Ascoltando questo brano di Steve Reich:
(penso sia la prima esecuzione francese per quartetto d'archi e suoni registrati)
Mi sembra la classica minestra riscaldata delle vecchie idee di Reich, non vorrei dire un'eresia ma mi è sembrata brutta e inutile.
Sul WEB ho trovato questo articolo...magari l'avevate già letto:
http://spettacoli.tiscali.it/articoli/musica/11/11/10/steve-reich-wtc-911.html
"Wtc 9/11": il requiem di Steve Reich per le Torri Gemelle e il mondo in frantumi
di Cristiano Sanna
Wtc come World Trade Center, ma anche come World To Come, il mondo che verrà, quello che viene plasmato dopo la caduta delle Torri Gemelle. Wtc 9/11 è il titolo dell'opera più recente di Steve Reich, il suo requiem per le vittime dell'attacco al simbolo dell'America capitalista, con il suo corollario di sogni e incubi. Il brano è eseguito dal Kronos Quartet, gli archi interagiscono con voci campionate e trattate elettronicamente, estratte da frammenti di conversazioni (passanti sotto le torri colpite, controllori di volo, giornalisti televisivi, soccorsi in azione tra il fumo e le macerie, gli stessi vicini di casa del musicista). Queste voci guidano la tessitura sonora e "costringono" ad obbligati e unisono gli strumenti ad arco. Una formula già utilizzata da Reich e dal Kronos Quartet in Different Trains, l'album del 1988 che secondo i detrattori è di gran lunga superiore a Wtc 9/11.
Troppo limitata la durata - La maggiore critica mossa a questa nuova opera del maestro americano del minimalismo è che i poco più di 15 minuti non bastano a sviluppare adeguatamente il materiale sonoro in tutte le sue potenzialità. Chi scrive fa la parte dell'avvocato del diavolo col cappellino perennemente in testa, cioè il signor Reich: e se fosse proprio questa stringatezza la forza del requiem per nastro trattato ed archi? L'apertura, la prima parte di Wtc 9/11, con i segnali di mayday, le urla, la concitazione degli obbligati ritmici, rende già da sola il peso della tragedia e l'inquietudine per ciò che sarebbe arrivato dopo. Il mondo va di corsa, dire le cose senza inutili lungaggini diventa una priorità, sembra suggerire Reich, e infatti il ritmo incalzante delle composizioni si distende solo nel finale, con le preghiere in ebraico che si innalzano tra il fumo e le grida di dolore, prima che la pulsazione del ritmo torni a ricordarci che il terrore, l'angoscia, ci seguiranno da vicinissimo per molto tempo ancora.
Nessuna novità - La potenza delle riflessione e dell'evocazione, in Wtc 9/11, è tale proprio per la stringatezza. Ma certo scontenterà tutti coloro che si sarebbero aspettati uno svolgimento più eclatante. Ciò che invece manca totalmente, in questo ritorno discografico dell'autore di Drumming e Piano Phase, è la novità. La seconda parte dell'album, divisa tra Mallet Quartet e Dance Patterns, scritti anni fa per l'ensemble So Percussion e per i registi-coreografi Anne Teresa de Keersmaeker e Thierry de Mey, non fa che ripetere stilemi e schemi compositivi inaugurati oltre trent'anni fa dal maestro americano. Piccola nota in calce: la prima copertina di Wtc 9/11 che ritraeva il secondo aereo diretto verso le torri, uno scatto di Masatomo Kuriya virato in seppia, ha provocato un vespaio di polemiche presso la comunità accademica. E' stata giudicata "la più brutta copertina mai usata per un disco di musica classica", fino a quando Reich ha fatto cambiare foto. Cosa si aspettavano: il maestro al piano, patinato e pettinato stile Deutsche Grammophon? Vedi alla voce: i soliti parrucconi.
10 novembre 2011
..... che dite?