“Ora: egli era sicuramente soggettivo nel far musica in quanto ogni battuta da lui scandita era mediata dalla sua sensibilità, sviluppata fino ad un'altezza straordinaria. Mai però in lui la SOGGETTIVITA' si è messa in mostra per amore di se stessa. Era invece disciplinata sulla rappresentazione dell'oggetto. Si trattava, per lui, di rianimare il momento soggettivo in quei testi nei quali esso si è insinuato e non di far emergere all'ascolto se stesso, la sua fortuita emozione individuale”
[T.W. Adorno che parla di Furtwangler]
Queste parole dovrebbero far riflettere sulla funzione e il valore degli interpreti.