fronte Ciccolini sarei tentato di dirgli che di Verdi non ha capito nulla e che se conosce solo «Va' pensiero» e l'«Addio, del passato» è un problema suo: continuasse a suonare la sua musica francese e lasciasse stare certe considerazioni... Ma, visto che tu hai chiesto chiarimenti, rispondo a te e per rispetto a te, cercando di spiegare perché considero le opinioni di Ciccolini non solo banali, ma dettate da una ignoranza di fondo (rispetto alla materia in questione, ovviamente) che non gli fa davvero onore. Vado con ordine.
DanielePiano ha scritto:
AC : ...E invece, vogliamo parlare di Verdi? C'è qualcuno che ha il coraggio di dire le cose come stanno? Delle sue qualità melodiche, che vengono fuori rarissime volte, degli accompagnamenti per gli archi che sono davvero banali? Non dimentichiamo che dello stesso periodo è il signor Wagner, che scrisse ben altro. Sono cose che vanno dette, piacciano o no! <<Addio, del passato>> [canta da Traviata] è veramente molto bello ma l'aria del tenore del secondo tempo è qualcosa di insopportabile, e così anche altre. Inoltre Verdi scriveva molto male i cori: Và pensiero è una banale forma di unisono, ed è tempo di dirle queste cose.
Che rivelazione! «Va' pensiero» è all'unisono! Meno male che ce l'ha detto Ciccolini... ma scherziamo? Dunque, tanto per iniziare andrebbe detto che Verdi scrisse quel coro per rappresentare, dietro la metafora degli ebrei oppressi, il popolo italiano, scrisse per essere capito e ricordato, ed ottenne lo scopo (il giorno dopo la prima, nelle strade si cantava già «Va' pensiero» e sui muri scrivevano Viva V.E.R.D.I. quindi...). Seconda cosa, Nabucco è una delle prime opere che Verdi scrisse e senz'altro non è, compositivamente parlando, la migliore; ma parlare di «Va' pensiero» e non dire dei cori di Macbeth, dei cori di Otello, della scrittura orchestrale di Don Carlo e del Simon Boccanegra, be', è quantomeno pretestuoso. In ultimo, va detto assolutamente che Verdi è un uomo di teatro fino al midollo e che le sue soluzioni, grezze o meno che siano (e, certamente, se parliamo delle primissime opere, una certa grezzezza c'è, ma non l'ha scoperto Ciccolini), sono pensate per stare sulla scena e, soprattutto, per essere viste e sentite insieme al loro contesto musicale e drammaturgico! Ascoltare «Va' pensiero» da solo non ha senso, come non ha senso ascoltare l'«Esultate» dell'Otello se prima non si è ascoltata la scena della tempesta con il coro tremendo «Dio, fulgor della bufera!!!», come non ha alcun senso ascoltare «O mio rimorso, infamia...» della Traviata (a quella penso si riferisca Ciccolini) se non si viene dalla scena in cui Alfredo è venuto a conoscenza dei sacrifici fatti da Violetta per poter stare con lui... Che poi, "in assoluto", quell'aria (che non è un'aria, comunque, ma una cabaletta, così "tanto per") non sia un capolavoro è fuori discussione, ma non stiamo parlando di un lied che inizia e finisce e che esaurisce quindi la sua funzione drammatica nella sua esecuzione: una cabaletta ha nell'opera ragioni drammaturgiche imprescindibili.
DanielePiano ha scritto:
DC : Forse era una scelta voluta, penso per un effetto drammatico.
AC : E io penso di no. E Rossini? Nella sua musica c'è una confusione tale che quando lo ascolti a momenti non sai più se è il Barbiere di Siviglia o L'italiana in Algeri, sempre la stessa cosa col crescendo finale. Ma basta! Beethoven lo odiava, si dice che un giorno gli abbia detto: «Mi raccomando scriva ancora due o tre Barbiere di Siviglia...»
Dunque l'interlocutore c'ha pure provato a farglielo capire, ma lui «pensa di no», mentre è proprio così. «Va' pensiero», in quel momento, rappresenta, anche grazie all'effetto dell'unisono, il raccoglimento del popolo. Questo, evidentemente, a Ciccolini sfugge, ma è un suo limite. Quanto a Rossini, ci sarebbe da dire che il modo in cui Rossini e i suoi contemporanei scrivevano le opere era molto particolare e diverso da un'idea di creazione artistica perenne cui ci siamo assuefatti. Le parti principali erano naturalmente scritte ex novo, ma all'occorrenza si "riciclavano" parti di altre opere (delle quali, non esistendo il cd, né la radio, era difficile che il pubblico si ricordasse con la puntualità cui noi siamo abituati). Il cliché del crescendo, con buona pace di Ciccolini, è un espediente teatrale riuscitissimo, del quale non direi che sia vero che Rossini abusava. Rossini, come Verdi, era un genio. La ripetitività la si trova anche in molta musica di Mozart (prendete le sue sinfonie, tutte, e ditemi se non trovate pagine "autoscopiazzate", ma che c'entra?). Che Beethoven lo detestasse è una cosa che Ciccolini desume da una frase che lui interpreta a suo piacimento (e che tra l'altro «si dice che Beethoven abbia detto»). Ma io propongo un'interpretazione diversa, a dimostrazione del fatto che, in musica come in italiano, apire occhi e orecchie è sempre cosa ben fatta. Ciccolini interpreta quello «scriva altri due o tre "Barbiere di Siviglia"» come una sottolineatura del fatto che tutte le opere di Rossini siano uguali. E se invece avesse voluto dire (ammesso che l'abbia detto) «mi raccomando, scriva altri due o tre (capolavori come il) Barbiere di Siviglia»? Interessante no? Se uno avesse detto a Puccini «le auguro di scrivere altre due o tre Bohème» nessuno avrebbe pensato ad una frase con risvolto negativo...
DanielePiano ha scritto:
DC : Perchè allora hai registrato i Péchés de Viellesse?
AC : Perchè me l'hanno chiesto, era una commande, tutto qui, un disco di routine. Rossini ha fatto diverse raccolte per pianoforte che non valgono molto, solo una di queste è un po' più divertente. La Emi voleva tentare la stessa operazione riuscita con Satie. Ma Rossini non ha funzionato perchè Satie ha qualcosa che Rossini non ha.
Certo, e Satie non ha scritto né il Barbiere di Siviglia, né il Guillaume Tell, se è per questo... A parte tutto, i Pechés de vieillesse sono straordinari: se non li conoscete ascoltene qualcuno, sono davvero pezzi deliziosi. Per concludere, non è assolutamente vero che le doti musicali di Verdi e Rossini fossero mediocri, ma non perché lo dico io: lo dice la storia della musica, che, tra parentesi, attribuisce molto più successo ai due musicisti in questione che non a molti di quelli affrontati da anni e con indubbia passione da Ciccolini che, loro sì, non hanno doti che invece si trovano in Verdi e Rossini.