«Visto che la musica è fatta anche di codice e sintassi trovo appropriato parlare di linguaggio anche se c’è da dire che è connotata ma non denota, può avere più sensi ma nessun significato» (Frank)
«Secondo me per apprezzare una cosa non bisogna per forza conoscerne il meccanismo» (Frank)
Daniele dice «meraviglia». Posso condividere la sua impressione, precisando un po’ la mia. Per me si tratta della meraviglia di chi, in un ambiente completamente buio, è attratto ora qua ora là, da un rumore o da un odore che non ha mai sentito. E si sente un po' a disagio. (Luca)
Ma guarda. Il brano di Schoenberg è esemplare nel senso canonico del termine ed è un must per chi vuole conoscere la dodecafonia e la sua storia. Anche lui ha avuto la sua reazione, ci sono altre opere da spulciare più recenti…
Mi permetto di chiederti cosa ti ha colpito maggiormente per farti spendere l’aggettivo: “Meraviglia” (non che non condivida) (Frank)
Allora partiamo dal fatto che chi scrive è, innanzi tutto, un quasi analfabeta della musica e che, ancor di più, è assolutamente ignorante circa i meccanismi della dodecafonia.
Fin da bambino, quando mio padre mi diede i primi due dischi di musica classica – si trattava, pensate un po', di due 78 giri, uno con due brani da “Il lago dei cigni” di Čaikovskij e l'altro contenente le “Danze polovesiane” da “Il principe Igor” e lo schizzo sinfonico “Nelle steppe dell'Asia centrale” di Borodin – ho affidato il tutto a come il mio orecchio trasmetteva quei suoni al cervello e, da questo, ne usciva il mio giudizio.
Ne è passata di acqua sotto i ponti ma, nonostante tutto, quello che ancora prevale nel mio giudicare è legato a questo mio istinto.
Ancora più di Luca quando le prime volte alla radio ascoltavo la musica dodecafonica e ancor più post-weberiana, la trovavo assurda e inascoltabile. Ma contemporaneamente pensavo: se grandi interpreti, a cominciare da Abbado e Pollini, dedicano ad essa tanto spazio, evidentemente sono io ad essere in errore.
In quegli anni poi, fra di noi, si parlava molto del fenomeno Luigi Nono, che attraverso la sua musica, aveva incentrato il suo impegno ideologico e militante.
La mia testardaggine mi ha costretto dunque a perseverare, ma debbo confessare, che prima di arrivare a loro, ho dovuto affrontare e digerire interamente e ampiamente il “terzo stile” beethoveniano, che allora mi “terrorizzava”. Beethoven, fin dall'ascolto della Quinta a nove anni, fu ed è l'amore musicale della mia vita, ma fino a 25 anni circa, per me Beethoven, a parte la Nona e la Missa Solemnis, fu sostanzialmente quello del primo e secondo stile. Come i romantici insomma! 🥷
Taglio corto e oggi, sapete che cosa anche mi fa gridare “meraviglia”? È la meraviglia di come questa musica... anzi. di come tanta della musica del secolo scorso mi trasmetta quel piacere enorme che provo nell'ascoltare la musica degli altri secoli. Oggi questa musica è accettata dalle mie orecchie con la stessa facilità con cui potrei ascoltare una grande opera del passato remoto.
Oggi, ho bisogno di questa musica, almeno quanto ho avuto bisogno di ascoltare per non so quante volte consecutivamente la “Passione secondo Matteo” di Bach in vinile diretta da Karl Richter e le Nove sinfonie, sempre in vinile, nell'edizione del 1977, dirette da Karajan, nei mesi scorsi.
Questa, Frank è la “MERAVIGLIA” per me, scoprire che questa musica, pur nella sua differenza di regole e linguaggio, mi emoziona quanto tutta l'altra! L'ho fatta mia e ne sono tanto felice! Non so...? Ho quasi l'impressione, ogni volta che riesco a fare mio, un qualcosa che fino a quel momento mi risultava ostico, di avvicinarmi di un millimetro a quella veritàaaaaaaa di cui il grande Cesare Zavattini, parlò in un suo film degli anni 80. 🙄🙂
Ciao e grazie a voi!