quello che segue è l'incipit del I movimento - quartetto d'archi N° 3 di Bartòk:
qualcuno di voi (violoncellisti e/o compositori più esperti di me) saprebbe chiarirmi la scrittura del violoncello?
A me sembra che sia un bicordo, di cui la nota più grave (il do#) è un suono 'normale', mentre il secondo dovrebbe essere il re (alto, taglio in gola, fuori dal rigo in alto), scritto in piccolo che dovrebbe indicare il suono d'effetto; mentre il rombino sul terzo rigo indica la corda sulla quale si deve realizzare l'armonico. Quindi deduco che così com'è scritto, si tratta di un ARMONICO NATURALE: la corda interessata dovrebbe essere la IIa; mentre il numero IV dovrebbe far riferimento al do# che si dovrà appunto realizzare sulla IVa corda.
Allora, gli armonici sfruttabili dagli archi sono i primi 6, in realtà gli apprezzabili per il vc sono solo i primi 5...il sesto è sostanzialmente inefficace.
In successione abbiamo:
- 1: fondamentale
- 2: ottava
- 3: quinta
- 4: ottava
Quindi nel caso specifico: re re la re
Sulla partitura c'è scritto di sfiorare la corda vuota di re ma non c'è specificato in quale determinato punto.
Però ci sono un paio di grafie, il rombo sulla corda e tra parentesi la nota da emettere oppure il rombo e il numero di armonico. La cosa "strana" (ma strana non è) è che qui il numero è scritto in numeri romani, per cui di solito si intende il numero della corda.
Allora riassumento, il IV indica di suonare il do# con la quarta corda (che potrebbe essere pure eseguito dalla terza, ma Bartòk evidentemente preferiva altre sonorità)
C'è un armonico naturale da ricavare sfiorando la seonda corda (re) ... il re dell'ottava centrale dovrebbe essere il risultato dell'armonico (2) che però dovrebbe figurare tra parentesi. Ignoranza mia, magari Bartòk le segnava così, senza parentesi
Il do# sulla quarta corda lo si può fare in sesta posizione al pari del re sulla seconda corda.
Per cui essendo la stessa posizione, dovrebbe essere abbastanza agevole. Poi considera che sei verso la parte alta dello strumento, dove le corde sono più strette.
La butto lì: se l'armonico invece di farlo sul re lo facessimo sul sol sarebbe comunque un armonico naturale (si produce sfiorando il re sul sol vuoto) e questo consentirebbe di suonare il do# sulla 4. corda e l'armonico sulla terza... 😉 quello che spiazza è che Bartok non sembra usare in questo caso la grafia convenzionale per gli armonici, che consisterebbe nell'indicare, in nero, la nota "corda vuota" sulla quale va prodotto l'armonico, con la losanga la nota da "premere" e infine in piccolo la nota risultante. Qui manca l'indicazione in nero della corda vuota, ma c'è quel IV in numeri romani sotto al do#: non ci sono molti dubbi su dove si debba produrre l'armonico, perché non si può saltare una corda per suonare quel passaggio.